La Nuova Sardegna

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Buon Gusto – speciale All you can eat

Rio Churrascaria, la sfida ai sassaresi di Max il cinese: «Vieni e mangia a crebbaddura!»

di Luigi Soriga
Rio Churrascaria, la sfida ai sassaresi di Max il cinese: «Vieni e mangia a crebbaddura!»

Carne brasiliana più buffet italiano e uno slogan ad alto rischio. Un cliente l’ha preso alla lettera: 18 birre a cena

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Compà, fisico ne hai? Ci vuole coraggio, e una certa dose di incoscienza, a sfidare un sassarese su un terreno così scivoloso: quello del mangiare a volontà. Max il Cinese, 43 anni, titolare della Rio Churrascaria, qualche volta se l’è vista brutta davvero. Perché qui non si scherza: formula all you can eat, cucina italo-brasiliana, e uno slogan che è già una dichiarazione di guerra: «Vieni, e mangia a crebbaddura!». Il problema è che qualcuno l’ha preso alla lettera. «Diciamo che mi sono capitati tanti professionisti del mangiare e anche del bere», racconta Max, con quel tono a metà tra orgoglio e rassegnazione.

«Abbiamo la formula: prima consumazione a 3 euro, tutte le altre a 99 centesimi. C’è stato uno che si è bevuto 18 birre mentre mangiava. 18!!! Quello era cintura nera. Professionista top, di altissimo livello». Per fortuna, a un certo punto, arriva la statistica. E la statistica, si sa, è l’unica cosa che riesce a fermare anche i più allenati. Max la spiega così, come se stesse parlando di meccanica industriale: «Una persona non può ingurgitare più di 400-450 grammi di roba mista tra bere e mangiare. La cisterna è un litro: puoi riempirla di un litro, non di sei o sette. Puoi avere anche la volontà di mangiarti il mondo, ma il mondo non ci entra». E infatti: «Per assaggiare tutto devi tornare almeno tre o quattro volte».

Dietro l’abbondanza, però, c’è un’idea precisa. E anche una cultura. Il giro del churrasco non è anarchia, è rito. È gerarchia: «Si parte sempre dal pollo», spiega Max. «È la base, la carne più povera. Poi maiale, tacchino, e solo dopo aver fatto il fondo nella pancia, si sale: manzo, picanha, i tagli più importanti». In Brasile, aggiunge, «ti servono anche la fagiolata con il riso», dice ridendo, «il sassarese ti risponde: compà, mangiatelo tu il riso, che sei cinese. Oppure: i fagioli ce li ho a casa, non vengo da te per mangiare fagioli». Tradotto: la cucina popolare brasiliana, qui, deve essere adattata, non spiegata. Anche perché i numeri non perdonano. I posti della Rio Churrascheria sono circa cento. Il prezzo è basso, si lavora di quantità. Quindi «devi fare tanti numeri, tutti i giorni. Almeno 78 coperti».

Ed è lì che Max diventa, quasi per caso, attore protagonista della sua stessa storia. «Ho provato con i food blogger, volevo dei video. O avevano sempre appuntamenti, o se la tiravano. 2000 euro a clip. Poi un amico mi ha detto: Max, ma perché non te li fai tu?». Detto, fatto. Ed è così che, da ristoratore, diventa anche personaggio. «Io avevo la qualità, ma nessuno mi conosceva. Con quei video, invece, mi conoscono». L’idea iniziale era un’altra: churrascaria più sushi. «Mi ispiravo al Temakinho di Milano», racconta. «Poi ho capito che a Sassari la gente viene per il prezzo, non solo per la qualità. Il sushi buono non viene apprezzato abbastanza. Qui si fa la guerra su chi costa meno». Risultato: cambio secco di rotta. «Sarebbe stato da kamikaze buttarmi in quella mischia. Troppa concorrenza. Allora ho trasformato tutto: italiano e brasiliano, tanta quantità, qualità solida e prezzi chiari». E i prezzi, Max, li snocciola come un listino di battaglia: 12,90 euro a pranzo, dal lunedì al venerdì: buffet e carni di pollo e maiale. 20,90 euro menu classico a pranzo: buffet e tutte le carni. 25,90 euro la sera: antipasti serviti e nove tagli di carne. Così nasce Rio Churrascaria: non da un’idea di lusso, ma da una lettura lucida della “sassareseria”. «Qui la gente preferisce mangiare tanto e spendere poco». E magari, il giorno dopo, raccontare le sue imprese a tavola.

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