Sassari, spari nella rivendita d’auto: «Sono stato aggredito» – la difesa dal carcere
Giovanni Maninchedda, arrestato per il tentato omicidio di Luca Silanos, è comparso davanti al Gip
Sassari «Sono stato aggredito e ho sparato per difendermi». Poche ma significative parole quelle riferite da Giovanni Maninchedda al giudice Gian Paolo Piana che ieri mattina, mercoledì 4 febbraio, l’ha interrogato in carcere.
Il titolare della rivendita di auto usate di Predda Niedda si trova in una cella di Bancali da lunedì 2 febbraio. Da quando, cioè, accompagnato dai suoi avvocati difensori Luigi Esposito e Maria Assunta Argiolas si è costituito ai carabinieri di Sassari che lo cercavano da giorni perché su di lui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip.
L’accusa: tentato omicidio. È stato infatti lui – come ha confermato durante l’interrogatorio di garanzia – a sparare contro Luca Silanos, il 44enne sassarese che il 19 gennaio si sarebbe presentato davanti all’attività di Maninchedda con intenti non benevoli, a detta dell’indagato.
Tanto da spingere quest’ultimo a impugnare una pistola e sparare. Silanos era stato raggiunto da un solo colpo al femore. Ha subìto un intervento chirurgico per la ricostruzione dell’osso ed è stato dimesso dopo qualche giorno.
L’attenzione dei carabinieri si era immediatamente concentrata sull’indagato perché quella mattina era misteriosamente sparito. Irreperibile per più di dieci giorni. Le indagini avevano anche provato a ricostruire un possibile legame tra la vittima e Maninchedda. Quest’ultimo – è una delle ipotesi prese in considerazione – è amico di Ugo Poggi, 62enne vittima a sua volta di un tentato omicidio nell’estate del 2024. Per la Procura ad aggredire Poggi a martellate all’interno di un bar era stato proprio Luca Silanos, insieme a due fratelli: Alessio e Stefano Levanti.
Per tutti e tre si è aperto di recente il processo davanti al collegio. Poggi, nello stesso procedimento, è sia persona offesa che imputato perché rivolse ai suoi aggressori pesanti minacce di morte. Ieri mattina i difensori di Maninchedda hanno chiesto che il loro assistito venga mandato ai domiciliari, il giudice si è riservato. Nel caso in cui l’istanza non venisse accolta i legali andranno al Riesame.
