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Dal carovita al diritto alla casa: anche la Sardegna scende in piazza per lo sciopero del 30 ottobre – Le iniziative

Dal carovita al diritto alla casa: anche la Sardegna scende in piazza per lo sciopero del 30 ottobre – Le iniziative

A Cagliari la mobilitazione coinvolgerà soprattutto il mondo dell’istruzione. Trasporti, Arst precetta i dipendenti

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Sassari Anche l’isola ha aderito allo sciopero generale di domani 30 ottobre. Accanto alla mobilitazione nazionale nei settori pubblici e privati, nell’Isola sono previste iniziative a Sassari e Cagliari, con rivendicazioni che riguardano il caro vita, i salari, la spesa militare, le condizioni della scuola pubblica e le difficoltà economiche e sociali del territorio. La protesta coinvolge diverse organizzazioni sindacali e realtà associative, che intendono portare in piazza questioni considerate centrali per il futuro della Sardegna, dalla qualità dei servizi pubblici alle opportunità occupazionali, fino alla tutela della lingua e della cultura sarda.

L’azienda di trasporti Arst ha invece comunicato che in seguito al provvedimento di precettazione emanato dal Ministero, «lo sciopero non può essere legittimamente effettuato. L'eventuale assenza ingiustificata per adesione all'agitazione esporrà i lavoratori alle sanzioni previste delle legge, oltre alle possibili contestazioni disciplinari da parte dell'azienda».

A Sassari 

A Sassari la manifestazione è partita alle 9.30 da via Turati. Nel manifesto diffuso dai promotori, trovano spazio temi come la disoccupazione, il lavoro povero, la presenza militare, le industrie belliche e inquinanti, le carenze della sanità e dell’istruzione e le difficoltà di accesso alla casa, anche in relazione alla crescita del turismo. Il documento richiama inoltre l’emigrazione, lo spopolamento e la marginalizzazione della lingua e della cultura sarda. Le critiche sono rivolte sia alle politiche dello Stato centrale sia alle amministrazioni regionali, accusate di non tutelare adeguatamente gli interessi della popolazione. Tra gli obiettivi dichiarati figurano il contrasto al caro vita e al caro benzina e la richiesta di un cambiamento delle condizioni economiche e sociali dell’Isola. L’iniziativa è promossa da Gioventude Noa de Sardigna, USB Sardegna, CDEPS, Assemblea studenti per la Palestina, A Foras, Resiste Sassari, Centro Studi MamaTerra, Sardegna Rossa, Ponti No Muri, ARCI Nord Sardegna, MOS – Movimento Omosessuale Sardo, TI-DE Teatro, GenerAlternative, Emergency, Circolo PRC Lidia Menapace e Comitato Fermiamo la Guerra Sassari.

A Cagliari 

A Cagliari la mobilitazione coinvolgerà in particolare il mondo dell’istruzione. I Cobas Scuola Sardegna hanno proclamato uno sciopero regionale per l’intera giornata, affiancandolo a una manifestazione partita alle 10.30 da piazza Garibaldi e in arrivo in via Roma, nell’area del porto.

Le rivendicazioni riguardano le condizioni di lavoro del personale scolastico, il potere d’acquisto degli stipendi e il finanziamento dell’istruzione pubblica. Il sindacato chiede salari adeguati all’inflazione e maggiori risorse per trasporti scolastici, mense, convitti ed edilizia. Tra i punti contestati figurano anche il dimensionamento degli istituti, le riforme degli istituti tecnici e professionali e le nuove indicazioni nazionali. I Cobas esprimono inoltre contrarietà al limite previsto per la presenza di alunni stranieri nelle classi e chiedono maggiori investimenti per l’integrazione. Un altro tema riguarda la valorizzazione della lingua, della storia e della cultura sarda, per la quale il sindacato sollecita interventi specifici nell’ambito di una politica scolastica attenta alle caratteristiche del territorio. Nel manifesto trovano spazio anche la contestazione della presenza militare nelle scuole, la richiesta di riconversione delle fabbriche di armi e la destinazione di maggiori risorse alle necessità sociali.

Salari, servizi pubblici e spesa militare al centro della giornata

Le iniziative sarde si inseriscono nel quadro dello sciopero generale nazionale del 30 ottobre, proclamato da USB e da altre organizzazioni sindacali. Tra le richieste comuni figurano l’adeguamento delle retribuzioni al costo della vita, il contenimento delle spese essenziali e un maggiore investimento nei servizi pubblici. Le organizzazioni promotrici contestano inoltre l’aumento delle risorse destinate agli armamenti, chiedendo che una quota maggiore della spesa pubblica sia indirizzata verso sanità, istruzione e interventi sociali. 

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