BeBoomer, la startup nata a Sassari che fa viaggiare gli over cinquanta
La società di Sara Demelas e dei suoi due soci organizza itinerari da sogno
Sassari C’è una sassarese dietro un’idea che punta a cambiare il modo di viaggiare di chi ha superato i 50 anni. Sara Demelas, travel designer e viaggiatrice instancabile, ha trasformato la sua esperienza internazionale in BeBoomer, un progetto appena nato, che inaugurerà il suo primo viaggio proprio con un gruppo di sette sassaresi, pronti a partire per il Giappone tra qualche settimana.
Un debutto che ha già il sapore di una piccola rivoluzione, partire insieme, alla scoperta del mondo, senza fretta e senza età.
Classe 1982, sassarese «in ciabi», una formazione in Scienze della comunicazione e giornalismo, anni tra social media e uffici stampa, ma con una certezza che corre parallela a tutto il resto: «Ho sempre viaggiato», dice Sara.
È nel 2019 che quella passione diventa strada, quando entra in WeRoad. «Mi ero candidata, dopo un mese ero già in Indonesia», racconta. «Da lì non mi sono più fermata: ho fatto 44 viaggi, in tutti i continenti». WeRoad è una macchina costruita sulla connessione tra persone tra i 25 e 49 anni. «L’idea è semplice, creare gruppi di viaggiatori che non si conoscono e farli partire insieme», spiega Sara. «Due settimane prima della partenza ci si incontra su Whatsapp, ci si racconta, si rompe il ghiaccio. Poi ci si ritrova in aeroporto o direttamente a destinazione».
E lì succede qualcosa che va oltre il turismo. «Il coordinatore non è una guida turistica classica, è un facilitatore. Aiuta il gruppo a conoscersi, a vivere l’esperienza, a creare legami veri». «La cosa più bella – continua – è vedere persone che non si sono mai viste prima diventare un gruppo, condividere tutto, le fatiche, le scoperte, le risate. È lì che capisci che il viaggio è relazione».
È proprio dentro questa esperienza che nasce l’intuizione. «A un certo punto molti iniziavano a chiederci: «E dopo una certa età, come si viaggia?». Una domanda semplice, rimasta senza risposta, fino all’idea di Sara e dei suoi due soci. «Chi ha più di 50 anni ha tempo, energia, curiosità, ma spesso non trova un’offerta adatta». Così prende forma BeBoomer. «Abbiamo pensato a piccoli gruppi, massimo 15 persone, omogenei per fascia d’età», racconta Sara. «Viaggi pensati per chi ha tra i 50 e i 75 anni, con la possibilità di accogliere anche persone con disabilità. L’idea è far vivere esperienze autentiche, senza fretta, con ritmi diversi. Nel 2027 penseremo a qualcosa anche per le famiglie». Non è solo un cambio di target, è un cambio di approccio. «BeBoomer non è turismo mordi e fuggi», dice. «È fermarsi davanti a un panorama, condividere una cena, vivere davvero il posto in cui sei. Non si tratta di vedere tante cose, ma di viverle».
Il mondo inizia dove finisce la routine, è il motto dei fondatori. «Scegli la meta a tutto il resto pensiamo noi» dicono. Dietro il progetto ci sono anche altri due soci: Federico Murru di Villasimius, conosciuto proprio durante un viaggio in Indonesia e Davide Fraioli di Frosinone. «Con Federico ci siamo conosciuti viaggiando e da lì è nato tutto. Nel 2022 WeRoad ha dato a noi coordinatori più esperti la possibilità di creare itinerari. Nel 2023 siamo diventati travel designer. Abbiamo iniziato a costruire viaggi nostri, da 5 a 18 giorni, sempre più personalizzati».
Poi l’idea di creare qualcosa di nuovo. «BeBoomer è un invito, quasi autoironico», spiega Sara. «Il termine “boomer” oggi è spesso usato in senso negativo, ma noi lo abbiamo ribaltato. Per noi significa: fidati, riparti, lasciati accompagnare. Ti aiutiamo in tutto, anche nelle cose pratiche, come fare il passaporto». Il nome nasce da un sondaggio tra 2000 persone. La società è stata registrata a Sassari a gennaio. E i primi viaggi sono già pronti. Dopo il Giappone, a maggio si parte per l’Uzbekistan. Ma dentro BeBoomer c’è anche una visione più ampia. «Abbiamo costruito una rete di circa 300 piccoli partner locali nel mondo», racconta Sara. «Ci appoggiamo a loro per la logistica, ma soprattutto per sostenere il turismo locale».
E le storie diventano concrete. «Abbiamo adottato una famiglia cubana», dice con orgoglio. «Dalla Cambogia una guida qualche giorno fa ci ha mandato la foto dei nuovi quad che ha comprato anche grazie alla collaborazione con noi. In Tanzania lavoriamo con un autista che ha aperto la sua piccola compagnia di safari».
È questo che Sara non vuole perdere. «Abbiamo ricevuto richieste da potenziali finanziatori, ma non vogliamo snaturarci. Vogliamo continuare così, aiutare le persone, creare relazioni vere, sostenere le economie locali. Il primo gruppo, sette sassaresi diretti in Giappone, è già un simbolo. Un inizio che parte da casa e guarda lontano. «Non esiste un’età per partire – conclude – esiste solo il desiderio di farlo».
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