La Nuova Sardegna

Sassari

La storia

Bomber Delizos, a 43 anni la panchina può attendere: l’allenatore sassarese entra in campo e segna 4 gol

di Luca Fiori
Bomber Delizos, a 43 anni la panchina può attendere: l’allenatore sassarese entra in campo e segna 4 gol

Il mister del Sant’Orsola si rimette le scarpette e regala la vittoria ai suoi

5 MINUTI DI LETTURA





Sassari Ci sono pomeriggi di calcio che non entrano nelle statistiche, ma restano nella memoria. Pomeriggi che sembrano usciti da un vecchio racconto di spogliatoio, di quelli che si tramandano tra amici, davanti a un caffè o al bancone del bar. Sabato 7 marzo, sul campo di Latte Dolce, uno di quei pomeriggi si è trasformato in leggenda. 
Omar Delizos, 43 anni, mister dell’Asd Sant’Orsola in Terza Categoria, ha deciso di staccare gli scarpini dal chiodo e rimetterli ai piedi, ancora una volta. E così - in un pomeriggio magico - ha messo a segno quattro gol, regalando ai suoi ragazzi una vittoria netta per 5-0, contro la Gymnasium. La scena sembra uscita da un film, eppure è tutto vero. Tra squalifiche e infortuni, non c’era altra scelta. Il mister che entra in campo tra i suoi giocatori, il cuore che batte forte, i piedi che sembrano ricordare da soli la strada verso la porta.

Delizos, classe 1983, sassarese doc, è stato uno degli attaccanti più amati del calcio dilettantistico cittadino degli ultimi anni. Da ragazzino aveva anche sfiorato il sogno del professionismo con un provino al Genoa, un’occasione che avrebbe potuto cambiare il suo destino calcistico, ma che non si concretizzò. La passione però non lo ha mai abbandonato. Omar cresce tra i campi del Nord Sardegna, da Sassari, passando per Castelsardo, Nuorese, Siligo, Thiesi e Fertilia, prima di tornare nel 2007 al Latte Dolce, dove costruisce la parte più importante della sua carriera. Con la maglia biancoceleste vive anni intensi, cinque campionati consecutivi di Promozione, due di Eccellenza e anche la Serie D, diventando il capitano della squadra in una fase storica di crescita del club. In otto stagioni mette insieme 120 gol, una media di circa 15 a campionato, numeri che raccontano meglio di qualsiasi definizione il peso che aveva nell’area di rigore.

Era il perno offensivo, il centravanti capace di fare reparto da solo, esaltato anche dal lavoro dell’allenatore Pierluigi Scotto, che per tanti anni lo ha guidato proprio a Latte Dolce. Poi, come succede spesso nel calcio dilettantistico, arrivano il lavoro, la famiglia, la vita che corre veloce. Delizos continua ancora a giocare, con Cus Sassari e Usinese. Nel 2017 torna ancora al Latte Dolce, prima di appendere gli scarpini al chiodo due anni fa, per dedicarsi alla panchina. Oggi lavora alla Conad di via Gramsci, ha qualche chilo in più e un’aria che ricorda un po’ Fabrizio Miccoli. Sposato, padre di due figli (Francesco 22 anni ed Elisa 16), quando giocava si era fermato a qualche tripletta. «Quattro gol in una sola partita non li avevo mai segnati» racconta divertito.

Robusto, spalle larghe e lo sguardo sicuro di chi ha combattuto centinaia di battaglie in area di rigore, sabato pomeriggio, quando è entrato in campo con la maglia del Sant’Orsola, quella scintilla si è riaccesa immediatamente. Segna una volta, poi ancora, e ancora - con i piedi e con la testa - fino a firmare quattro reti e trasformare una giornata ordinaria in una storia da raccontare per anni.

«Segnare è sempre bello – spiega Omar – ma la cosa più bella è stata rimettere le scarpette e rientrare in campo, l’emozione è sempre quella. Una dedica? Non può che essere per mio padre Giovanni, scomparso a novembre. Quando giocavo non si perdeva una mia partita, i 4 gol sono per lui».

Il quinto che sabato ha completato la festa porta la firma di Simone Scotto, fratello di Gigi, altro grande bomber sassarese, e figlio proprio di Pierluigi, l’allenatore che aveva guidato Delizos nei suoi anni migliori al Latte Dolce. Una coincidenza che rende la storia ancora più bella, come se il calcio avesse deciso di intrecciare passato e presente nello stesso pomeriggio.

I ragazzi del Sant’Orsola lo guardano increduli e felici. Per loro non è solo il mister, è il compagno che diventa leggenda per novanta minuti. Quando l’arbitro fischia la fine lo spogliatoio esplode in una festa fatta di abbracci e risate. Qualcuno prova a convincerlo a non smettere più. Delizos sorride, prende gli scarpini, li rimette nella sacca e chiude con una battuta che ha già il sapore dei racconti da tramandare: «Adesso basta, ci rivediamo tra vent’anni».

Ai suoi ragazzi durante gli allenamenti chiede solo di scendere in campo per divertirsi. «Perché poi il tempo passa e non torna più. Ma soprattutto dico loro di godersi ogni momento, dallo spogliatoio alla partita». Ma questa storia non parla solo di un bomber che torna a segnare. Parla anche di una squadra nata dal cuore di un quartiere di periferia. L’Asd Sant’Orsola calcio è stato fondato nel 2024 da una ventina di ragazzi tra i 17 e i 22 anni che hanno deciso di rimboccarsi le maniche per restituire dignità e occasioni di socialità alla loro zona. A guidarli c’è il presidente Mario Cassano, 22 anni, tra i dirigenti più giovani d’Italia, che spiega il senso di questa avventura: «Lavoriamo nel sociale e per cominciare abbiamo fondato una squadra che sta diventando un punto di ritrovo per tutti. Attraverso il calcio ascoltiamo le voci degli abitanti e cerchiamo di migliorare i lati negativi del quartiere, a partire dagli spazi verdi attorno al campetto dove giocano i ragazzi».

Un calcio romantico, fatto di passione, comunità e sogni concreti, dove un allenatore può tornare bomber per un giorno e ricordare a tutti che il pallone, quando rotola nei campi di periferia, sa ancora scrivere storie che sembrano poesia.

Primo Piano
Controlli

A 211 chilometri orari sulla Sassari-Alghero, non si ferma all’alt della polizia: l’auto non era assicurata

Le nostre iniziative