Rave di Ferragosto all’isola di Mortorio, dopo la festa arriva la stangata: multati il deejay e decine di diportisti
Nonostante la zona sia super protetta, ogni giorno viene violata da gommoni e yacht
La Maddalena Non solo indignazione social per il party di Ferragosto nel mare super protetto dell’isola di Mortorio. È arrivata anche la sanzione per chi ha deciso di trasformare quell’angolo a tutela integrale dell’arcipelago di La Maddalena in una discoteca. 600 euro di multa, di cui solo 50 per l’ancoraggio selvaggio. Il resto per inquinamento acustico. Più la denuncia alla Procura. Mentre decine di imbarcazioni e gommoni erano infatti ormeggiati in zona vietata, è arrivata la motovedetta della Guardia costiera di Golfo Aranci.
Verbale da 600 euro per l’ideatore del party con tastiera, microfono e casse sul gommone. Che si è giustificato dicendo di volersi divertire e far divertire. Multe anche per gli spettatori ancorati con gommoni e barche. Almeno quelli che non si sono dati alla fuga. Certo nulla a che vedere con i multoni che i cugini francesi applicano in Corsica. Lo sa bene il comandante del Laurie I, yacht di 37 metri battente bandiera maltese, condannato in primo grado dal Tribunale marittimo di Marsiglia a pagare 90mila euro di multa e tre anni di interdizione dalla navigazione nelle acque francesi per avere ancorato in una zona vietata sopra un posidonieto protetto.
Festa finita
La festa a Mortorio è finita così, con l’arrivo della motovedetta. Ma il problema resta tutto. Come la difficile doppia missione di accogliere il turismo nautico, fonte di economia per il territorio, e proteggere le sue perle ambientali senza metterle dentro una teca. Un problema che il Parco nazionale, ormai in piedi da 30 anni, non può più rinviare. L’ente di tutela deve però fare i conti con armi spuntate. Come prima cosa non ha un corpo di guardie ambientali con poteri sanzionatori. Spesso i dipendenti dell’ente rischiano il linciaggio da parte dei diportisti che non ne riconoscono l’autorità. C’è poi un secondo aspetto. Per contenere il flusso dissennato di imbarcazioni che sguazzano nelle acque dell’arcipelago, il Parco deve disciplinarne l’ormeggio con i campi boe. Ma servono soldi e il superamento di un iter burocratico con le montagne russe.
Lontano dagli occhi ma non dal cuore
Davanti a Porto Rotondo e alla Costa Smeralda, l’isola di Mortorio è però una delle isole sorelle dell’arcipelago di La Maddalena. Il decreto di istituzione del Parco, datato 1994, le ha attribuito il valore massimo di tutela. Integrale. Un ecosistema così prezioso a mare e a terra in cui non è consentito andare. Belle, bellissime parole. Peccato però che ogni giorno d’estate, la spiaggia venga violata come anche lo specchio di blu di fronte: gommoni e yacht agganciano il fondale con le loro ancore, fregandosene di divieti e tutela.
Il cavo tarozzato
Il Parco conosce bene l’assalto quotidiano a Mortorio. Quest’anno ha anche piazzato un cavo tarozzato, una barriera galleggiante contro i vandali. Che a giorni alterni si divertono a tagliare.
Armi spuntate
«Il Parco non dispone di un suo corpo di guardie ambientali, come avviene ad esempio nella vicina Corsica – spiega il direttore facente funzioni dell’ente, Yuri Donno –. Il nostro personale ogni giorno fa servizio a bordo di un gommone a Mortorio, ma non avendo potere sanzionatorio non ne viene riconosciuta l’autorità dai diportisti. Certo possiamo contare sul prezioso aiuto della Capitaneria di porto di Golfo Aranci come anche delle motovedette della Guardia di Finanza ma non sono sufficienti. Non solo il territorio è esteso, ma il numero di imbarcazioni che gravitano nel nostro arcipelago è ormai fuori controllo».
Campi boe
La presidente del Parco, Rosanna Giudice, sin dal suo insediamento, aveva individuato nei campi boe, uno dei pilastri della gestione del traffico diportistico. Il direttore Donno, al timone del Parco da giugno, dovrà provare a realizzare alla Maddalena ciò che ha portato avanti nella dirimpettaia area marina protetta di Capo Testa: campi boe con corpi vivi diventati best practice per tutti gli altri enti di tutela.
«Migliorare la macchina dei controlli è di sicuro un aspetto importante ma non può essere l’unico – sottolinea Donno –. Insieme alla presidente Rosanna Giudice abbiamo una idea ben precisa: regolamentare il numero di imbarcazioni per ridurre l’ancoraggio selvaggio attraverso i campi boe. Dove? Nelle aree a mare più fragili, dove ci sono le praterie di posidonia da proteggere. Quindi Cala Coticcio a Caprera, Porto Madonna. Individuandone altri in punti meno battuti, anche per diluire la concentrazione di imbarcazioni».
Il progetto di campi boe Sea Forest da 700mila euro, portato avanti dal predecessore di Donno non è stato realizzato e i soldi sono tornati indietro. «Dobbiamo quindi svincolare risorse nostre, avviare lo studio, il progetto e avviare un iter lungo, che richiede mesi di autorizzazioni da più di enti. L’obiettivo è arrivare alla prossima stagione con strumenti concreti per governare il flusso delle imbarcazioni. Non possiamo permetterci di affrontare anche l’estate 2027 nelle stesse condizioni di quest’anno».
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