Ed Sheeran nella bufera, gli artisti lasciano il tour dopo l’esclusione di Macklemore
Roger Waters attacca il cantante britannico, Finneas e altri musicisti si ritirano per protesta
Londra Roger Waters entra a gamba tesa nella polemica che sta investendo il tour di Ed Sheeran. Il cofondatore dei Pink Floyd, da tempo schierato a sostegno della causa palestinese, ha pubblicato sui social un video in cui attacca duramente il cantautore britannico dopo l’esclusione di Macklemore dalle prossime tappe statunitensi del “Loop Tour”. Secondo Waters, il rapper americano avrebbe scelto di «fare la cosa giusta», mentre Sheeran avrebbe imboccato la strada opposta.
Il caso, intanto, si è allargato. Quattro musicisti legati alla tournée hanno annunciato il ritiro in solidarietà con Macklemore: Finneas, fratello e collaboratore di Billie Eilish, il cantautore irlandese Aaron Rowe, la band folk irlandese Beoga e il gruppo danese Lukas Graham. Le loro posizioni nel tour, però, erano diverse: Rowe e Lukas Graham erano attesi nelle successive date statunitensi, i Beoga accompagnavano Sheeran sul palco in alcuni brani, mentre Finneas avrebbe dovuto partecipare alle tappe sudamericane previste più avanti nell’anno.
Tutti hanno motivato la scelta con la volontà di difendere la libertà degli artisti di esprimersi sulla guerra a Gaza e sulla condizione dei palestinesi. Finneas ha scritto che gli artisti non dovrebbero essere messi a tacere quando prendono posizione «a favore degli oppressi». Rowe, pur ricordando il rapporto personale e professionale con Sheeran, ha spiegato di non poter proseguire come se nulla fosse. Anche i Beoga e Lukas Graham hanno criticato le pressioni che, a loro giudizio, hanno portato all’allontanamento di Macklemore.
Sheeran ha però respinto l’idea di essere stato personalmente responsabile dell’esclusione. Il promoter americano Messina Touring Group ha dichiarato che diverse strutture destinate a ospitare i concerti avevano comunicato che non avrebbero accettato Macklemore nel cartellone e che la sua presenza avrebbe potuto determinare la cancellazione delle date. Il cantante britannico ha riferito di aver discusso per giorni con promoter e gestori degli stadi nel tentativo di trovare una soluzione, senza riuscirci.
Sheeran ha inoltre spiegato di essere profondamente colpito dalle sofferenze provocate dal conflitto israelo-palestinese, ma di voler mantenere i propri concerti come spazi capaci di riunire persone con idee e provenienze differenti. Ha riconosciuto a Macklemore il diritto di battersi pubblicamente per ciò in cui crede, sostenendo però che possano esistere approcci diversi verso un obiettivo comune, quello della pace.
La vicenda era esplosa dopo i concerti del 4 e 5 settembre al MetLife Stadium, nel New Jersey. Macklemore, vero nome Benjamin Hammond Haggerty, aveva pronunciato dal palco un discorso a sostegno dei palestinesi, invocato una «Palestina libera» e cantato “Hind’s Hall”, brano pubblicato nel 2024. Il titolo richiama Hamilton Hall, edificio della Columbia University occupato durante le proteste studentesche pro-Palestina e ribattezzato simbolicamente in memoria di Hind Rajab, la bambina palestinese uccisa a Gaza nel gennaio 2024. Durante l’esibizione erano state inoltre proiettate immagini provenienti da Gaza e dalla Cisgiordania.
Dopo quei concerti l’Israeli-American Council aveva promosso una petizione per chiedere l’esclusione del rapper, accusandolo di avere trasformato l’apertura dello show in un intervento politico unilaterale. L’organizzazione aveva inoltre chiesto a Sheeran e ai responsabili del tour di chiarire se il discorso, le immagini proiettate e l’esecuzione di “Hind’s Hall” fossero stati concordati in precedenza.
Alle critiche si era aggiunta StopAntisemitism, il cui post era stato inizialmente rilanciato anche da Pink. La cantante ha successivamente precisato di non volere censurare Macklemore e ha rivendicato, da ebrea, il diritto di esprimere le proprie paure per l’antisemitismo senza che queste vengano liquidate come propaganda. Allo stesso tempo ha ribadito il proprio sostegno alla tutela dei civili palestinesi, prendendo le distanze da letture troppo semplicistiche del conflitto.
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