La Nuova Sardegna

Sassari

La responsabilità

Cani aggressivi e riabilitazione: «Vanno educati i proprietari» – Il percorso della pitbull Dior

di Carolina Bastiani
Cani aggressivi e riabilitazione: «Vanno educati i proprietari» – Il percorso della pitbull Dior

Il presidente dell’ordine dei veterinari del nord Sardegna, Sarria: «A Sassari attacchi in crescita»

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Sassari Killer, assassini. Sono bollati così i cani protagonisti di attacchi ai danni di persone o altri animali. E ad essere etichettati, di solito, sono sempre le stesse razze: pitbull, amstaff, rotweiller. Ma ci si dimentica un dettaglio: il loro comportamento è il riflesso della cattiva gestione del proprietario. E sono due le conseguenze: nella migliore delle ipotesi, come spiega il dottor Andrea Sarria, presidente dell’ordine dei medici veterinari del nord Sardegna, il cane va incontro a un percorso riabilitativo, nella peggiore, all’eutanasia, l’estrema possibilità che si cerca di evitare. Poi però c’è anche chi corregge il tiro in tempo, come Barbara Sanna che con la sua pitbull ha iniziato un percorso insieme all’educatrice cinofila Patrizia Prisco.

Il quadro

«Il concetto fondamentale è quello di “possesso responsabile” – spiega Sarria – i cani, soprattutto i molossoidi, vanno presi con consapevolezza. E se i padroni non hanno il senso di responsabilità, allora devono formarsi, così da evitare brutte sorprese e conseguenze anche penali». E Sassari purtroppo è un contesto fertile. «Il 2026 è iniziato alla grande – ironizza –. Gli episodi di aggressività sono sempre più frequenti da queste parti. E abbiamo notato che spesso il cane era con un affidatario, non con il padrone». L’ultimo in ordine di tempo si è verificato lo scorso maggio, con l’uccisione del cagnolino Ciop da parte di due pitbull. «In questi casi, grazie alla sinergia tra Asl e forze dell’ordine – continua il presidente – il cane, in canile o sotto la custodia del padrone (spesso il canile può peggiorare la situazione), viene messo sotto osservazione sanitaria, anche per escludere patologie neurologiche o la rabbia. E poi viene fatta una valutazione di pericolosità sulla base del soggetto, non della razza: identificare razze pericolose è sbagliato».

Ad entrare in scena, quindi, è la figura del veterinario comportamentalista, spesso affiancato da un istruttore cinofilo. «Inizia così un periodo di formazione obbligatorio, che può durare anche anni. La riabilitazione avviene rispettando l’ordinanza ministeriale Martini e per i cani morsicatori (diversi da quelli aggressivi che mostrano ostilità senza essere arrivati al morso) si procede con la desensibilizzazione, cioè bisogna evitare che scatti quando vede un ipotetico obiettivo, distogliendo la sua attenzione». Formazione che però è obbligatoria anche per il padrone. «L’educazione del proprietario è fondamentale: deve acquisire i concetti di responsabilità. Per esempio, deve capire come adattare il cane al contesto familiare ed evitare di considerarlo un giocattolo per i bambini. Ma non solo, la responsabilità deve passare anche dall’utilizzo del guinzaglio – che deve essere lungo 1,5 metri – e della museruola, obbligatoria nei luoghi pubblici».

L’esempio virtuoso

Lo sa bene Barbara Sanna, che nel parco del Giardino segreto Aps, un anno fa, ha deciso di intraprendere un percorso insieme a Dior, pitbull di quattro anni. L’educatrice cinofila a cui si è affidata è Patrizia Prisco, che vanta decine e decine di cani recuperati. «Dior aveva un’alta aggressività – spiega l’educatrice – non permetteva a nessuno di entrare in casa, tanto meno nella stanza dove era lei. E questo perché non è stata educata subito». Educarli da cuccioli è l’ideale, ma non è mai troppo tardi. «Nessun cane è irrecuperabile. Con Dior abbiamo iniziato osservando il suo comportamento per anticiparla». Chiaramente tenendo conto della memoria di razza. «L’indole del pitbull – spiega Prisco – è la possessività, la dominanza, la volontà predatoria. Se li lasci fare, si autogestiscono. Ma se si lavora tenendo basso questo profilo si possono gestire. Chiaramente non vanno affidati a chiunque».

Il passo iniziale, però, deve farlo il padrone. O meglio, il conduttore. «Sono cambiata prima di tutto io – puntualizza Barbara – fino a un anno fa non riuscivo neanche a metterle il guinzaglio. Ora che ho imparato a conoscerla a 360 gradi facciamo anche Rally-o, una disciplina che riporta all’obbedienza giocando, e agility. Patrizia ha fatto un “miracolo”». Un miracolo che si compie alternando momenti di lavoro intenso a momenti di scarico e a compiti a casa. E si parte dai comandi più semplici, come il “seduto” e il “resta” e poi si procede a tappe «con costanza, pazienza e tanto amore – conclude Barbara – che viene ricambiato: questi cani entrano nell’anima». Anche Dior capisce i progressi che ha fatto. Da dietro a una rete altri cani abbaiano. Lei si avvicina, li guarda e torna indietro. È impettita, scodinzola. «Hai visto che brava – sembra dire – non ho ceduto alla provocazione».

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