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Il caso

Lo storico chiosco “Dolce Gallura” non c’è più, la proprietaria: «Pronto un esposto in Procura»

di Marco Bittau
Lo storico chiosco “Dolce Gallura” non c’è più, la proprietaria: «Pronto un esposto in Procura»

Lo demolizione è stata ordinata dall’Autorità portuale per creare un’area di sosta

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Golfo Aranci I lavori di demolizione erano iniziati il primo giorno dell’anno e oggi dello storico chiosco “Dolce Gallura”, nel porto di Golfo Aranci, di fianco alla stazione marittima, non resta più nulla se non un basamento di cemento e mattoni. Trent’anni di lavoro spazzati via con un colpo di spugna dall’Autorità portuale che ha destinato quel piccolo spazio ad area di sosta. Insomma, due parcheggi al posto di un negozio che comunque offriva un servizio allo sbarco dalla nave in banchina.

Nessuna mediazione e nessun ripensamento da parte dell’Authority dopo il mancato rinnovo della concessione. Demolire e basta. Così Maria Concetta Magnaterra, per tutti Marica, 76 anni, genovese di nascita ma gallurese d’adozione, ha cessato l’attività al porto. A lei adesso resta il solo punto vendita in paese, affacciato nella piazza, che però lavora solo pochi mesi all’anno, d’estate, con i turisti. Partita chiusa? Neanche per sogno. Convinta di aver subìto un’ingiustizia e non potendosi permettere l’onere di un ricorso al Tar («Mi costerebbe 20 mila euro, mi ha detto l’avvocato»), Marica ha deciso comunque la via della battaglia giudiziaria, così è già pronto un esposto da presentare alla Procura di Tempio. «Qualcuno, prima o poi, vorrà pure ascoltare la mia storia», dice sconsolata.

Anche perché, curiosamente, al negozio di souvenir vicino al chiosco “Dolce Gallura” la concessione demaniale è stata rinnovata dall’Autorità portuale fino al 2028 e non sarà demolito. Nel piazzale del porto, evidentemente, servivano solo due parcheggi.

La vicenda della demolizione del “Dolce Gallura” era iniziata alla fine dello scorso anno, quando Marica ha ricevuto dall’Authority la comunicazione del mancato rinnovo della concessione demaniale e l’ordine perentorio di chiudere bottega e sgomberare entro il 31 dicembre. Giusto il tempo di portar via la merce in vendita e demolire il piccolo fabbricato.

«Non c’è più nulla – racconta la commerciante ancora in lacrime – ma non basta ancora: l’Autorità portuale mi ha detto che anche il basamento deve sparire e che devo posare una mano di asfalto fresco nella piazzola. Davvero, non ho più parole».

In queste due settimane Marica insieme a un operaio ha provveduto a smontare il pezzo forse più importante dei suoi 50 anni di vita in Sardegna. «Sto subendo una ingiustizia dalla pubblica amministrazione, l’Autorità portuale, e neanche una parola di conforto dal Comune di Golfo Aranci – lamenta –. Dopo più di trent'anni di onesto lavoro, devo chiudere il mio chiosco e cessare l’attività».

La delusione è evidente: «Vivo sola e a 76 anni suonati avevo pure deciso di cedere l’attività e ritirarmi nella vecchia casetta di pescatori che ho comprato con i risparmi qui a Golfo Aranci – racconta ancora –. Avevo anche trovato un acquirente, ma si è tirato indietro quando ha saputo che la concessione demaniale era in scadenza e non sarebbe stata rinnovata dall’Autorità portuale. Sono stata danneggiata due volte». «La verità – conclude – è che solo a parole le pubbliche amministrazioni parlano di turismo, di servizi ai vacanzieri, di occupazione in una regione comunque povera come la Sardegna, poi nei fatti deve chiudere bottega proprio quell'imprenditore che ha lavorato offrendo un servizio ai turisti in arrivo e in partenza dall’isola. Alla fine, ci sarà pure un magistrato disposto ad ascoltare questa storia».

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