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Storia da salvare

Olbia, il Belveghile ancora nel degrado: tra le mura del nuraghe spunta un bivacco

di Dario Budroni
Olbia, il Belveghile ancora nel degrado: tra le mura del nuraghe spunta un bivacco

L’antico villaggio è interessato da un intervento di valorizzazione. I lavori non sono conclusi

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Olbia La spalliera del letto è il muro basso di una capanna nuragica, mentre il soffitto è il cemento armato del viadotto che da quasi 40 anni toglie ossigeno e luce all’antico villaggio. Non c’è pace per il Belveghile: il nuraghe per decenni abbandonato a se stesso – e da poco finito al centro di un importante intervento di recupero ancora non terminato – adesso è stato trasformato in bivacco di fortuna. A parte la solita distesa di rifiuti comune a quasi ogni pezzo di terra di periferia, tra i resti millenari del Belveghile è stato posizionato un vecchio materasso. Attorno lattine, bottiglie e soprattutto un groviglio di teli verdi utilizzati dagli archeologi per coprire l’area di scavo. Un vero peccato. La speranza è che la riqualificazione riparta al più presto con l’obiettivo di ridare dignità al sito archeologico e restituire alla città un monumento che merita invece di essere visitato, vissuto e conosciuto.

Sotto il ponte

Storicamente la città non ha mai avuto un grande feeling con il suo passato. Un esempio è il caso delle oltre venti navi romane trovate più di 25 anni fa durante i lavori per il tunnel: due sono conservate al museo, il resto è stato in buona parte lasciato marcire tra le sterpaglie dell’ex artiglieria di Santa Cecilia. Poi c’è il caso del Belveghile, scoperto nel 1987 durante la realizzazione della circonvallazione nord. Grazie a una battaglia di archeologi e Soprintendenza, il villaggio non fu distrutto dalla nuova strada ma “sepolto” sotto le travi di cemento armato di un viadotto. Subito finito sul fondo del dimenticatoio per poi restarci per più di trent’anni, tra sterpaglie e rifiuti di ogni genere, nel 2021 fu finalmente avviata una campagna di scavo che consentì di portare a casa nuove e importanti scoperte, tra capanne, laboratori e utensili da lavoro. Nel frattempo il ministero della Cultura, attraverso il Segretariato regionale e in collaborazione con Soprintendenza e Cipnes Gallura, ideò e progettò un piano di valorizzazione piuttosto ambizioso. Sotto una delle campate del viadotto è stato dunque creato uno spazio che un giorno sarà dedicato all’accoglienza dei visitatori. Dal punto di vista ideale, l’intervento è stato pensato come una sorta di elemento di congiunzione tra la città moderna, la campagna aperta e i resti del villaggio nuragico. Inoltre, proprio accanto al sito archeologico, dovrebbe vedere la luce un parco extraurbano di quattro ettari da dedicare al turismo lento.

Il degrado

La prima parte dei lavori è stata terminata poco meno di due anni fa. Ma il problema è che, in attesa che l’intervento prosegua, i resti dell’antico villaggio nuragico sono nuovamente finiti nella morsa del degrado. Il sito è circondato dai rifiuti e dalle erbacce ingiallite e, all’interno di quella che dovrebbe essere una capanna, è spuntato il ricovero di fortuna di un senzatetto. Un materasso, cumuli di plastica e i teli utilizzati dagli archeologi per ricoprire e salvaguardare lo scavo del 2021. Per accedere all’area del nuraghe Belveghile non occorre scavalcare la recinzione e l’alto cancello di ferro realizzati nell’ambito dell’intervento di recupero del Belveghile. Basta solo oltrepassare la rete (aperta) che delimita il terreno che ospita nuraghe e scavi archeologici dal parcheggio del vicinissimo ristorante di sushi.

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