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L’emergenza

Sassari, quattordici ambulanze ferme: il 118 rischia di restare a piedi

di Luigi Soriga
Sassari, quattordici ambulanze ferme: il 118 rischia di restare a piedi

Le associazioni protestano: «Ogni giorno in ostaggio del pronto soccorso»

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Sassari C'è qualcosa di profondamente storto in un sistema sanitario nel quale le ambulanze raggiungono l'ospedale, ma poi non riescono più ad andarsene. I volontari diventano custodi delle barelle, gli autisti cercano un posto dove parcheggiare e il 118 deve arrangiarsi con quello che resta. 
Quattordici ambulanze ferme contemporaneamente davanti al Pronto soccorso del Santissima Annunziata. Quattordici mezzi del 118 immobilizzati, mentre Sassari e buona parte del suo hinterland rischiano di restare senza soccorsi. 
I conti li fa con molto senso pratico Giovanni Mura, presidente dell'associazione Misericordia: «Sassari ha tre ambulanze di base in servizio. Se immobili davanti all'ospedale ce n'erano 14 comprese quelle di Sorso, Sennori, Ossi, Castelsardo, Campanedda e Osilo significa che tutto il circondario era senza ambulanze. Se fosse arrivata un'altra richiesta di soccorso, il 118 avrebbe rischiato di non avere nessuno da mandare». 
Infatti mentre un'ambulanza aspetta di consegnare un malato all'ospedale, da qualche altra parte della città potrebbe esserci qualcuno che ha bisogno proprio di quell'ambulanza. Ma il mezzo non può muoversi. È prigioniero di un sistema che dovrebbe garantire le emergenze e che, invece, rischia di crearne di nuove. 
È l'ennesimo paradosso della sanità sassarese. Questa volta a denunciarlo sono le associazioni di volontariato che garantiscono una parte fondamentale del servizio di emergenza territoriale. Anpas Sardegna, Federazione regionale delle Misericordie e Avis hanno deciso di mettere nero su bianco quello che accade quotidianamente davanti al Santissima Annunziata. Una lettera durissima, indirizzata ai vertici dell'Aou, alla Regione e, per conoscenza, all'Areus, al prefetto e al sindaco Giuseppe Mascia. La richiesta è semplice: un incontro urgente, prima che una situazione già compromessa finisca per paralizzare anche il servizio di soccorso del territorio.
Il primo problema è quello delle attese. Ore, non minuti. Le ambulanze arrivano con i pazienti, ma il passaggio al personale ospedaliero può trasformarsi in una lunga sospensione. Si aspetta prima del triage, si aspetta dopo, si aspetta che qualcuno possa prendere formalmente in carico il malato. Nel frattempo le barelle restano occupate, gli operatori non possono lasciare il paziente e i mezzi di soccorso diventano inutilizzabili.
Le conseguenze non si fermano davanti all'ingresso dell'ospedale. Quando le ambulanze di Sassari restano bloccate, la centrale del 118 può essere costretta a chiamare i mezzi delle postazioni dell'hinterland. Un soccorso che dovrebbe partire dalla città viene così affidato a un equipaggio più lontano. E anche il territorio dal quale quel mezzo viene prelevato rischia di ritrovarsi con una copertura ridotta. Un effetto domino pericolosissimo.
Ma c'è un'altra questione, forse ancora più delicata. Di chi è la responsabilità di un paziente che si trova già in ospedale, ma che non è stato ancora preso in carico dal Pronto soccorso? È una domanda tutt'altro che teorica.
Durante le attese, spiegano le associazioni, il malato resta affidato agli operatori dell'ambulanza. E se le sue condizioni peggiorano? Per questo i firmatari chiedono procedure precise e condivise, capaci di stabilire quando e come debba avvenire il passaggio di consegne.
Poi ci sono gli operatori. Persone che spesso svolgono il servizio di volontariato dopo una giornata di lavoro, sottraendo tempo alla famiglia e alla vita privata. Arrivano per accompagnare un paziente e non sanno quando potranno tornare a casa. «Capita di restare bloccati anche due ore oltre la fine del turno – racconta Mura – un volontario che dovrebbe smontare alle 20 finisce alle 22, qualche volta persino alle 23. E magari il giorno dopo deve andare a lavorare». E non ci sarebbero neppure spazi adeguati dove aspettare, né servizi igienici dedicati. Le associazioni avvertono che queste condizioni rischiano di scoraggiare i volontari e provocare, alla lunga, un abbandono del servizio. 
Neppure parcheggiare un'ambulanza, a quanto pare, è un'operazione scontata. Gli spazi riservati ai mezzi di soccorso sarebbero insufficienti o inadeguati. 
Così gli autisti, in diverse circostanze, sarebbero costretti a fermarsi lungo viale Italia, con il rischio di intralciare il traffico e di incorrere in contestazioni per una sosta che non hanno praticamente alternative per evitare.
E come se tutto questo non bastasse, nella lettera compare anche una denuncia particolarmente grave: insulti e minacce rivolti agli autisti delle ambulanze da parte di soggetti che operano nell'area ospedaliera. Le associazioni chiamano in causa personale della vigilanza e addetti della società incaricata del trasporto sanitario interno.
È un preoccupate cortocircuito dentro un sistema già in affanno. Sul tavolo, in fondo, c'è una questione che riguarda tutti. Perché un'ambulanza ferma per ore davanti al Pronto soccorso è un grave controsenso. Le ambulanze servono a portare i malati in ospedale. Non a restarci.

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