La Nuova Sardegna

L'intervista

Maurizio Battista: «Il successo è arrivato senza essere mai stato a Zelig o al Costanzo Show»

di Alessandro Pirina
Maurizio Battista: «Il successo è arrivato senza essere mai stato a Zelig o al Costanzo Show»

Il comico porta il suo spettacolo a Cagliari e Golfo Aranci: «Sono innamorato delle barzellette di Benito Urgu»

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Uno, nessuno, centomila. Pirandello non c’entra nulla. Maurizio Battista ha solo preso in prestito il titolo del capolavoro pirandelliano per il suo show che, dopo il tutto esaurito del Teatro Olimpico di Roma, sta raccogliendo sold out da nord a sud della penisola. E ora arriva in Sardegna: domani, 28 luglio, alle 21.30 all’Arena Fiera di Cagliari e mercoledì, 29 luglio, alle 21.30 all’Arena del Mare di Golfo Aranci in piazza Cossiga. Tra risate, paradossi e momenti di irresistibile comicità romanissima, Battista accompagna il pubblico in un viaggio dentro le debolezze, le incoerenze e i piccoli vizi quotidiani.

Battista, qual è la prima persona che ha fatto ridere?
«La prima che ho fatto piagne, semmai? Mi madre, e anche per un lungo periodo. Diciamo che ero un bambino vivace, esuberante, problematico».

Quando ha capito che faceva ridere?
«La comicità ce l’ha o non ce l’hai. Se non ce l’hai puoi acquistare qualche tecnica, ma servono talento, umiltà, abnegazione. Un artista deve avere il piacere di condividere tutto, anche le cose brutte. Dalla fistola alle separazioni. Io nei miei spettacoli ci metto dentro tutto. Il comico deve raccontare il suo villaggio, il suo vissuto».

Da ragazzino chi la faceva ridere?
«Da piccolo andavo al Puff di Lando Fiorini: lì li ho conosciuti tutti, da Gullotta a Montesano. Ma quando mi chiedono chi è il mio punto di riferimento non ho dubbi: Aldo Fabrizi. Lo abbiamo visto esporsi politicamente, o dire cose brutte? No, lui raccontava quello che vedeva».

Quando ha capito di avere raggiunto il successo?
«Non l’ho capito ancora adesso: è tutto un working progress».

L’incontro della vita?
«Il mio primo vero programma è stato “Assolo” su La7. Lì mi sono potuto confrontare con chi era un grande nome. Ma sinceramente in trent’anni di carriera nessuno mi ha mai dato una mano per fare il salto di qualità. Non lo dico con rancore. Non mi hanno chiamato a Zelig quando faceva 10 milioni di telespettatori, non sono mai andato al Costanzo Show o a Domenica in. Mi sento un po’ un eroe: nonostante tutto il successo è arrivato lo stesso».

Qualche serata no?
«Può capitare, ma bastano 10 minuti per raddrizzarla. Per me è importante che la prima fila sia a un solo metro da me».

La prima volta in Sardegna?
«Fu a Cagliari. Mi sembrava assurdo: stavo prendendo l’aereo per andare a fare una serata. Io che ero abituato a spostarmi di 30-40 chilometri massimo...».

Com’è il pubblico sardo?
«Se superi il pubblico di Legnano puoi stare tranquillo ovunque, ti sembra di essere in un villaggio Valtur, a una cena tra amici. A Cagliari e Golfo Aranci porto con me Antonio Mezzancella, il più forte di tutti».

Nel dibattito sul politically correct dove si pone?
«Io credo si possa scherzare su tutto, ma sempre nel rispetto dell’altro. L’insulto non va bene. Io sto attento a quello che dico: l’educazione prima di tutto».

Rimpianti nella carriera?
«Nella carriera e nella vita: mi dispiace che mio padre e mia madre non stiano vedendo quello che di buono ho fatto in questi anni».

Oggi chi la fa ridere?
«È difficile farmi ridere, vedo troppe tecniche scontate. Ma ho un bellissimo ricordo di Benito Urgu, arrivò a Colorado con Frassica. Una persona perbene e un genio della comicità: mi sono innamorato di quando racconta le barzellette».
 

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