Bufera sull’Ente Parco dell’Asinara, la nomina del direttore finisce in tribunale: un candidato escluso presenta ricorso – Cosa è successo
La contestazione: «Fuori dalla terna dei nomi per colpa di giudizi arbitrari e ostilità da parte di un commissario»
Sassari Approda davanti al giudice del lavoro di Sassari la selezione pubblica per l’incarico di direttore dell’Ente Parco nazionale dell’Asinara. A presentare il ricorso è stato uno dei candidati, dirigente con una lunga esperienza alle spalle, rimasto escluso dalla terna finale dei papabili.
La storia ha inizio nell’autunno del 2025, quando l’Ente Parco avvia la procedura per individuare tre nomi da sottoporre al Ministero per la nomina del nuovo direttore. Il bando stabilisce criteri chiari sui punteggi da assegnare sia per i titoli che per il colloquio. Il candidato in questione parte bene, classificandosi secondo proprio nella valutazione dei titoli, forte di un curriculum ritenuto competitivo.
Sarebbe stato però il colloquio del 4 marzo 2026 a segnare la svolta. L’incontro davanti ai commissari, stando alla versione fornita dal candidato ricorrente, si sarebbe concentrato più sul suo status di pensionato che sulle competenze professionali e il colloquio si sarebbe svolto in un clima ostile, soprattutto per via dell’atteggiamento di uno dei commissari.
Gli “esaminatori” – il presidente dell’Ente Parco e i sindaci di Porto Torres e Stintino – avrebbero espresso valutazioni molto divergenti. Una forbice che, nella somma finale, lo avrebbe fatto scivolare al quarto posto, fuori quindi dalla terna.
Ed è a questo punto che il candidato escluso si rivolge a un legale. Gran parte della contestazione contenuta nel ricorso si fonda su presunte irregolarità nei punteggi assegnati e sull’altrettanto presunta violazione delle regole del bando: mancanza di criteri chiari, assenza di motivazioni dettagliate e disparità di trattamento, fino a configurare – secondo il ricorrente – un eccesso di potere e un giudizio arbitrario, sganciato dal merito.
A sostegno delle proprie ragioni, il candidato ha depositato una corposa documentazione: verbali della commissione, registrazione audio del colloquio, richieste di accesso agli atti, diffide e riferimenti normativi. Sono stati indicati anche testimoni presenti durante l’audizione.
Le richieste presentate al giudice attraverso il ricorso sono chiare: annullare gli atti della procedura, disporre una nuova selezione con una commissione diversa e criteri più trasparenti. In alternativa, viene chiesto un risarcimento per i danni subiti.
Quello per la nomina a direttore dell’Ente Parco non era un concorso pubblico in senso stretto, ma una selezione finalizzata a proporre una rosa di candidati. Spetta al Ministero esercitare successivamente una scelta di natura fiduciaria.
Il candidato escluso, venuto a conoscenza della convocazione del consiglio direttivo per deliberare sulla terna, aveva diffidato l’Ente dal procedere e anche il ministero dell’Ambiente. Ma nonostante la diffida e la pendenza della richiesta di accesso agli atti, il consiglio, lo scorso 16 marzo, ha approvato con delibera la terna da sottoporre al Ministero per la nomina.
Ora la parola passa al giudice della sezione Lavoro del tribunale. La vicenda, che intreccia profili tecnici e questioni di principio sulla trasparenza delle selezioni pubbliche, potrebbe avere conseguenze non solo per i protagonisti diretti, ma anche per il modo in cui vengono gestite procedure analoghe.
