I fratelli olbiesi dispersi, il dolore di mamma Simona: «Riportateli a casa tutti e due»
Dopo il ritrovamento in mare dei resti di uno dei suoi figli
Olbia «Sto aspettando da tredici mesi, e devo aspettare ancora...Tutti dicono che i resti umani ritrovati nella rete sono del mio Lorenzo, ma ancora non lo sappiamo con certezza. Il giubbotto sì, può essere il suo, ma magari la parte del corpo recuperata appartiene a Giuseppe. Chissà... Io non so ancora nulla. Aspetto risposte da più di un anno. Bisogna ritornare in mare e riportarli tutti e due finalmente a casa». Sfiancata dal dolore, Simona Deiana, la madre dei due fratelli olbiesi dispersi in mare dal 19 aprile 2025, chiede che si metta fine a questa straziante attesa, e che riprendano le attività per completare il recupero dei corpi dei suoi figli dopo il ritrovamento di alcuni resti da parte di un pescatore.
Il ritrovamento
Venerdì mattina 29 maggio, un pescatore di Golfo Aranci, Vincenzo Varchetta, impegnato nella pesca a strascico col suo peschereccio “Perla nera”, ha trovato nella rete che aveva gettato in mare, al largo di Tavolara, dei resti umani e un giubbotto rosso: all’interno di una tasca, c’era la carta d’identità di Lorenzo, il più piccolo dei due fratelli. Ma per avere la certezza assoluta che appartengano a lui, bisognerà attendere gli esiti degli accertamenti disposti dal magistrato. Nel frattempo, i resti del corpo ritrovati sono stati trasferiti nel cimitero di Olbia.
Il dolore di una mamma
«Sono stati tredici mesi di silenzio da parte delle istituzioni, non sappiamo nulla dell’inchiesta aperta dalla Procura di Tempio, tutto tace e non capisco perché – dice con profonda amarezza Simona Deiana – Siamo stati trattati come cittadini di serie C. Sinceramente mi sono sentita abbandonata dallo Stato. In altri casi di naufragio state messe in mare strumentazioni sofisticate per recuperare i corpi. Perché per i miei figli no?».
Le nuove ricerche
All’indomani del ritrovamento dei resti umani avvenuto a oltre un miglio da Tavolara, la Guardia costiera che si sta occupando del caso, fa sapere che sta pianificando nuove attività. Il personale, coordinato dal direttore della Direzione marittima del Nord Sardegna, Gianluca D’Agostino, sta studiando la rotta seguita dal peschereccio “Perla nera”. Per mettere in campo il nuovo intervento in mare, saranno scaricati tutti i dati dalla strumentazione elettronica dell’imbarcazione. Le nuove ricerche riprenderanno a breve e seguiranno la rotta percorsa dal peschereccio, non avendo il punto esatto del ritrovamento.
Il naufragio
Sono le cinque del mattino quando Giuseppe e Lorenzo, 24 e 20 anni, escono di casa e raggiungono il porticciolo di Cocciani, nella zona industriale di Olbia, dove è ormeggiata la piccola barca di proprietà, e prendono il largo verso Capo Figari. Lo avevano fatto una miriade di volte: una mattinata di pesca a calamari, poi, il rientro a casa nel pomeriggio dalle loro famiglie. Ma così non è stato. Forse sono stati sorpresi dal forte vento di scirocco e inghiottiti dal mare grosso mentre rientravano a Olbia. Le ricerche in mare e a terra andate avanti per settimane, anche grazie alla partecipazione di tanti volontari, non ha avuto nessun esito positivo. Sedici ore dopo il naufragio, nella zona tra Cala del Sonno e Cala Spada, a Golfo Aranci, erano state ritrovate due scarpe da tennis di marche diverse, appartenenti ai due ragazzi, oggetti e attrezzi da pesca, che erano a bordo della barca. Poi, più niente. Intensa è stata l’attività sul fronte delle indagini difensive condotte dall’avvocato Pietro Cherchi, che ha permesso di circoscrivere l’area del possibile naufragio. Venerdì mattina, intorno alle 6.30, a distanza di tredici mesi dal naufragio, il ritrovamento dei resti umani appartenenti presumibilmente a Lorenzo. «Noi abbiamo fatto tutto ciò che potevamo – dice l’avvocato Cherchi – Ora, la famiglia si aspetta che venga completato il recupero dei corpi. Ringraziamo la Capitaneria di porto e tutte le persone che ci hanno aiutato fino a questo momento, ma lamentiamo l’assenza dello Stato che non ha messo in campo i mezzi sofisticati che esistono e che sono stati utilizzati in altri casi. Giuseppe e Lorenzo non sono solo figli di Simona Deiana, sono figli di una comunità, ma lo Stato non li ha presi in carico.
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