Diciannovenne aggredito a Sassari, il racconto choc della vittima: «Mi hanno chiesto una sigaretta, poi il pestaggio»
Luca ha perso un dente, ha riportato la frattura della mandibola e, cadendo a terra, ha battuto la testa
Sassari Le canzoni di Iron Maiden e Metallica nelle cuffie, l’ultima cosa bella di quella sera. Poi la musica si è fermata. «Ce l’hai una sigaretta?». «No, ho smesso di fumare» è stata la risposta a quei tre giovanissimi che lo avevano appena accerchiato. All’improvviso gli hanno strappato gli auricolari e gli hanno sferrato due pugni, uno a destra e uno a sinistra: ha perso un dente, ha riportato la frattura della mandibola ed è caduto a terra, battendo anche la testa.
Luca ha 19 anni, studia al liceo musicale e venerdì sera stava tornando a casa, nel quartiere di Latte Dolce, dopo aver suonato con i compagni della banda Canepa. Il tamburo rullante tra le mani durante le prove, la chitarra elettrica che lo aspettava nella sua stanza. Una serata normale, una di quelle che finiscono con il pensiero di arrivare nella propria cameretta e godersi ancora un po’ la propria musica.
Tre ragazzini lo hanno circondato e picchiato con una ferocia impossibile da comprendere, poi sono fuggiti, lasciandolo sanguinante e terrorizzato. Un ragazzo di 19 anni, colpito mentre stava semplicemente rientrando a casa. Senza aver fatto nulla per meritare tanta ferocia, posto che non debba esistere mai un motivo per giustificare la violenza.
Tutto è successo venerdì sera 6 novembre, intorno alle 21, a Latte Dolce. Luca era rientrato in autobus dopo aver trascorso alcune ore con gli amici della banda Canepa. Aveva preso il mezzo in via Tavolara e, una volta sceso alla fermata di via Cilea, a 40 metri da casa, aveva percorso a piedi il breve tratto che lo separava dalla sua abitazione. Le cuffie alle orecchie, la musica a fargli compagnia. Aveva appena infilato la chiave nel cancello quando è stato circondato da tre ragazzi, uno gli ha chiesto una sigaretta, Luca ha risposto che aveva smesso di fumare. A quel punto il gruppetto ha spostato l’attenzione verso i suoi auricolari: glieli hanno strappati e gettati a terra. Subito dopo sono arrivati i pugni.
Per il diciannovenne è stato uno choc. Non gli era mai capitato di essere aggredito, non aveva mai conosciuto la paura di trovarsi davanti qualcuno pronto a colpirlo senza motivo. Frastornato, dolorante e con il volto coperto di sangue, è riuscito comunque a prendere il telefono e a chiamare il padre, che lo ha raggiunto in pochi minuti.
L’uomo si è trovato davanti a una scena terribile: il figlio ferito, sanguinante e sconvolto. «Era una maschera di sangue – ha raccontato ieri dall’ospedale – aveva il terrore negli occhi. Ho immediatamente chiamato il 118 perché non mi sono fidato a caricarlo in macchina e portarlo in ospedale, temevo potesse avere qualche lesione in zone delicate del corpo». Il personale sanitario è arrivato in pochi minuti e ha accompagnato Luca al pronto soccorso. Gli accertamenti hanno evidenziato la frattura della mandibola e la perdita di un dente. Per la lesione sarà necessario un intervento chirurgico maxillo-facciale. I medici stavano inoltre valutando le conseguenze del colpo alla testa, per escludere ulteriori complicazioni. Dovrà essere ricoverato e sarà un lungo e difficile percorso di guarigione.
In tutta questa brutta storia ciò che colpisce, oltre alla violenza dell’aggressione, è il contesto in cui è maturata. Luca è un ragazzo buono, gentile e disponibile con tutti. Un giovane che divide il proprio tempo tra lo studio al liceo musicale, la chitarra elettrica, la banda, gli amici e le passioni della sua età. Una quotidianità semplice che venerdì sera è stata travolta da un episodio che difficilmente il 19enne riuscirà a dimenticare. Perché oltre alle conseguenze fisiche non bisogna dimenticare quelle psicologiche che un’aggressione simile può lasciare in un ragazzo abituato a fidarsi del prossimo, incapace di provocare del male agli altri. Cresciuto in un ambiente sano, in una famiglia perbene.
Sabato 7 novembre, dopo aver ricevuto il referto medico, i genitori di Luca hanno formalizzato la denuncia ai carabinieri e ora saranno le indagini a chiarire ogni aspetto dell’aggressione e a individuare i responsabili.
Adesso per Luca comincia un percorso di cure e recupero: l’intervento chirurgico e la convalescenza. Ma anche il difficile compito di ritrovare quella serenità che gli è stata strappata davanti al cancello di casa. L’auspicio è che possa tornare presto a fare ciò che ama, senza portarsi dietro la paura di una sera che non avrebbe mai dovuto vivere.
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