La Nuova Sardegna

Nuoro

Artigianato artistico

Ceramisti a caccia di nuovi mercati. Ma non ci sono giovani in bottega

di Diego Demurtas

	Robert Carzedda
Robert Carzedda

«Per noi il turismo è vitale». «Bisogna ripartire dalle scuole di formazione»

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Nuoro Tra arte e artigianato, i ceramisti di Barbagia non conoscono crisi, con opere che ripropongono l’identità di una Sardegna antica e moderna. È un mercato ancora fiorente, con botteghe nei centri storici, nei paesi dell’interno, dove sono nate anche cooperative. Ma Nuoro presenta il suo museo, nato per iniziativa dell’Istituto superiore regionale etnografico, che offre un percorso di oltre un secolo con gli oggetti della vita quotidiana per la casa, dalle brocche di argilla ai piatti, alle borracce, alle fiasche, alle ciotole e utensili per uso comune. Lo spazio espositivo di Casa Chironi come testimone dell’evoluzione artigianale della ceramica, soprattutto attraverso i grandi artisti, ma anche maestri delle botteghe di Dorgali, Sassari, Oristano e Assemini. Un museo che si rivolge ai sardi, ma punta soprattutto ad arricchire l’esperienza di turisti e viaggiatori. «Credo in un’offerta dinamica, che integri le mostre temporanee a quelle permanenti e fornisca servizi al visitatore» afferma Leonardo Moro, presidente dell’Istituto superiore regionale etnografico.

A tre anni dalla sua inaugurazione «il Museo della Ceramica di Nuoro vuole essere una parte fondamentale della rete museale, un polo attrattivo». Si punta a incentivare un percorso che riguardi non solo l’Isre, ma l’intero circuito dei musei. «La comunicazione, anche a livello nazionale, è essenziale. La grande qualità delle collezioni esibite dovrebbe incentivare la nascita e la crescita di nuove startup» sostiene Moro. È durante il Novecento che la ceramica compie il passaggio dall’uso domestico a una funzione puramente artistica.

Un percorso che oggi si manifesta nelle realizzazioni delle botteghe nuoresi. Il Museo della Ceramica in piazza Su Connottu «favorisce l’arrivo di nuovi clienti» sostiene Laura Puggioni, ceramista e ideatrice della bottega Sinzos, in via Giampiero Chironi nel capoluogo barbaricino. «Sul mercato permangono prodotti per uso quotidiano – spiega Puggioni –, si tratta di articoli destinati al solo campo alimentare: salsiere, ciotole, antipastiere, tutti pezzi unici. Personalmente, però, cerco di introdurre novità artistiche. In questo lavoro servono estro e fantasia».

Anche l’artigiana Grazia Pastorino conferma che il commercio della lavorazione della ceramica, nel Nuorese, riscontra risposte positive. «Qui, nella bottega Ceramiche Ortobene, a Nuoro, le richieste arrivano soprattutto da parte dei locali. Ma non ci sono giovani apprendisti ai quali passare il testimone di quest’arte che non deve morire».

Robert Carzedda, ceramista fondatore di Terrapintada a Bitti, suggerisce: «Bisogna ripartire dalle scuole di formazione. Da quando è stato smantellato l’Istituto d’arte in favore della creazione di licei artistici i ragazzi si sono allontanati dal mondo del “fare” artigianale. Per quanto riguarda il commercio, riuscire a sfruttare i flussi turistici rimane una soluzione vitale».

Il complesso di Casa Chironi, con la sua collezione permanente, rappresenta un punto di riferimento prezioso per la storia dell’artigianato sardo. Sono esposte le opere di celebri maestri della ceramica isolana come Francesco Ciusa, con le opere realizzate nella scuola “La Spica” di Oristano, Maria Lai e Salvatore Fancello. Il bestiario fantastico realizzato da quest’ultimo, popolato di creature zoomorfe e mitiche, s’inserisce nella spinta visionaria e rivoluzionaria che ha cambiato il modo d’intendere la lavorazione della ceramica nel Nuorese. Il culmine di questo sviluppo si manifesta nelle creazioni di Maria Lai. I suoi manufatti minuziosamente decorati e i presepi in terracotta rompono con la tradizione artigianale consolidata prima dell’avvento del Secolo breve.

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