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Sassari, abusi sessuali sulla figlia 13enne: il pm chiede 8 anni di carcere per il padre – Cosa sappiamo

di Nadia Cossu
Sassari, abusi sessuali sulla figlia 13enne: il pm chiede 8 anni di carcere per il padre – Cosa sappiamo

I fatti si sarebbero verificati all’interno dell’abitazione familiare, in un momento in cui la madre della ragazzina era assente

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Sassari Si tornerà in aula il prossimo 16 giugno per le repliche delle parti e la sentenza nel processo che vede imputato un uomo di 62 anni accusato di abusi sessuali nei confronti della figlia minorenne. Ieri, davanti al gup Sergio De Luca, il pubblico ministero Giovanni Porcheddu, al termine della propria requisitoria, ha chiesto la condanna dell’imputato a otto anni di reclusione, ricostruendo in aula una vicenda definita particolarmente grave e delicata per il contesto familiare nel quale sarebbe maturata.

Secondo quanto contestato dalla Procura, i fatti risalirebbero a circa tre anni fa e si sarebbero verificati all’interno dell’abitazione familiare, in un momento in cui la madre della ragazzina era assente. L’uomo, stando alla ricostruzione accusatoria, avrebbe approfittato di quella circostanza per avvicinarsi alla figlia con il pretesto di un gesto affettuoso, trasformando però quel momento in un episodio traumatico e destabilizzante per la minore. Un impianto accusatorio che dovrà ora essere valutato dal giudice sulla base degli atti raccolti nel corso delle indagini e discussi durante il rito abbreviato.

Il procedimento porta con sé un forte carico umano oltre che giudiziario. Al centro della vicenda c’è infatti una ragazza che all’epoca dei fatti aveva appena 13 anni. Un’età particolarmente delicata, nella quale eventuali episodi di violenza o sopraffazione possono lasciare conseguenze profonde sul piano emotivo e psicologico. Proprio questo aspetto è emerso anche nel corso dell’iter processuale, caratterizzato dalla necessità di affrontare con estrema cautela e riservatezza ogni passaggio relativo alla posizione della minore.

La madre della ragazza si è costituita parte civile nel procedimento in rappresentanza della figlia, assistita dagli avvocati Camilla Pirino e Nicola Oggiano. La difesa dell’imputato è invece affidata agli avvocati Gianfranco Oppes e Marco Palmieri, che nelle precedenti udienze avevano chiesto termini a difesa, poi concessi dal giudice De Luca prima dell’avvio della discussione finale.

Nel corso dell’udienza di ieri il pubblico ministero Giovanni Porcheddu ha ripercorso le contestazioni raccolte nel fascicolo d’indagine chiedendo per il 62enne una condanna pesante. Per la difesa non ci sarebbero invece elementi di colpevolezza a carico del loro assistito e per questo ne sollecitano l’assoluzione. Il 16 giugno, al termine di eventuali repliche delle parti, il giudice potrebbe emettere la sentenza.

Al di là degli aspetti strettamente processuali, resta il peso di una vicenda che, se le accuse dovessero trovare conferma, rappresenterebbe una profonda frattura all’interno del nucleo familiare. Un presunto e inaccettabile tradimento del rapporto di fiducia tra padre e figlia che avrebbe inciso non solo sul piano fisico, ma forse ancor più su quello emotivo e relazionale.

Sarà ora il giudice, al termine della camera di consiglio, a stabilire se gli elementi raccolti dalla Procura siano sufficienti per arrivare a una pronuncia di condanna.

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