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Sassari

L’incompiuta

Sassari, materno infantile sempre più costoso: cantiere sospeso e progetto da rifare

di Giovanni Bua
Sassari il cantiere in viale San Pietro del nuovo Ospedale Materno Infantile
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Sassari il cantiere in viale San Pietro del nuovo Ospedale Materno Infantile

L’Aou certifica lo stop dei lavori: la ripartenza non prima di metà 2027

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Sassari Da 95 a 148 milioni di euro, 53 milioni in più rispetto al finanziamento iniziale. E una parte delle opere che dovrà essere sacrificata per far quadrare i conti. Tra cui due parcheggi per oltre 700 posti auto che, paradossalmente, sono indispensabili per ottenere l’agibilità delle nuove costruzioni.

Il nuovo materno infantile di Sassari è sempre più costoso e sempre più lontano. La sospensione dei lavori è ufficiale e il cantiere resterà fermo almeno fino alla prima metà del 2027. Per vedere completato il nuovo ospedale bisognerà invece aspettare il 2030. Sempre che non arrivino altri intoppi. A mettere nero su bianco cifre e difficoltà è la relazione che accompagna il bilancio di previsione 2027-2029 dell’Aou, che fotografa l’ennesimo stop di una delle più clamorose incompiute della sanità isolana.

Dieci anni Una storia infinita, cominciata quasi dieci anni fa. Il 15 giugno 2018, alla presenza dell’allora presidente della Regione Francesco Pigliaru, dell’assessore alla Sanità Luigi Arru e dei vertici delle istituzioni locali, veniva celebrata la consegna dei lavori per il nuovo complesso ospedaliero. L’appalto, aggiudicato al raggruppamento guidato da Salc insieme a Gemmo e all’impresa Giuseppe Angius, valeva 71 milioni, su un finanziamento complessivo di 95. Ma dopo la demolizione del Palazzo rosso di viale San Pietro il cantiere si fermò. Prima le interferenze con gli impianti esistenti, poi le sospensioni del 2019, quindi la bocciatura del progetto esecutivo in Conferenza dei servizi nel 2020 per un vizio amministrativo.

Anni trascorsi tra carte, revisioni e verifiche, fino all’approvazione del progetto nel giugno 2024, già accompagnata dallo stralcio di alcune opere per mancanza di fondi. La prima pietra Il 14 febbraio 2025 arriva finalmente la posa della prima pietra, tra applausi, strette di mano e promesse. Il cronoprogramma prevede 1.650 giorni di lavori. Ma anche quella ripartenza si rivela illusoria. Esplodono le contestazioni tra l’Aou e l’impresa, si moltiplicano le richieste di modifiche, le sospensioni e gli interventi del Collegio consultivo tecnico.

A novembre l’Azienda arriva a contestare gravi inadempimenti all’appaltatore, aprendo la strada alla richiesta di risoluzione del contratto, restituita dal Collegio per vizi formali. Salc respinge le contestazioni e si rivolge alla Regione, denunciando gli ostacoli posti dalla direzione lavori. Un braccio di ferro che si consuma mentre il cantiere resta immobile.

La paralisi Adesso la relazione dell’Aou ricostruisce le cause della paralisi dal punto di vista dell’Azienda. Il primo problema riguarda il gruppo dei progettisti indicati dall’appaltatore, che secondo il documento non risulta più operativo nonostante l’obbligo contrattuale di garantirne la presenza fino al completamento dei lavori. Il secondo è ancora più pesante: il progetto esecutivo viene definito non cantierabile, soprattutto per carenze iniziali e per le modifiche intervenute dopo gli stralci delle opere.

La relazione richiama anche le valutazioni del Collegio consultivo tecnico, intervenuto sulle modifiche progettuali e sulla ridefinizione degli interventi. Prima di ricominciare sarà necessario ricostituire il gruppo di progettazione, rivedere gli elaborati, completare la modellazione digitale BIM prevista dal contratto e sottoporre il progetto a una nuova verifica tecnica.

Unilaterale Come se non bastasse, si è aggiunta la risoluzione unilaterale del contratto da parte dei professionisti incaricati della direzione lavori, distinta dalla richiesta di risoluzione dell’appalto avanzata dall’Aou nei confronti dell’impresa. Per ricostituire la struttura incaricata di seguire il cantiere servirà una nuova gara.

Sul fronte economico la relazione certifica la dimensione del problema. L’adeguamento dei prezzi del 2024 e le modifiche progettuali hanno fatto lievitare il fabbisogno a 148 milioni, circa il 56 per cento in più rispetto ai 95 milioni originari. La Regione ha già assegnato un finanziamento aggiuntivo di 20 milioni, portando le risorse disponibili per l’intervento a 115 milioni. Ma nel frattempo i costi sono cresciuti molto di più: rispetto al fabbisogno indicato dall’Aou mancano ancora 33 milioni. E l’ulteriore aumento dei prezzi rende necessario ridimensionare nuovamente le opere da realizzare.

I tagli I tagli hanno già investito una parte importante dell’intervento. Dal progetto originario sono state stralciate la ristrutturazione completa delle stecche bianche, diversi lavori al Palazzo Clemente e due parcheggi per oltre 700 posti auto. Opere che non possono essere semplicemente cancellate: la stessa Aou sottolinea che alcuni interventi sono indispensabili per ottenere le certificazioni antincendio degli edifici e che i parcheggi sono necessari per rispettare i requisiti urbanistici legati all’agibilità delle nuove costruzioni. Per questo l’Aou ha chiesto ulteriori finanziamenti e ne ha inserito la costruzione nella programmazione 2027-2029.

Resta invece prevista la costruzione del nuovo edificio dedicato a ginecologia, ostetricia, pediatria e neonatologia, insieme ai collegamenti tra i padiglioni ospedalieri, alle torri ascensori, al nuovo corpo destinato a ingresso e ambulatori su viale San Pietro e alla viabilità interna di collegamento con l’area delle Malattie infettive. Opere che comunque esistono solo sulla carta, in attesa dell’ennesima ripartenza,

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