La Nuova Sardegna

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La storia

Myriam, dermatologa di giorno e organettista la sera: «Suono la tradizione al femminile»

di Paolo Ardovino

	Myriam Costeri di Gavoi, dermatologa e suonatrice di organetto (con lo strumento nella foto di Frank Korapi)
Myriam Costeri di Gavoi, dermatologa e suonatrice di organetto (con lo strumento nella foto di Frank Korapi)

L’esordio a 11 anni, i concerti nelle piazze, poi la serata per Dolce e Gabbana. «In ospedale mi chiedono se ho una sorella musicista»

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Sassari Come storia personale, è una storia bellissima. Il titolo lo dà lei, ridendo: «Dermatologa di giorno, organettista di notte». Myriam Costeri ha poco più di dieci anni quando scopre l’organetto e inizia a suonarlo. Poi arrivano i palchi e i riflettori. Poi la passione da coniugare con la vita di tutti i giorni. E quindi diventa la dottoressa in camice che quando finisce il turno in ambulatorio indossa il vestito tradizionale. Come storia per la tradizione folk dell’isola, la sua è una pagina importante. La pagina che mette dei nomi femminili nella musica delle feste e delle piazze. Myriam ha dato vita al primo etnofolk ensemble tutto al femminile, “Su cunzertu antigu”. E la presenza di altre ragazze che oggi suonano sui palchi «ormai è sdoganata e penso di aver contribuito». Lo dice con orgoglio, non per vanto.

Le prime note Quando inizia, invece, non ci sono altre bambine con il sogno di suonare i balli tradizionali. «Ho imbracciato l’organetto a 11 anni con un maestro di musica di Gavoi, Francesco Urru. In un paese come il mio è stato naturale imparare quello che è un linguaggio comune, musica di festa e di momenti conviviali», racconta Myriam Costeri. Più volte ripete gli strumenti tipici della sua Gavoi, «il tamburo, il triangolo, il pipiolu, cioè il flauto, e l’organetto diatonico», quello che ha scelto per esprimersi. La prima esibizione in assoluto fu proprio a 11 anni, ricorda col sorriso Myriam, «al festival dei talenti in erba a Sardegna canta. Ero in gruppo con tre bambini del paese, siamo arrivati in semifinale e poi hanno cominciato a chiamarci per vari eventi». Poi la prima trasferta oltremare, in una rassegna in provincia di Verona. Musica che unisce Quando va all’università, a Cagliari, nella valigia della fuorisede la ragazza infila anche un tamburello, un flauto e l’organetto. «Li portavo con me alle feste o nelle serate dove si finiva per radunarci con altri giovani, con gli strumenti si creavano connessioni e la musica mette sempre in relazione le persone». Li presta anche alle amiche e alle colleghe di università, fino a quando con alcune decide di fondare un ensemble. «Unite dalla passione per il folklore, col tempo abbiamo inglobato le launeddas del sud Sardegna, la chitarra, la voce, e abbiamo imparato canti e balli di tutta l’isola».

«Una cosa grezza» L’aggettivo “femminile” ancora sorprende, è normale, si pone sopra una tradizione che ha visto abiti indossati e strumenti suonati sempre da interpreti maschili. «Quando ho iniziato non esistevano neanche i social ed era ancora più strano, so che in tutta l’isola c’eravamo io, una ragazza di Domusnovas e una di Austis. Perché? Poteva sembrare una cosa grezza, come il parlare il sardo, c’era questa etichetta. Questa cosa grezza però mi ha portata a suonare per Dolce e Gabbana quando hanno presentato la collezione a Nora», ricorda Myriam ridendo, questa sì, sa di rivalsa. Non si smette mai di imparare, e ogni giorno l’organettista si ritaglia «almeno un’ora» di allenamento. Per imparare nuove tecniche, nuovi brani. Organetto e camice Quindi studio, palco e ambulatorio, quello di dermatologia all’ospedale Zonchello di Nuoro. Inoltre lei è responsabile dell’ambulatorio di malattie sessualmente trasmissibili. «Capita che qualche paziente mi riconosca in ospedale – racconta –, o che mi chiedano se ho una sorella che suona». Magari nessuno se la aspetterebbe così, con camice e stetoscopio. Lei sorride: «Vero, è tutt’altro contesto». Uno immagina le giornate in ospedale e poi le corse per andare a suonare: «Sì capita eccome, dall’ambulatorio al palco».

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