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Sardegna, allarme povertà e rinuncia alle cure: i numeri di un’isola in difficoltà

Sardegna, allarme povertà e rinuncia alle cure: i numeri di un’isola in difficoltà

L’analisi annuale sul benessere equo e sostenibile in Italia. L’isola nelle ultime posizioni per quanto riguarda i redditi, l’istruzione e le risorse idriche

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Sassari In Sardegna più di una persona su quattro è a rischio povertà. Il 26,1% dei residenti, contro il 18,6% della media italiana: quasi otto punti di distanza che testimoniano una delle principali difficoltà dell’isola. È uno dei dati che emergono dal Bes, il rapporto sul benessere equo e sostenibile 2026 dell’Istat.

I redditi

Il divario economico si misura anche nelle risorse a disposizione delle famiglie. Nel 2024 il reddito disponibile lordo per abitante era di 19.870 euro, contro i 23.155 della media italiana: oltre 3.200 euro di differenza. Non è soltanto una questione di quanto si guadagna, ma anche di quante persone riescono a lavorare e con quali condizioni. Nell’isola è occupato il 62,3% dei residenti tra 20 e 64 anni, oltre cinque punti in meno del dato nazionale. E tra chi un impiego ce l’ha, il lavoro a tempo parziale non scelto è più frequente: riguarda il 12,4% degli occupati e arriva a una donna su cinque. La difficoltà non è solo trovare un impiego.

L’istruzione

A rendere più difficile il recupero del divario è soprattutto la situazione dell’istruzione. Il problema è ben visibile già alla fine delle scuole medie, quando quasi sei studenti sardi su dieci non raggiungono competenze adeguate in matematica. Anche nella comprensione dei testi i livelli insufficienti riguardano più della metà degli alunni. Le conseguenze si vedono dopo: il 13,6% dei giovani tra 18 e 24 anni lascia precocemente gli studi, contro l’8,2% nazionale. E tra i 25 e i 34 anni meno di un sardo su quattro possiede un titolo universitario o equivalente. Il dato incoraggiante arriva prima dell’inizio del percorso scolastico: i bambini che frequentano il nido sono proporzionalmente più numerosi rispetto al resto del Paese.

La sanità

Le difficoltà non riguardano soltanto redditi e istruzione. L’accesso alla sanità è uno dei punti più critici del rapporto. Nel 2025 il 19,5% dei sardi ha rinunciato a una visita specialistica o a un accertamento diagnostico necessario, più del doppio del valore nazionale. È il primato negativo nazionale, in peggioramento dal 17,2% del 2024. A incidere sono le liste d’attesa, i costi e gli ostacoli per raggiungere le strutture. Anche l’assistenza domiciliare agli anziani è meno diffusa della media italiana. Il quadro sanitario non è però tutto negativo: la speranza di vita, per esempio, è di 83,1 anni, poco sotto gli 83,7 nazionali.

Siccità e risorse idriche

Un’altra fragilità riguarda l’acqua. Nel 2025 la Sardegna ha registrato 53 giorni consecutivi senza precipitazioni significative, più di qualsiasi altra regione. Nello stesso territorio, secondo i dati del 2024, le reti comunali disperdono il 53,2% dell’acqua immessa. Siccità e reti inefficienti si sommano. Sul fronte ambientale ci sono però risultati di segno opposto: oltre nove sardi su dieci vivono in Comuni che hanno superato il 65% di raccolta differenziata, una quota molto superiore a quella italiana. Anche la qualità dell’aria presenta indicatori favorevoli.

I punti di forza

Non mancano altri punti di forza. In Sardegna ci si sente più sicuri che nella media del Paese: il 66,7% delle persone dichiara di poter camminare da solo al buio nella zona in cui vive senza sentirsi in pericolo. Sono più numerosi anche coloro che possono contare sull’aiuto di qualcuno in caso di necessità. E la copertura della rete Internet fissa ultraveloce ha registrato nell’ultimo anno l’aumento più consistente tra le regioni, pur restando sotto il livello nazionale. L’ultimo dato è forse il più positivo il 34,3% dei sardi pensa che la propria vita migliorerà nei prossimi cinque anni, la quota più alta d’Italia. Una fiducia che viene espressa nonostante i redditi bassi, le difficoltà nelle cure e i ritardi scolastici.

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