Sassari, decine di indagati per la manifestazione pro Palestina: cosa sappiamo
Il corteo era scattato dopo il sit in di piazza d’Italia per lo sciopero generale del 3 ottobre
Sassari Almeno una ventina di persone sotto inchiesta per la manifestazione pro Palestina del 3 ottobre 2025. A renderlo noto sono gli stessi organizzatori del corteo, convocato in occasione dello sciopero generale indetto dai sindacati di base e dalla Cgil in solidarietà con la Global Flottilla e la popolazione palestinese della Striscia di Gaza. A partire dalla scorsa settimana, diversi attivisti e cittadini hanno ricevuto la cosiddetta informazione di garanzia, l’atto della Procura con cui gli indagati vengono invitati a nominare un avvocato difensore.
L’accusa per tutti gli indagati è di blocco stradale, che, in base alle modifiche introdotte nel contestato Decreto sicurezza della primavera 2025, prevede una pena fra i sei mesi e i due anni, quando è commesso durante una manifestazione. Per qualche attivista inoltre è stata formulata anche l’accusa di manifestazione non autorizzata.
La manifestazione del 3 ottobre era stata convocata in piazza d’Italia da diverse realtà. Al concentramento delle 10 avevano partecipato diverse migliaia di persone, che avevano la gran parte della piazza. Sei di queste (Studenti per la Palestina, Collettiva Barrosa, Unigcom Sassari, Giovani Palestinesi Sardegna, Dignitat e A Foras) hanno reso noto con una nota l’inizio dell’indagine. Dopo gli interventi in piazza d’Italia, una gran parte dei manifestanti si era mossa in corteo verso Predda Niedda. «Accuse totalmente pretestuose – si difendono le cinque realtà politiche in un comunicato -, visto il momento emergenziale come quello dello scorso autunno e la natura di per sé spontanea di ogni manifestazione».
Il riferimento è ai giorni concitati degli abbordaggi alle navi della Global Flottilla, la spedizione umanitaria che tentava di raggiungere Gaza via mare con l’obiettivo dichiarato di rompere l’assedio israeliano della Striscia e fermare la guerra che ha ucciso decine di migliaia di palestinesi. Lungo il percorso della manifestazione si era registrato un solo momento di tensione, quando un uomo delle forze dell’ordine aveva provato ad allontanare dalla testa del corteo uno dei manifestanti. «Ancora una volta il diritto penale viene utilizzato per reprimere chi è sceso in piazza in solidarietà della Palestina e del popolo palestinese» è il commento dell’avvocata Giulia Lai, rappresentante dell’associazione Libertade, e legale di alcuni degli indagati.
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