Vortice polare più debole, l’anticiclone artico può aprire la strada al grande freddo in Italia
Segnali insoliti sull’Artico e possibili conseguenze nelle prossime settimane: il meteorologo Randi spiega perché restano incerti intensità e territori coinvolti
Roma Un indebolimento del vortice polare può favorire irruzioni fredde, ma non permette, da solo, di annunciare il gelo sull’Italia. È questa la cautela necessaria davanti ai segnali che arrivano dall’Artico, dove la circolazione atmosferica in quota mostra un’instabilità insolita per l’inizio di novembre.
Il meteorologo Pierluigi Randi, presidente dell’Ampro, l’associazione dei professionisti della meteorologia, spiega a Repubblica che gli eventuali effetti potrebbero manifestarsi nelle prossime settimane. Resta però incerta la loro distribuzione: il freddo potrebbe interessare il Nord America, l’Asia oppure l’Europa, con conseguenze molto diverse da una regione all’altra.
Per l’Italia, Randi segnala una possibile evoluzione dopo il 10 novembre, con l’arrivo di aria polare marittima dal Mare del Nord e un raffreddamento soprattutto al Nordovest. Si tratta di una tendenza da verificare con gli aggiornamenti, distinta dall’ipotesi di una più ampia ondata di gelo legata alle dinamiche polari.
Per comprendere il fenomeno bisogna guardare alla stratosfera, lo strato atmosferico che si trova sopra la troposfera, dove si sviluppa gran parte del tempo meteorologico. Durante l’autunno il raffreddamento delle regioni polari favorisce la formazione di una vasta circolazione di venti occidentali attorno all’Artico: il vortice polare stratosferico, che normalmente raggiunge la maggiore intensità in inverno.
Questi venti possono rallentare e, negli episodi più marcati, invertire la direzione. Il cambiamento può accompagnarsi a un rapido aumento delle temperature in quota, anche di decine di gradi in pochi giorni. È il fenomeno chiamato Sudden Stratospheric Warming, o riscaldamento stratosferico improvviso.
Le conseguenze sul tempo che sperimentiamo a terra dipendono dalla capacità di questa perturbazione di influenzare gli strati più bassi dell’atmosfera. Se ciò avviene, possono cambiare il percorso delle correnti e la disposizione delle alte e basse pressioni, creando condizioni favorevoli alla discesa di aria fredda verso sud. Il passaggio, tuttavia, non è automatico.
Tra i fattori che possono contribuire all’indebolimento c’è anche El Niño, il riscaldamento anomalo delle acque del Pacifico equatoriale centro-orientale, capace di modificare la circolazione atmosferica su vasta scala. Anche questa influenza non determina da sola il tempo sull’Italia.
Il precedente del gennaio 1985, richiamato da Randi, mostra quanto possano essere rilevanti alcune evoluzioni del vortice. Non costituisce però una previsione per quest’anno: per individuare eventuali irruzioni fredde serviranno conferme sulla traiettoria delle correnti, sulla loro intensità e sulle zone coinvolte.
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