La Nuova Sardegna

L’intervista

Lorella Cuccarini: «Heather Parisi? Mai più vista ma zero rancore. Ora sono campionessa di culurgiones»

di Alessandro Pirina
Lorella Cuccarini: «Heather Parisi? Mai più vista ma zero rancore. Ora sono campionessa di culurgiones»

La showgirl sbarca su Prime Video con “The Traitors”: «L’esperienza più surreale e folle ma anche più faticosa in 40 anni di carriera»

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L’abbiamo vista ballare il sabato sera, giocare la domenica pomeriggio, cantare a Sanremo e calcare i teatri più importanti d’Italia. Impossibile elencare tutto quello che Lorella Cuccarini ha fatto in oltre 40 anni di carriera. Anche perché la lista continua ad arricchirsi: l’ultima novità è “The Traitors”, da oggi su Prime Video, in cui diversi personaggi, tra cui appunto la “più amata dagli italiani”, si sfidano in un gioco di alleanze, sospetti e tradimenti.

Lorella, cosa l’ha convinta ad accettare questa sfida?

«È un game e a me nella vita piace giocare. Mi attirava l’idea di misurarmi con un programma così distante da quelli fatti finora. Mi sono buttata senza sapere nulla ed è stata l’esperienza più surreale, folle e divertente, ma anche la più faticosa, in 41 anni di tv».

Nel gioco si parla di tradimento e fiducia. Lei è stata più traditrice o tradita?

«Faccio parte della famiglia dei traditi. Non mi passa per la testa l’idea di tradire qualcuno, mentre in passato mi è capitato di essere tradita in amore e anche nel lavoro».

Ha iniziato a ballare da bambina: era quello il suo sogno?

«Il mio sogno era ballare e trasformare questa passione in un mestiere. Poi mi sono appassionata ai musical e ai film musicali e ho iniziato a coltivare l’idea di diventare un personaggio a tutto campo».

Cosa prova nel rivedersi in quella prima puntata di Fantastico del 5 ottobre 1985?

«Mi faccio molta tenerezza. Sapevo che sarebbe stato un momento unico. Pensavo di vivere un attimo di luce per poi tornare a fare la ballerina di fila, come nei due anni precedenti. Mai avrei immaginato che sarebbe stato il trampolino di lancio di una carriera così lunga. Mi rivedo con tutte le mie insicurezze e lo stupore di quando Pippo mi scelse: non riuscivo a capire cosa vedesse in me».

Pippo Baudo è stato fondamentale nella sua carriera. Avete mai litigato?

«Litigato no, ma non dimentico la ramanzina che mi fece due giorni prima della prima puntata. Avevo avuto un incidente in auto e mi ero fatta molto male. Lo chiamai subito per avvertirlo: avevo già registrato la sigla, “Sugar Sugar”, ma temevo che mi lasciasse a casa. Alla conferenza mi fece una ramanzina incredibile: il rimprovero di un padre che si era preso una grande paura».

Con Marco Columbro ha formato una delle coppie televisive più amate.

«Quando uscì la notizia del mio matrimonio con Silvio (Testi, ndr) ricevetti tantissime lettere di persone che si sentivano tradite, convinte che con Marco fossimo una coppia anche nella vita. A lui voglio un mondo di bene».

Maria De Filippi è un altro grande incontro della sua carriera.

«Ci siamo ritrovate davanti a un caffè per fare due chiacchiere, senza alcun progetto in vista. Abbiamo parlato anche di “Amici” e le ho raccontato la mia passione per lo show. Un mese dopo mi ha chiamata: “Ti piacerebbe fare Amici?”. È iniziata così un’avventura che mi ha portata in questa grande famiglia. Ad Amici mi sento a casa».

Lo show che le ha regalato la soddisfazione più grande?

«Escludendo il debutto a Fantastico, dico “Buona domenica”, la prima diretta di Canale 5. Era un programma artigianale, nato in azienda. Sei ore di diretta con un clima festoso in studio che arrivava immediatamente al pubblico a casa».

E quello che, potendo tornare indietro, non rifarebbe?

«Tutte le esperienze, anche quelle meno riuscite, servono. Ma dico “Scommettiamo che. ..” con Marco. Accettare non fu la scelta migliore: a volte certi programmi invecchiano ed è meglio lasciarli invecchiare».

A Sanremo ha ricoperto tutti i ruoli: conduttrice, cantante, giurata e ospite. Le manca solo la direzione artistica…

«Non mi ci butterei mai: per un anno bisognerebbe lavorare solo a quello. Ma Sanremo è uno show bellissimo, che dà visibilità. Lo rifarei? Perché no, ma non è nei miei pensieri».

A Verissimo Heather Parisi ha detto che lei è una sua scoperta.

«Ovviamente non è andata così. La storia è storia e non si può cambiare, anche per rispetto a Pippo. Per il resto, non provo alcun risentimento».

Se la incontrasse, come si comporterebbe?

«Non la vedo dal 2016. Ci siamo lasciate con quell’abbraccio e sono serena nei suoi confronti. Col tempo ho capito che i nodi che non riesci a sciogliere fanno male solo a te».

Ad Amici ha incontrato tanti talenti, tra cui le sarde Martina Miliddi e Carola Puddu. Cosa l’ha colpita di loro?

«Carola era nella squadra di Alessandra (Celentano, ndr), ma l’ho sempre apprezzata per la tecnica e le qualità espressive. Martina è stata una mia allieva nel primo anno: arrivò come ballerina di latinoamericano e con me fece esperienze completamente diverse. È sbocciata, poi ha lavorato con Fiorello e Stefano (De Martino, ndr) l’ha presa sotto la sua ala. Sono strafelice per lei: oggi ha tutti i colori che immaginavo avesse».

Ricorda la prima volta che è venuta in Sardegna?

«Mio padre era dirigente di una squadra di calcio, il Tuscania, e lo accompagnai a Cagliari: era la prima volta che prendevo l’aereo. Poi sono tornata con Silvio, appena fidanzati, per conoscere i suoi genitori a Siniscola. Da allora quella casa è diventata anche la nostra».

Quali sono i suoi luoghi del cuore nell’isola?

«Tutta la zona intorno a Posada e Siniscola, ma mi ha colpita molto anche l’Ogliastra».

C’è un angolo della Sardegna che non ha ancora visitato?

«Mi manca il sud. Sono stata solo a Carloforte per girare “L’isola di Pietro” con Gianni (Morandi, ndr)».

Il suo video mentre prepara i culurgiones ha fatto il boom.

«La passione è nata prima a tavola: c’era una signora che li preparava e noi li portavamo a Roma. Poi, con mia figlia Sara, abbiamo deciso di imparare. Lei ha molta più pazienza di me e quest’estate, dopo tanti esperimenti, ha trovato la ricetta giusta. Abbiamo perfezionato soprattutto la chiusura, per ottenere la spiga. E vengono proprio buoni: in una giornata ne prepariamo anche 150...».

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