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Archeologia

La rivelazione: «Ho scoperto una nave nuragica sepolta sotto lo stagno di Cabras»

di Claudio Zoccheddu
La rivelazione: «Ho scoperto una nave nuragica sepolta sotto lo stagno di Cabras»

Il geofisico Ranieri: «Con i miei dati posso stampare in 3D la città di Mont’e Prama»

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Sassari Due terabyte di dati che svelano nuove scoperte e accendono la luce sul passato della collina di Mont’e Prama e dello Stagno di Cabras. Tradotto in un linguaggio analogico, due terabyte equivalgono a 1,1 miliardi di pagine di un libro, oppure a 500mila fotografie di alta qualità o, ancora, mille ore di video ad altissima definizione. In parole povere, un’impressionante mole digitale da cui si potrebbe stampare in 3D un modello della città dei giganti e del sistema di nuraghi che la proteggeva quando lo stagno di Cabras era un lago di acqua dolce. Oppure, con una ricostruzione così precisa e con l’uso della realtà aumentata, si potrebbe costruire un ambiente virtuale visitabile con gli occhiali speciali che rendono possibili queste esperienze. Tanta roba, per dirla in termini poco scientifici. In sostanza, considerate le basi geologiche, le ricerche sul campo incrociate con le indagini topografiche sulle mappe degli ultimi 600 anni, è un lavoro che meriterebbe le luci della ribalta, anche perché lo studio è firmato da uno scienziato che ha già scritto la storia recente di Mont’e Prama ma che, ormai da anni, è sparito dai radar istituzionali.

Il lavoro del geofisico Ranieri

Gaetano Ranieri, geofisico di fama mondiale, è stato il co-protagonista dello scavo nel 2014, quello che ha riacceso all’attenzione sui giganti del Sinis. Il suo georadar aveva fatto il giro dei media nazionali e internazionali, i suoi ritrovamenti avevano un’eco mondiale, le sue scoperte erano la parte più affascinante dei convegni dedicati all’archeologia e alla geofisica applicata ai beni culturali. Poi, all’improvviso, sul lavoro del geofisico cagliaritano è calato il silenzio. Al punto che Ranieri presenterà le sue nuove indagini oggi 14 ottobre a Bari, al prestigioso Metrology for Archaeology and Cultural Heritage. «Cos’è successo? Non ne voglio parlare – glissa il professore –. Qualcuno è arrivato a dire che racconto sciocchezze non conoscendo neppure il contenuto di quello che avevo detto. Lasciamo perdere. Io non passo a Mont’e Prama dall’ottobre del 2015 da quando ho visto le ruspe apparire su in cima alla collina». Ranieri, però, non ha lasciato perdere. Negli ultimi anni ha continuato le sue ricerche e nel 2025 ha annunciato la presenza di sei nuraghi nascosti dal fondo melmoso dello stagno di Cabras. Questa volta il geofisico è convinto di aver individuato qualcosa di altrettanto stupefacente: «Una nave nuragica pressoché integra, una con il bordo che ancora si legge e forse altre imbarcazioni capovolte o spezzate».

Sub-bottom e georadar: le nuove scoperte

Sono gli ultimi risultati del lavoro fatto con il sub-bottom profiler, uno strumento che ha disegnato il sottofondo dello stagno e che lui chiama “penetratore di fanghi”. In sostanza, è un sonar che si usa in geofisica per le ricerche petrolifere a cui è stata ridotta la potenza e che è stato montato sotto lo scafo di una barca da pesca con cui si è “scandagliato” lo stagno su e giù per circa 120 chilometri, “scendendo” fino a 12 metri sotto il livello dell’acqua. I risultati stanno venendo a galla piano piano: «Se esistesse una stampante 3D abbastanza potente, potremmo ricostruire con precisione quello che si è trovato nei sedici ettari ed oltre di Monte Prama e anche nello stagno. In realtà potrei farlo anche adesso, costruendo piccole porzioni e poi unendole come se fossero i pezzi di puzzle. Fondendo le rilevazioni del sub bottom profiler a quelle del georadar – spiega il geofisico –, con la realtà aumentata potremmo ricostruire un percorso visitabile nella Mont’e Prama del passato e nello stagno di Cabras, quando quattromila anni fa era un lago d’acqua dolce protetto da nuraghi che, ancora oggi, sono interi. Perlomeno uno, di cui sono sicuro». Quando parla del “suo” nuraghe, Ranieri supera anche il concetto giuridico del ragionevole dubbio: «Certamente. Parliamo di una struttura integra, con la cupola e terrazza. Altre invece sono in parte mischiati ad alti detriti, ma sostanzialmente uguale a quelli rappresentati nei modelli ritrovati proprio a Mont’e Prama, cioè davanti allo stagno. Al giorno d’oggi non esistono nuraghi integri. Sono tutti danneggiati, forse da eventi climatici estremi». Rispetto alle rivelazioni dello scorso anno, quando Ranieri annunciò le sue scoperte, il geofisico aggiunge un altro dettaglio affascinante: «I nuraghi, e l’avevo scritto già nel 2002, sono strutture impermeabili, termicamente isolate. Significa che un tempo esistevano 7mila nuraghi in cui era possibile vivere confortevolmente con qualsiasi temperatura esterna, sia calda sia fredda, in grado di offrire anche un riparo sicuro dalle intemperie Forse addirittura erano le prime costruzioni al mondo a proporlo». Sempre che le stesse intemperie non fossero troppo violente: «L’ho già detto qualche tempo fa, rifacendomi agli studi del climatologo Cliff Harris, dell’Università dell’Illinois, e il meteorologo Randy Mann, dell’Università di Melbourne o quelli più recenti da Cline della Princeton University, da Manninger ed altri studiosi della Cornell University proposti su Nature due anni fa. Sono convinto che dietro la fine della civiltà nuragica, e alla base dei danneggiamenti comuni a tutti i nuraghi, ci sia un grave evento catastrofico. Difficile dire con certezza quale, se un terremoto (la Sardegna però è una regione poco sismica), un’esplosione vulcanica visto il gran numero di sorgenti termali nella parte ovest dell’isola, un degassamento tipico di paleo stagni e paludi, un’alluvione (forti piogge), una frana. Possiamo solo fare qualche ipotesi». Qua il ragionevole dubbio esiste e resiste. Per il resto della storia, invece, Ranieri dice di poter agire con precisione e di essere in grado di indicare la posizione dei nuraghi sommersi sfruttando le sue rivelazioni e i suoi dati, entrambi custoditi gelosamente e protetti dal diritto d’autore. Dice anche di avere un’idea di come risolvere il quesito principale, cioè quando la civiltà nuragica avrebbe affrontato la catastrofe. C’è un però: «Spesso le mie idee e i miei studi sono state sfruttate da altri e spesso, anzi sempre, ho lasciato perdere». Ora, però, i tempi sembrano cambiati.

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