La Nuova Sardegna

L'intervista

Fumettibrutti: «Dove sono le donne trans?»

di Paolo Ardovino
Fumettibrutti: «Dove sono le donne trans?»

A Cagliari e Sassari la presentazione dell'ultimo libro dell'illustratrice e attivista “Tutte le mie cose belle sono rifatte”: «Michela Murgia mi ha dato gli strumenti per capire la società»

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Nome di spicco dell’illustrazione italiana e intellettuale dei diritti civili, Josephine Yole Signorelli, in arte Fumettibrutti, fa una doppia tappa nell’isola per presentare la graphic novel “Tutte le mie cose belle sono rifatte” (Feltrinelli).

Oggi incontro a Cagliari, nell’ambito dei festival Éntula e Rainbook, al Polo bibliotecario Falzarego 35 alle 18.30. Con lei dialogherà Martina Floris. Domani, 29 marzo, è a Sassari, anteprima del festival Liquida all’Ex-Ma.Ter alle 18. Accanto all’autrice ci sarà Minerva Uzzau.

Il volume viene presentato come «una costruzione e ricostruzione, intima e pubblica, personale e politica» di lei, ragazza trans nell’Italia di oggi. «Parlo di cose anche drammatiche, sono avvenimenti che accadono, non dico tutti i giorni, ma spesso. Realtà di tante persone di cui magari neanche veniamo a sapere, perché anche dopo la loro morte non vengono riconosciute come persone trans – osserva Fumettibrutti –. Una cosa importante, che ho cercato di trasmettere con questo libro, è avere consapevolezza che nei casi più tragici non è mai suicidio, dietro c’è sempre l’incitamento di altre persone».

Si dice preoccupata, l’autrice, «da questa ondata di odio che negli ultimi mesi si sta riversando ovunque». Un’ondata aumentata da una narrazione della politica «dove è passato il messaggio che il politically correct sia finito e ora si possa dire tutto». Yole Signorelli parla in una pausa tra uno schizzo e l’altro, sta disegnando una vignetta per la giornata internazionale della visibilità transgender del 31 marzo. «Se mi piace la società in cui vivo? Penso che ognuno possa mettere un tassello pensando alle generazioni giovani, non puoi credere di vedere subito dei risultati». E fa chiarezza: «Parlare della mia condizione trans non significa non parlare più di altro. Trovo anacronistiche le dichiarazioni di tutte le persone che parlano di transizione senza sapere nulla e non possiamo fare notizia solo quando moriamo». Ed è disarmante quando afferma, nell’occidente trumpiano di oggi: «È difficilissimo ottenere i diritti, toglierli è un attimo».


Come faro e ispirazione cita infine Michela Murgia, «aveva la capacità straordinaria di farti vedere due metri più in là di ciò che riuscivi a capire». L’intellettuale di Cabras, spiega Fumettibrutti, «mi ha dato gli strumenti per analizzare la società. Diceva: transfemministe e femministe partono da un dolore per cambiare il mondo, quando ho trovato il mio ho capito che molte cose che davo per scontate non lo sono. Lei chiedeva “dove sono le donne?”. Io direi ora: “dove sono le donne trans?”. Il fatto che siano invisibili fa pensare siano delle piccole eccezioni. Invece siamo tante, e non troviamo un posto in questa società».
 

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