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Non ci sono solo Cala Goloritzé e La Pelosa, ecco 10 spiagge meno note della Sardegna che valgono il viaggio

Non ci sono solo Cala Goloritzé e La Pelosa, ecco 10 spiagge meno note della Sardegna che valgono il viaggio

Dalla Gallura al Sarrabus, passando per Nurra, Sinis, Costa Verde, Sulcis e Ogliastra: dieci cale fuori dalle rotte più inflazionate

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Sassari Ci sono nomi che ormai sono diventati sinonimo di Sardegna. La Pelosa, Cala Goloritzé, Cala Brandinchi, Tuerredda, Is Arutas: spiagge straordinarie, fotografate milioni di volte e capaci ogni estate di attirare migliaia di persone.

Ma una delle fortune di un'isola con quasi duemila chilometri di coste è che basta cambiare strada, superare un promontorio o accettare di camminare qualche minuto in più per scoprire un'altra Sardegna.

È quella delle spiagge che compaiono meno spesso nelle classifiche internazionali, delle cale protette dalla macchia mediterranea, delle insenature di ciottoli raggiungibili soltanto dopo un sentiero e delle immense distese di sabbia che vivono all'ombra di vicine molto più celebri.

Questa non è una classifica delle dieci spiagge più belle della Sardegna, definizione che sarebbe inevitabilmente soggettiva. E non sono neppure spiagge “segrete”: i luoghi segreti, nell'epoca di Google Maps e dei social, praticamente non esistono più. Sono invece dieci spiagge meno note rispetto alle grandi star del mare sardo e che meritano di essere viste almeno una volta.

1. Cala Tinnari, due mezzelune alla fine del sentiero

In un tratto di costa in cui il granito si accende di rosso e la vegetazione arriva quasi fino al mare, Cala Tinnari è uno degli angoli più appartati del territorio di Trinità d'Agultu e Vignola. La spiaggia è formata prevalentemente da ciottoli grigi di varie dimensioni e si apre in due mezzelune unite nella parte centrale da formazioni granitiche. Alle spalle arriva il rio Pirastru, mentre tutt'intorno dominano macchia mediterranea e scogliere. La differenza rispetto a molte altre spiagge del nord Sardegna è soprattutto l'arrivo. Non si parcheggia semplicemente davanti all'arenile: Tinnari può essere raggiunta dal mare oppure a piedi. Il portale turistico del Comune segnala sia il percorso naturalistico che parte dalla zona di Li Cossi sia un secondo itinerario che, lasciata l'auto nell'entroterra, prevede circa un chilometro e mezzo di cammino. È proprio questo filtro naturale a cambiarne l'atmosfera. Tinnari non è una spiaggia da incontrare per caso: bisogna decidere di andarci.

2. Cala Sarraina, il lato rosa della costa del nord

Pochi chilometri più a nord lo scenario cambia ancora. Cala Sarraina, sempre nel territorio di Trinità d'Agultu e Vignola, è una caletta di sabbia granitica racchiusa fra rocce rosate e colline ricoperte di macchia mediterranea. L'arenile misura meno di duecento metri e davanti alla spiaggia il fondale alterna sabbia e roccia. Uno degli elementi più caratteristici è proprio il colore: il granito e le tonalità rosate dell'arenile contrastano con il verde della vegetazione e l'azzurro del mare. A differenza di Tinnari, Cala Sarraina è facilmente raggiungibile in auto e non è una spiaggia priva di servizi: sono presenti chiosco, ristorazione nelle vicinanze e possibilità di noleggiare attrezzature da spiaggia e piccoli mezzi per il mare. Forse è proprio questa la sorpresa: non serve sempre affrontare un trekking per trovare un luogo capace di sembrare lontano dalle destinazioni più inflazionate della costa settentrionale.

3. Porto Palmas, la Nurra che si nasconde dietro l'Argentiera

La maggior parte di chi pensa al mare del nord-ovest della Sardegna guarda verso Stintino o Alghero. Nel mezzo, però, c'è la Nurra occidentale, una costa aspra dove gli insediamenti si diradano e il paesaggio cambia completamente. Qui si trova Porto Palmas, nel territorio di Sassari, a poca distanza dal borgo minerario dell'Argentiera. È una piccola baia di sabbia chiara racchiusa tra rocce scure, con macchia mediterranea sulle scogliere. Vicino alla battigia il fondale è basso e sabbioso, mentre più al largo lascia spazio alla roccia. E c'è un dettaglio che la rende adatta anche a chi non cerca necessariamente luoghi impervi: si arriva in auto e dietro la spiaggia è presente un parcheggio. Nel 2026 Porto Palmas dispone inoltre di passerelle e servizi di balneazione assistita per le persone con disabilità. È una Sardegna diversa da quella della vicinissima La Pelosa: meno iconica, forse, ma proprio per questo capace ancora di sorprendere.

4. Cala 'e Moro, la spiaggia che bisogna conquistare

Ci sono spiagge meno note perché si trovano lontano dalle grandi località turistiche. E poi ce ne sono altre che rimangono appartate perché arrivarci non è semplicissimo. Cala 'e Moro appartiene decisamente alla seconda categoria. Si trova lungo la costa a nord di Bosa ed è una stretta e profonda insenatura chiusa da alte scogliere di origine vulcano-sedimentaria. L'arenile è dominato da ciottoli levigati di varie dimensioni, mescolati a sabbia grossa e chiara, mentre il fondale è prevalentemente roccioso. Ma il dato più importante riguarda l'accesso. Il portale Idese del ministero della Cultura indica 1.100 metri da percorrere a piedi, un sentiero non segnalato e una difficoltà classificata come “difficile”. Non ci sono parcheggio né bar alla cala e l'accessibilità motoria è indicata come assente. Quindi niente improvvisazioni: servono calzature adeguate, acqua, condizioni meteorologiche favorevoli e un minimo di preparazione. In cambio si arriva davanti a una delle cale più selvagge della costa di Bosa, inserita nella rete Natura 2000.

5. Sa Mesa Longa, la spiaggia con una barriera naturale nel mare

Tra Capo Mannu e Su Pallosu, nel territorio di San Vero Milis, il mare ha costruito qualcosa di molto simile a una piscina. Il nome Sa Mesa Longa deriva infatti dalla lunga barriera naturale di arenaria che corre a pelo d'acqua a poche decine di metri dalla riva. È una sorta di “tavola” di roccia che collega l'isolotto davanti alla spiaggia agli scogli più a nord e protegge il tratto di mare dalle onde di maestrale. L'arenile si estende per circa 600 metri, con sabbia a granulometria media dalle tonalità bianche e giallo-ocra, piccoli ciottoli e frammenti di conchiglie lungo la battigia. I fondali sono prevalentemente sabbiosi e poco profondi. Il risultato, quando le condizioni del mare lo consentono, è uno scenario completamente diverso dalle falesie battute dal vento che caratterizzano Capo Mannu. Ed è anche una delle destinazioni più semplici di questa selezione: nelle vicinanze ci sono parcheggio e punto di ristoro e Idese la indica come totalmente accessibile dal punto di vista motorio. Non serve andare alla ricerca di una cala irraggiungibile per trovare qualcosa di insolito: a Sa Mesa Longa la particolarità è già davanti agli occhi.

6. Scivu, tre chilometri di Costa Verde all'ombra di Piscinas

Quando si parla di Costa Verde, il primo nome è quasi inevitabilmente Piscinas. Ma proseguendo verso sud c'è un'altra enorme spiaggia che merita molto più di una deviazione.

È Scivu, nel territorio di Arbus. La spiaggia si sviluppa per circa tre chilometri ed è formata da sabbia chiara a grana media. Alle spalle si innalzano scogliere e pareti di arenaria dalle tonalità dorate, in un territorio che rientra in un'area di grande valore naturalistico: Scivu fa parte del sistema tutelato della costa arburese ed è sede di un'oasi WWF. La sensazione di isolamento è notevole, ma sarebbe sbagliato raccontarla come una spiaggia completamente priva di strutture. Il portale turistico di Arbus segnala parcheggio a pagamento, punto di ristoro e servizi di noleggio. La grandezza del luogo resta però intatta. Quando si guarda la linea di sabbia allungarsi verso l'orizzonte, si capisce perché la Costa Verde rappresenti uno dei volti più potenti della Sardegna occidentale. Piscinas ha le dune che tutti conoscono. Scivu ha tre chilometri di spazio per convincervi a fermarvi prima.

7. Cala Lunga, un fiordo in miniatura nell'isola di Sant'Antioco

Il nome non è casuale. Cala Lunga, sulla costa occidentale dell'isola di Sant'Antioco, è una profonda insenatura che penetra fra le scogliere fino a terminare in una spiaggia sabbiosa. Si trova proprio in prossimità del confine tra i territori comunali di Sant'Antioco e Calasetta. Il lungo corridoio d'acqua racchiuso dalle pareti rocciose crea un paesaggio che il portale turistico locale paragona all'illusione di un piccolo fiordo. Oggi Cala Lunga dispone di parcheggio e chiosco bar. Nell'estate 2026 l'area di sosta è a pagamento dal primo giugno al 30 settembre. Il paesaggio, però, resta particolare: una striscia di mare che sembra insinuarsi nella terra fino quasi a scomparire. È una delle spiagge che mostrano quanto il Sulcis possa cambiare volto nel giro di pochi chilometri.

8. Cala Cartoe, il Golfo di Orosei senza bisogno della barca

Il Golfo di Orosei evoca immediatamente falesie calcaree, battelli e cale raggiungibili dal mare. Cala Cartoe rompe in parte questo schema. Si trova nel territorio di Dorgali, nella parte settentrionale del golfo, ed è raggiungibile anche in auto. Il portale turistico ufficiale di Dorgali e Cala Gonone la descrive come una spiaggia di sabbia chiara con fondale che degrada dolcemente, parcheggio e servizi essenziali. Alle spalle scorre il rio Littu, corso d'acqua stagionale che durante l'estate tende parzialmente a prosciugarsi. La spiaggia può essere raggiunta anche a piedi da Cala Gonone attraverso un percorso escursionistico sulle pendici del monte Ghirveri, itinerario per il quale vengono raccomandati abbigliamento e scarpe adatte. Ed è questo il suo punto di forza: Cartoe permette di entrare nel paesaggio del Golfo di Orosei senza dover necessariamente salire su un'imbarcazione. 

9. Su Sirboni, bianco e rosso nella Marina di Gairo

Ci sono luoghi in cui il colore costruisce da solo il paesaggio. Su Sirboni, nella Marina di Gairo, è uno di questi. La spiaggia è lunga circa duecento metri, ha la forma di una mezzaluna ed è composta da sabbia chiara racchiusa tra promontori e rocce di porfido rosso. Per raggiungerla si percorre a piedi un sentiero di circa trecento metri attraverso la vegetazione mediterranea. Bianco della sabbia, rosso delle rocce, verde della macchia e azzurro dell'acqua: pochi metri di costa concentrano quasi tutta la tavolozza dell'Ogliastra. Ma qui è fondamentale conoscere le regole prima di partire. Per la stagione 2026 il Comune di Gairo ha riattivato il sistema di prenotazione per l'accesso alla spiaggia dal 15 luglio al 15 settembre. Chi programma una visita deve quindi verificare disponibilità e modalità di ingresso prima di mettersi in viaggio. Su Sirboni rimane una delle spiagge più particolari di questa costa, ma oggi la sua tutela passa anche attraverso il controllo degli accessi.

10. Cala Sa Figu, la “baia delle anfore” di Capo Ferrato

L'ultima tappa è nel Sarrabus, lungo la costa sud-orientale. Cala Sa Figu, nel territorio di Muravera, è una piccola insenatura a mezzaluna incastonata fra rocce granitiche ricoperte di vegetazione. La spiaggia è composta da granelli bianchi e grigi mescolati a piccoli ciottoli; il fondale è sabbioso e poco profondo nella parte centrale e diventa roccioso in prossimità dei lati della baia. Ha anche un nome suggestivo: “baia delle anfore”. Il portale nazionale Italia.it collega questa denominazione alla presenza nel tratto di mare antistante di numerosi frammenti di terracotta riferiti a imbarcazioni naufragate in epoca romana. Tutto intorno si sviluppano percorsi immersi nella macchia mediterranea, percorribili a piedi o in mountain bike. È piccola, poco appariscente sulla carta e lontana dalla notorietà delle grandi spiagge del sud Sardegna. Poi si arriva davanti al mare e ci si ricorda che le dimensioni di una spiaggia hanno pochissimo a che fare con la sua capacità di restare impressa.

La Sardegna “segreta” non esiste. Quella fuori dalle rotte più battute sì. Forse è arrivato il momento di smettere di chiamarle spiagge segrete. Tinnari, Scivu, Cartoe o Sa Mesa Longa non sono segrete per chi vive nei loro territori. Hanno nomi, sentieri, storie e frequentatori abituali. Alcune sono persino attrezzate, altre sono sottoposte a regolamentazione degli accessi.

Ciò che cambia è la loro esposizione.

Il turismo e soprattutto i social hanno costruito una geografia della Sardegna concentrata attorno a poche decine di luoghi diventati universali. Basta però uscire da quella mappa per scoprire che il mare dell'isola continua molto oltre le fotografie più famose. E forse il viaggio più bello comincia esattamente lì: quando si smette di cercare la spiaggia che hanno già visto tutti e si decide di vedere cosa c'è dopo la curva. Con una precauzione in più per le località raggiungibili attraverso sentieri o sottoposte a tutela: verificare sempre, prima della partenza, eventuali ordinanze, limitazioni stagionali e condizioni degli accessi. E con una regola che non cambia mai: arrivare, godersi il luogo e lasciarlo esattamente come lo si è trovato.

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