Tre anfore romane nel mare di Porto Rotondo: la scoperta dei sommozzatori della polizia
I manufatti sono integri. Al via gli accertamenti della Soprintendenza per stabilire con precisione l’origine
Porto Rotondo Grande scoperta da parte della Squadra sommozzatori della polizia di Olbia. Tre anfore di epoca romana sono state trovate nei fondali del mare che bagna Porto Rotondo. Nell’ambito di un’immersione finalizzata alla sicurezza subacquea, la squadra di Olbia, dipendente dall’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Sassari, ha notato sul fondale un coccio in terracotta, apparentemente riconducibile a una parte di anfora. «Il rinvenimento ha dato impulso a una successiva attività di ricerca, che ha portato, nel corso di una seconda immersione, all’individuazione di tre manufatti in terracotta integri, anfore, parzialmente interessate da fenomeni di corrosione – spiegano dalla Questura di Sassari –. Un rinvenimento che ha immediatamente attirato l’attenzione degli operatori e che ha fatto ipotizzare la possibile presenza, nelle vicinanze, di ulteriori reperti. Da qui è partita una specifica attività di ricerca subacquea che ha portato al ritrovamento di ulteriori reperti ancora in fase di qualificazione».
Le anfore presentano solo parziali fenomeni di corrosione e sono statie repertati dagli operatori, che hanno quindi proceduto a informare la Soprintendenza. «La scoperta assume particolare interesse alla luce delle prime e preliminari valutazioni effettuate sui manufatti – proseguono dalla Questura –. In attesa degli approfondimenti e della valutazione ufficiale da parte della Soprintendenza per i beni archeologici, le anfore potrebbero essere riconducibili a produzioni provenienti dall’area del Lazio, della Campania o dalla Spagna e potrebbero risalire a un periodo compreso tra la seconda metà del I secolo avanti Cristo e il I secolo dopo Cristo».
Un piccolo frammento, dunque, ha rappresentato il punto di partenza di una ricerca che ha consentito di riportare alla luce una testimonianza del passato custodita per secoli sotto il mare di Porto Rotondo. «L’attività svolta conferma il ruolo degli specialisti della polizia di Stato impegnati nel servizio subacqueo – concludono dalla Questura –, la cui professionalità consente di operare non soltanto nell’ambito della sicurezza e del soccorso in mare, ma anche di contribuire all’individuazione e alla salvaguardia di eventuali beni di interesse storico e archeologico presenti nei fondali. Saranno ora gli ulteriori accertamenti, affidati agli organi competenti, a stabilire con precisione l’origine, la natura, la datazione e il valore storico-archeologico dei tre manufatti».
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