Olbia, la stagione delle cozze tra alti e bassi: ottima partenza, poi la moria
Raffaele Bigi, presidente del consorzio molluschicoltori: «Caldo e poco ossigeno». Resistono le ostriche
Olbia I primi mesi al top. Qualità eccellente e produzione a quote elevate. Meno felice agosto, con i mitilicoltori per l’ennesima volta costretti a fare i conti con le morie innescate dalle alte temperature. È una stagione agrodolce quella che sta per arrivare al capolinea. «Ma è comunque migliore rispetto a quelle del 2024 e del 2025» sottolinea Raffaele Bigi, presidente del Consorzio dei molluschicoltori di Olbia. Naturalmente sono sempre le cozze le regine del mercato e delle cucine, con le ostriche che, nel frattempo, si confermano come la grande rivelazione del golfo olbiese. Per quanto riguarda le prime, la produzione resta quella dei 40mila quintali all’anno. «Il nostro mare può generare questo, non oltre – dice Bigi –. Sono cozze che crescono nel golfo e che arrivano nei mercati. Altro discorso è il prodotto reimmerso nel periodo invernale, che serve per sostenere l’attività».
La stagione
L’annata è dunque cominciata con una bella dose di soddisfazione. «La qualità è stata eccellente, sia dal punto di vista del sapore che della crescita della carne – prosegue il presidente del consorzio –. Parlo delle cozze e delle ostriche, ma anche dei tartufi. Sono andati molto bene i mesi di maggio, giugno e quasi tutto luglio, quando poi abbiamo cominciato ad avvertire il problema legato al grande caldo. Per noi non è una novità, ce lo aspettiamo ogni anno. Solo che stavolta sta durando tantissimo, tra l’altro senza giornate di vento. Forse è da due mesi che non vediamo una maestralata». Soprattutto ad agosto, dunque, si è materializzato a macchia di leopardo il fenomeno delle morie, che ha colpito buona parte del prodotto rimasto. In particolare nella parte interna del golfo, ma anche oltre il faro, al Lido del Sole, dove da anni i mitilicoltori trasferiscono le loro cozze per beneficiare di un’acqua leggermente più fresca. Qui la mortalità riguarda circa il 50 per cento del prodotto. «Purtroppo, senza fenomeni ventosi, viene a mancare l’ossigeno – spiega Bigi –. Al Lido del Sole le cozze resistono molto di più rispetto al golfo interno, ma le morie si stanno verificando anche lì. Anche quest’anno abbiamo chiesto lo stato di calamità. Fortunatamente il grosso lo abbiamo venduto nella prima parte dell’estate. Speriamo che il novellame non abbia subito danni, lo scopriremo in autunno. Le ostriche, invece, sono molto più resistenti».
Le arselle
Nonostante le morie, il mercato delle cozze continua ad andare bene. Cresce nel frattempo anche il più recente settore delle ostriche: mille i quintali messi in commercio nel 2025, con richieste in aumento anche dalla Francia. In crisi nera, invece, quello che per lungo tempo, insieme alle cozze, è stato il prodotto simbolo del golfo olbiese: le arselle. Ormai quasi scomparse dalle acque della città. «Purtroppo sono pochissime – sospira Raffaele Bigi –. Le cause sono diverse, dal prosciugamento di ampie porzioni di golfo fino alla raccolta selvaggia negli anni. Ma esistono anche altri fattori che stiamo cercando di studiare insieme ai biologi. Da tempo, con la Regione, stiamo valutando se e come attuare un intervento di ripopolamento. In ogni caso, ci vorrà del tempo prima di ottenere risposte importanti».
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