Dopo il maxi incendio la cenere invade i serbatoi, acqua contaminata in paese: cosa sta succedendo
Nonostante l’intervento dei tecnici di Abbanoa il problema non sembra ancora risolto
Bono L'incendio che sabato 1 agosto ha devastato le campagne tra Bono e Bottidda continua a far sentire i suoi effetti anche a distanza di giorni. Dopo il vasto rogo che ha mandato in fumo decine di ettari di bosco e minacciato il convento di Monte Rasu, ora a creare disagi sono le conseguenze sull'approvvigionamento idrico.
Il sindaco Michele Solinas ha informato la cittadinanza che, a causa dell'incendio e del violento temporale che ha interessato la zona nella giornata di domenica 2, la cenere si è infiltrata all'interno dei serbatoi che alimentano la rete idrica comunale. In alcune aree del paese l'acqua arriva nelle abitazioni torbida e con un evidente odore di cenere.
I tecnici di Abbanoa sono intervenuti già dalla mattina di domenica per procedere allo svuotamento e alla pulizia dei serbatoi interessati, ma il problema non sembra ancora risolto.
In via precauzionale, il Comune invita i residenti delle zone di Santa Caterina e Uschi a non utilizzare l'acqua per scopi alimentari fino a nuova comunicazione e, comunque, finché non tornerà completamente limpida e priva di odori.
L'emergenza rappresenta una delle conseguenze del grande incendio sviluppatosi sabato in località Nuraghe Larattu, tra Bottidda e Bono, dove il tempestivo intervento della macchina regionale dell'antincendio, con sette mezzi aerei e decine di squadre a terra, aveva evitato che le fiamme raggiungessero il convento di Monte Rasu. Ora, spento il fronte del fuoco, il territorio deve fare i conti anche con i disagi provocati dalla contaminazione dei serbatoi idrici dovuta alla cenere trascinata dalle piogge.
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