La Nuova Sardegna

Cagliari

Il delitto

Confessa l’omicidio con un messaggio alla fidanzata, ecco com’è stato incastrato l’assassino di Giovanni Musu

di Luciano Onnis

	Giovanni Musu, 53 anni, la vittima
Giovanni Musu, 53 anni, la vittima

In casa i carabinieri hanno trovato altri indizi nella casa del presunto omicida

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Carbonia «L’ho ammazzato io»: la confessione di aver ucciso Giovanni Musu, 53 anni, nel parco di Rosmarino, Willliam Serra l’ha fatta alla fidanzata con numerosi sms inviati dopo aver compiuto l’omicidio. Oggi pomeriggio, lunedì 26, i carabinieri della Compagnia di Carbonia hanno chiuso il cerchio delle indagini eseguendo il mandato di custodia cautelare in carcere emesso dalla Procura di Cagliari per l’ipotesi di reato di omicidio volontario, rapina aggravata e tentata distruzione di cadavere.

Esce invece “pulito” dalle stesse accuse l’altro indagato Marco Atzeni, che avrebbe avuto solo la sventura di trovarsi nel momento sbagliato nel posto sbagliato. Serra avrebbe tentato di coinvolgerlo nel delitto come corresponsabile, ma gli investigatori hanno accertato che con l’omicidio Atzeni non ha niente a che fare.

A inchiodare il presunto assassino sono state, oltre agli sms, le immagini di sistemi di video sorveglianza presenti nella zona del parco di Rosmarino che lo hanno ripreso mentre si dirigeva e andava via dalla pineta nell’ora in cui è stato compiuto il delitto, intorno alle 22 di venerdì 16. Ma ci sarebbero tanti altri elementi inconfutabili raccolti dai carabinieri – comprese testimonianze di un familiare della vittima e un amico – che hanno convinto il pubblico ministero a firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per William Serra.

Oggi pomeriggio i carabinieri si sono presentati nella sua abitazione e gli hanno notificato, eseguendolo, il provvedimento del magistrato. Poi lo hanno portato nella caserma di via Gramsci per la redazione degli atti, presente l’avvocato Fabio Basile, legale dell’indagato, e infine il trasferimento al carcere mandamentale di Uta.

Che la svolta fosse imminente lo si era percepito dal giorno dopo l’omicidio. I carabinieri della Compagnia di Carbonia, diretti dal capitano Matteo Scarpino, con il supporto dei colleghi del nucleo investigativo provinciale, coordinati dal maggiore Enrico Santurri, non hanno avuto un attimo di sosta, giorno e notte, per scoprire chi aveva assassinato Giovanni Musu. Un delitto orribile, compiuto con tredici coltellate alla schiena e all’addome e un taglio finale alla gola. Gli investigatori hanno puntato dritto agli ambienti frequentati dalla vittima, quelli dello spaccio e del consumo di droga. Il presunto assassino e la vittima si conoscevano benissimo e la sera di venerdì 16 gennaio ci sono stati fra i due numerosi messaggi per affari di droga, come documentato dai tabulati telefonici degli smartphone dei due.

L’appuntamento era intorno alla mezzanotte nel parco di Rosmarino, dove infatti i due si sono poi incontrati. Per motivi ancora ancora da chiarire, l’incontro si è trasformato in un regolamento di conti. William Serra avrebbe estratto un coltello e cominciato a sferrare fendenti all’impazzata contro il rivale, con la lama che è affondata per tredici volte nella sua schiena e in pancia – come emerso dall’autopsia -, più un taglio finale della gola quasi che l’accoltellatore volesse sincerarsi di aver ucciso il rivale.

Poi, per simulare una rapina o forse per compierla davvero, gli ha portato via il portafoglio e il cellulare. Ultimo atto, per cancellare ogni prova, il tentativo di bruciare il cadavere per eliminare ogni prova. Tentativo fallito perché le fiamme si sono auto estinte per l’umidità della notte, bruciando solo parzialmente gli arti inferiori della vittima. Quindi la fuga dal parco, e qui entrano in gioco diverse telecamere di circuiti di videosorveglianza attivi nelle vicinanze della pineta di Rosmarino. In uno di questi video si vede (6 minuti dopo la mezzanotte) un uomo incappucciato uscire dalla vegetazione del parco e dirigersi verso via Liguria.

Un minuto dopo la persona, con lo stesso abbigliamento e corporatura, ma non più mascherata, è ripresa da una videocamera in piazza Cagliari: era William Serra. Un’ora dopo, l’assassino è ricomparso in via Lazio, ma con abiti diversi.

E’ nei momenti precedenti che è comparso nella vicenda Marco Atzeni. Presente nel parco per conto suo, è stato lui ad avvistare un corpo ricoperto di sangue che bruciava. Si è precipitato fuori dal parco, e ha chiesto il telefono alla prima persona incontrata – nome e cognome sono agli atti - per avvisare i vigili del fuoco. Con l’arrivo dei carabinieri, avvisati dai vigili del fuoco, è cominciata la caccia all’assassino.

L’indomani mattina, gli investigatori della Compagnia – visti i filmati delle videosorveglianza – sono piombati in casa di William Serra e hanno sequestrato il telefonino, capi di abbigliamento con tracce di sangue, jeans con vari strappi come quelli apparsi nei filmati. Inoltre nella biancheria sporca un paio di calze scure slabbrate, umide e sporche di terra. Serra ha reso dichiarazioni come persona informata sui fatti, ammettendo di aver incontrato Musu nella pineta intorno alle 23 per acquistare da lui una dose di cocaina. Ha però sostenuto che fosse presente anche Marco Atzeni e di averlo lasciato nel parco assieme alla vittima quando lui si è allontanato. Questa versione è stata poi pienamente smentita dalle investigazioni successive.

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