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BuonGusto – Speciale Home restaurant

A Riola Sardo i sapori del passato: in tavola le ricette di fine Ottocento

di Caterina Cossu
A Riola Sardo i sapori del passato: in tavola le ricette di fine Ottocento

Al “Nonna vecchia” i ravioli e le polpette sono quelli della bisnonna di Domenico Ari

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Le ricette sono “vecchie” come la bisnonna che Domenico Ari ha conosciuto fino ai suoi 5 anni, nata nel 1889 ma poi mancata nel 1982. Alla famiglia, ha lasciato in eredità tutto il suo sapere tra i fornelli. «I ravioli che facciamo ai miei clienti sono proprio i suoi, sfoglia e ripieno. Li proponiamo nelle varianti che faceva lei, con la ricotta o con lo stracotto di maiale. Così come sono le sue le polpette, che immancabilmente chi torna a trovarci mi chiede di trovare in tavola. Qui si sente il sapore di casa, di quelle pietanze che mangiavamo da piccoli e oggi non propone quasi più nessuno nei locali. Anche a questo serve l’Home restaurant: a riportare alla mente i ricordi, con il gusto».

Nonna vecchia” è al suo quarto anno di attività: una casa campidanese nel cuore di Riola Sardo, sulla via dei mari della costa ovest, dove i proprietari, l’ex sindaco del paese e sua moglie Valeria Serra declinano il ricettario di famiglia con passione e cura. «La cuoca è mia moglie, io sono umile cameriere e, tra un bicchiere di vino e un aneddoto, intrattengo i clienti. È un ruolo che mi piace molto – racconta Ari –. Gli ingredienti che usiamo in cucina sono quelli dei nostri campi, dall’olio degli uliveti alle zucchine e alle melanzane che pianto io stesso, fino alle verdure di stagione come i carciofi, o alla frutta. La cucina qui è contadina, a chilometro zero, genuina e biologica, e le ricette sono quelle della tradizione. Anche nella variante vegetariana, che è egualmente apprezzata».

Nel menù si trovano specialmente i piatti della tradizione: dalla petza imbinada, ovvero la carne cotta nel vino rosso, alle costine di maialetto, fino alle insalate di ceci e alle verdure ripiene, chiamate con un po’ d’ironia “sushi vegetariano”. Ogni pietanza messa sul tavolo ha poi l’ingrediente in più dell’eredità culinaria ultracentenaria. Gli antipasti sono con sottoli, insaccati e formaggi del circondario, dove non mancano aziende agricole. Il locale dove si pranza e si cena, che ha un’ampiezza di circa 40 metri quadri, può contenere fino a una decina scarsa di coperti. «La sala è spartana e non puntiamo certamente sul lusso. Il clima è raccolto, pagu genti, bona festa si dice qui, che vuol dire pochi ma buoni», scherza.

Per l’Home restaurant il momento di punta per le presenze è certamente durante la stagione estiva, con i picchi tra luglio e agosto. La casa con il bel tempo apre anche il giardino ai riscontri positivi soprattutto dei turisti. «La posizione strategica di passaggio sulla statale 292 aiuta, ma è certamente il passaparola che ci ha gratificato in questi anni – va avanti il padrone di casa –. Ci sono persone che tornano di anno in anno, da pochissimo ho avuto un tavolo di svedesi che ha finito per bere vicino con il vicino tavolo di veneti. Si crea un ambiente speciale di cui vado molto orgoglioso, ma è certamente la dimensione della casa che aiuta a creare legami, che durino il tempo della tavola o negli anni, come tanti affezionati che tornano di anno in anno».

Per il turista, l’Home restaurant è un impagabile assaggio di realtà: «Per i non sardi è un’esperienza diversa dal classico locale, verace e genuina, ma è una formula che piace tantissimo anche ai locali. Per noi, enormemente appagante di una scelta coraggiosa fatta dopo il Covid e di cui mai in tutto questo tempo ci siamo pentiti».

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