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Sassari, «la sua targa è stata usata per una rapina». Lei smaschera il falso carabiniere: «Vengo in caserma»

di Redazione Web
Sassari, «la sua targa è stata usata per una rapina». Lei smaschera il falso carabiniere: «Vengo in caserma»

Il truffatore insiste per ottenere il numero di cellulare. Un’altra coppia denuncia la stessa telefonata, i carabinieri inviano una pattuglia

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Sassari «Buongiorno signora, siamo i carabinieri di Sassari. Una targa a suo nome è stata trovata su un Suv nero utilizzato per una rapina». È cominciato così il tentativo di truffa messo in atto nella mattinata di oggi, sabato 24 ottobre, ai danni di una donna sassarese di 76 anni. Un copione studiato per spaventarla e convincerla a fornire altre informazioni personali. Ma la sua prontezza ha fatto saltare il piano.

A ricostruire l’episodio è la figlia della donna. Il sedicente carabiniere, dopo aver chiamato al telefono fisso, ha raccontato che sul veicolo impiegato per una rapina nel Sassarese sarebbero stati trovati anche alcuni suoi documenti. Non solo: la refurtiva, secondo la storia inventata dall’interlocutore, sarebbe stata nascosta proprio nell’abitazione della donna.

Lei ha respinto immediatamente ogni accusa: «Non ne so niente, non ho refurtiva di nessun tipo». Il falso militare ha allora cercato di coinvolgere un presunto marito, chiedendo se il Suv potesse appartenere a lui. «Non c’è nessun marito qui», è stata la risposta.

A quel punto il tono della telefonata è cambiato. L’uomo ha iniziato a chiedere con insistenza il numero di cellulare della donna. Lei, ormai insospettita, si è rifiutata di fornirlo e ha domandato con chi stesse parlando. Dall’altra parte della linea è arrivata ancora una risposta generica: «Siamo i carabinieri».

La donna non si è lasciata intimidire: «Il numero ve lo do di persona. Sto andando in caserma. Mi dica con chi ho parlato, così chiedo direttamente di lei». Il telefonista ha provato a dissuaderla e ha continuato a pretendere il recapito. Soltanto alla fine ha fornito un nome: Armando Cavallaro.

Arrivata in caserma, la donna ha chiesto di parlare con il militare indicato al telefono. Lì ha scoperto che nessun carabiniere con quel nome prestava servizio nella struttura e ha denunciato l’accaduto.

Durante il suo racconto è emerso che non si trattava di un caso isolato. Nella stessa caserma si trovava infatti una coppia appena raggiunta da una telefonata identica. Sentendo pronunciare il nome di Armando Cavallaro, i due hanno riferito di essere stati contattati con lo stesso copione.

I carabinieri hanno quindi chiesto alla donna se in casa fosse rimasto qualcuno. Saputo che nell’abitazione c’era il figlio, le hanno detto di avvertirlo immediatamente: porta chiusa e nessuna risposta a eventuali sconosciuti. Subito dopo è stata inviata una pattuglia. Il tentativo di truffa, grazie alla reazione della donna, si è fermato prima che potesse avere conseguenze.

Il tentativo di truffa, grazie alla reazione della donna, si è fermato prima che potesse avere conseguenze. Ma la telefonata dimostra che il raggiro del falso carabiniere continua a circolare in città. Solo lo scorso 2 ottobre un 33enne di origini campane era stato arrestato in flagranza mentre cercava di allontanarsi dall’abitazione dell’ultima vittima, nel quartiere di Latte Dolce. Nello zaino aveva 370 grammi di monili in oro, una ventina di grammi d’argento e 445 euro in contanti, per un valore stimato in circa 50mila euro. Altri 102 grammi di gioielli erano stati recuperati nel B&B in cui alloggiava. All’uomo erano state contestate almeno cinque truffe aggravate commesse nell’arco di due giorni.

Il copione era lo stesso: una telefonata al numero fisso, un sedicente maresciallo e una vicenda giudiziaria inventata per conquistare la fiducia della vittima. A quel punto un presunto collega in abiti civili si presentava alla porta per farsi consegnare oro, denaro e altri oggetti di valore.

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