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Le indagini

Il passato misterioso, l’agguato col cric, poi l’omicidio nella sede del 118: un anno dopo il delitto Pusceddu è ancora un giallo – Le ipotesi

Il passato misterioso, l’agguato col cric, poi l’omicidio nella sede del 118: un anno dopo il delitto Pusceddu è ancora un giallo – Le ipotesi

Il 51enne di Portoscuso è stato ucciso a colpi di pistola nella notte del 7 agosto 2025

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Sassari Dopo un paio di settimane tutti i punti sembravano collegati. Tanto che fuori dagli uffici della procura si iniziavano a usare quelle perifrasi arcinote come «si stringe il cerchio» per dire che l’identità dell’omicida era pronta per essere svelata. Invece niente, una cappa di silenzio aleggia sopra il delitto di Marco Pusceddu: è passato un anno.

La storia

I libri parlano di giallo, le serie tv parlano di cold case. La realtà dice che c’è un delitto che, per le modalità con le quali si è consumato, fa paura. C’è una vittima, delle indagini in corso, da novembre anche due indagati che segnavano una svolta al percorso verso la verità dietro la morte di Marco Pusceddu. Da un anno non si sa niente.

Il 51enne originario di Portoscuso è seduto nella sala del 118 di Buddusò quando, attorno alle 23 del 7 agosto 2025, alla porta si presenta un uomo. A volto scoperto, uno dei pochissimi dettagli emersi già dai primi momenti di indagini. L’uomo chiede di lui, lo cerca per ammazzarlo. Lo trova in servizio, in pausa tra un intervento e l’altro, e fa fuoco: quattro colpi di pistola. Muore così, vittima di un omicida che forse aveva un mandante, ma ancora non ha nome e la storia sembra più complicata di come potesse apparire all’inizio.

La Procura di Sassari, alla ricerca dell’omicida, nei primi mesi ha riavvolto il nastro fino a un episodio che potrebbe essere collegato al tragico evento. Era arrivata a un amico e collega di Pusceddu, già indagato per tentato omicidio. Mangiano una pizza assieme ad aprile 2025, a Flumentepido. La cartina degli eventi si sposta ancora. Quella sera dopo la cena rientrano sulla strada provinciale fra Portoscuso e Carbonia, ognuno alla guida della propria auto. Poi il vuoto: dalla ricostruzione fornita, l’amico gli telefona dicendogli di aver bucato, il 51enne torna indietro e lo raggiunge in una piazzola di sosta. Qui viene colpito alla testa da qualcuno, forse con un cric. Cade, è in una pozza di sangue. È l’amico a chiamare i soccorsi, telefona alla ex compagna di Pusceddu, anche lei volontaria sulle ambulanze, e l’uomo viene trasportato in ospedale a Carbonia, lì dove viene operato più volte.

Le piste

Si sente un sopravvissuto, da quel momento Marco Pusceddu decide di cambiare aria e va a vivere 250 chilometri più a nord. Nei fascicoli della procura, sempre in ottica delle indagini che hanno scavato anche nel passato della vittima, c’è pure una denuncia della sua ex compagna per maltrattamenti in famiglia e stalking. Colleghi, amici e familiari sono stati interrogati dai carabinieri di Iglesias e ora già dopo poche settimane, appunto, il cerchio sembrava stringersi. Dopo un primo movente legato a fatti di droga, apparentemente subito accantonato, la pista più probabile è sembrata quel del cosiddetto delitto passionale.

Tra le ipotesi, comunque, anche quella della vendetta in ambienti di volontariato. Si sa solo che Marco Pusceddu, originario di Portoscuso, che da pochissimi mesi si era trasferito a lavorare come soccorritore a Buddusò, è morto guardando in faccia un killer che ha bussato alla porta della sede del 118, ha chiesto chi fosse e gli ha sparato quattro colpi addosso. (p.ard.)

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