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Sardegna, assalto alle coste: è la regione italiana che consuma più suolo vicino al mare

di Massimo Sechi
Sardegna, assalto alle coste: è la regione italiana che consuma più suolo vicino al mare

Primato nazionale per le nuove superfici artificiali lungo il litorale: 43 ettari nei primi 300 metri dalla costa e altri 73 entro un chilometro. I dati Ispra

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Sassari La Sardegna consuma meno suolo, ma lo consuma sempre più vicino al mare. Nel 2025 nessuna regione italiana ha visto crescere tanto il suolo consumato lungo la costa: 43 ettari nei primi trecento metri dal mare e altri 73 nella fascia fino a un chilometro. È quanto emerge dall’ultimo rapporto annuale sul consumo di suolo di Ispra che assegna all’isola il primato in entrambe le fasce. Un terzo di tutto il nuovo consumo italiano entro trecento metri dal mare si è concentrato nel territorio sardo.

La classifica

Eppure la Sardegna resta una delle regioni con meno suolo consumato d’Italia: edifici, strade, piazzali e altre superfici artificiali coprono il 3,4 per cento dell’isola, meno della metà della media nazionale, che è del 7,2 per cento. Solo Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige e Basilicata fanno meglio. Nel complesso, nel 2025 la Sardegna ha consumato 445 ettari di suolo per edifici, strade, piazzali, cantieri e impianti, contro i 677 del 2024. Ma sei ettari su dieci consumati nell’isola, come detto in premessa si trovano entro dieci chilometri dal mare, mentre nella media nazionale è uno su quattro. C’è da dire che lungo la costa la Sardegna parte da una situazione migliore di molte altre regioni. Nei primi trecento metri dal mare il suolo già consumato è meno di un ettaro su dieci. Nella media italiana è quasi uno su quattro, in Liguria quasi uno su due. Tra trecento metri e un chilometro dal mare, però, la Sardegna è anche la regione in cui il suolo consumato è cresciuto più in fretta nell’ultimo anno. Bisogna ricordare anche che consumo del suolo non significa per forza nuovi edifici, l’Ispra conta anche strade, parcheggi, piazzali e cantieri.

Il fotovoltaico

Il calo del consumo complessivo riguarda soprattutto il fotovoltaico a terra. Nel 2024 i pannelli avevano occupato quasi trecento ettari, più di quattro decimi di tutto il nuovo consumo; nel 2025 meno della metà, e da qui vengono circa due terzi della diminuzione.

Una crescita progressiva

La serie storica dell’Ispra mostra che dal 2022 il ritmo è cambiato. Fino al 2021 l’isola consumava tra i 170 e i 320 ettari l’anno; da allora non è più scesa sotto i 440. In vent’anni il suolo consumato è cresciuto di oltre 5.600 ettari, più della metà della superficie del comune di Cagliari. Nel 2025 sono aumentati anche i ripristini, cioè le superfici consumate che sono ritornate naturali: 49 ettari, il valore più alto della serie, che però compensano appena un ettaro su nove di quelli consumati.

La situazione nei Comuni

Il consumo è molto concentrato. Più di quattro ettari su dieci stanno nella Città metropolitana di Cagliari, mentre l’Ogliastra resta la provincia italiana con la quota più bassa di suolo consumato. In testa c’è Assemini, dodicesima in Italia con 69 ettari, seguita da Cagliari, passata in un anno da 8 a 51 ettari, e da Porto Torres. Nella vicina Uta è successo il contrario. Dal 2022 al 2024 era il comune sardo che consumava più suolo, oltre cento ettari ogni anno, e dal 2006 a oggi nessun altro comune dell’isola ne ha consumato tanto. Nel 2025 il nuovo consumo si è quasi fermato: appena tre ettari. In più della metà dei comuni sardi, invece, nel 2025 non si è consumato nulla, e in 23 le aree restituite alla natura hanno superato quelle nuove.

Le aree a rischio

Una parte del nuovo consumo riguarda le aree a rischio. Nel 2025 sono stati consumati 81 ettari nelle zone che possono essere allagate, una dozzina dei quali in quelle a pericolosità elevata, e poco più di quaranta in aree esposte a frane, quasi tutti nelle classi di pericolosità più bassa. Nei parchi e nelle riserve, invece, il nuovo consumo è stato minimo: un terzo di ettaro.

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