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Sassari

I Candelieri 2026

Tutta la magia della Faradda, il cuore di Sassari invaso da più di 100mila persone in festa

di Davide Pinna
Tutta la magia della Faradda, il cuore di Sassari invaso da più di 100mila persone in festa

Intorno a mezzanotte lo scioglimento del voto sul sagrato di Santa Maria

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Sassari Corso Vittorio Emanuele è un’esplosione di stimoli che manda i sensi in sovraccarico. Il ritmo ipnotico dei tamburi, le urla e i canti della folla, le voci e le risate che si alzano per sovrastare il frastuono della festa; i colori dei ceri, delle bandiere degli obrieri che ondeggiano seguendo la danza dei portatori, dei bora bora che, fedeli al proprio nome, svolazzano mossi da quel poco di vento che non basta ad alleviare il pomeriggio rovente, dei nastri tenuti a un capo da figli, fidanzate e mogli dei portatori e dei gremianti; gli odori, inconfondibili, delle grabiglie cariche di melanzane, salsiccione, ziminu e capocollo, del sudore di una folla che si schiaccia dentro spazi strettissimi, si sfrega, si abbraccia, ride e piange.

La Faradda di li Candareri ha confermato con la festa di ieri il suo carattere unico, senza paragoni nell’isola, che travolge chi la osserva, il quale finisce, inevitabilmente, per diventarne protagonista insieme agli altri 100mila che invadono il centro storico di Sassari, ai 104 portatori – otto per ogni cero, accompagnati da un capo candeliere e da un tamburino – e alle decine di gremianti che seguono il candeliere con i mantelli, le spade e le feluche.

Dopo il mattino segnato dalle vestizioni dei ceri e dall’esposizione della bandiera dei Massai dal balcone di Palazzo di Città, il pomeriggio è entrato nel vivo a cominciare dalle 17, quando i primi candelieri hanno cominciato a radunarsi in piazza Castello. Qui, tutti e tredici i tamburini hanno suonato insieme davanti al cero dei Viandanti, un omaggio per il Candeliere realizzato dalla Falegnameria Bussu con il contributo della Fondazione di Sardegna che ha esordito proprio in questa discesa.

Un minuto dopo le 18, la Faradda è cominciata ufficialmente, con il cero dei Braccianti che ha iniziato la sua danza in largo Cavallotti. A guidare gli otto portatori, Mattia Pinna che, con i suoi 28 anni, era il capo candeliere più giovane in azione ieri pomeriggio. «L’emozione che si prova è indescrivibile» racconta, in una delle rare pause.

«Il segreto per una Faradda ben riuscita? Cuore, passione e avere ben presente la motivazione che si spinge, cioè la fedeltà alla Madonna» conclude, prima di lanciarsi in un nuovo ballo. «Fallu baddà!» canta la folla, imitando le marcette della banda che sta davanti a Palazzo di Città. E i portatori non si tirano indietro, nonostante il caldo infernale che si respira nella parte più alta della centro. A un certo punto, dalle parti del Bar Grandi, compare la bandiera rossoblù Luigi Scotto. I tifosi lo acclamano: “Un capitano, c’è solo un capitano” scandiscono. Su un balcone poco più in là ci sono i giocatori della Dinamo. È la città che si ritrova e si unisce, in tutte le sue componenti. E che soprattutto riscopre l’orgoglio e il senso di appartenenza.

Fra il pubblico è una gara a chi indossa la maglietta “più sassarese”, in giro ce ne sono migliaia. Sotto Palazzo di Città ci sono due signori ultraottantenni, Antonietta Manai e Ciro Garofalo: indossano una maglietta rossa con la sagoma di un candeliere e l’immancabile “Fallù Baddà”: «Quante Faradde ho visto? Beh, dovrei dire 83, visto che non me ne perdo una da quando sono nata – scherza la signora Manai -. È una festa continua e bellissima e sono contenta di vedere il sindaco insieme ai suoi cittadini». Intanto, la processione prosegue col ritmo dei tamburi. E senza rallentamenti: il sindaco Mascia esce da Palazzo di Città prima dalle 21.30. La festa entra nella sua fase conclusiva e i Candelieri continuano a scendere verso Santa Maria. I canti e i cori lasciano il posto al silenzio e alle preghiere. La città, rappresentata dai suoi gremi, rende omaggio al simulacro della Madonna. E ancora una volta scioglie quel voto formulato nel 1652. Ma che ancora è vivo nel cuore di tutti i sassaresi.

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