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Palazzi tugurio a Olbia, sarà adottato il pugno di ferro: il piano in tre mosse – Ecco come si agirà

di Marco Bittau
Palazzi tugurio a Olbia, sarà adottato il pugno di ferro: il piano in tre mosse – Ecco come si agirà

Il sindaco Settimo Nizzi ha annunciato gli interventi. Fatte le prime verifiche

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Olbia Per almeno un decennio sono stati una imbarazzante spina nel fianco della città che cresce e che corre, ma oggi potrebbero avere i giorni contati. Il Comune di Olbia, infatti, si appresta a disinnescare l’autentica bomba sociale dei palazzi tugurio di viale Aldo Moro e di S’arrasolu.

Il sindaco Settimo Nizzi l’altro ieri, parlando di sicurezza e allarme ordine pubblico, ha annunciato un piano d’intervento in tre mosse, con drastiche conseguenze. Prima lo sgombero degli occupanti abusivi, poi la dichiarazione di inagibilità, infine il sequestro degli immobili, tutti di proprietà privata ma abbandonati al degrado come res nullius . Le classiche terre di nessuno, insomma. Non è un progetto ancora sulla carta, ma una misura già avviata per risolvere una volta per tutte alcune delle situazioni che generano allarme sociale in città. Nel senso che - come ha riferito il sindaco - gli agenti di polizia locale e gli uffici comunali hanno già effettuato le prime verifiche sul campo e ora si tratta di far scattare i provvedimenti.

Tra cosa erano quei palazzi e cosa sono diventati passano vent’anni di storia olbiese. Il complesso di viale Aldo Moro, costruito dalla famiglia Pulcini, imprenditori romani con interessi in Gallura, ospitava in origine gli ambulatori della Asl prima di diventare un rifugio di disperati e senzatetto, zona franca della criminalità olbiese. Più volte il Comune di Olbia ha sgomberato gli occupanti abusivi, ma la vocazione innata del palazzo a terra di nessuno ha sempre avuto la meglio su qualunque idea di riqualificazione urbana. Del tutto simile la vicenda di altri due tuguri, le due palazzine di S’arrasolu che ospitavano il commissariato di polizia di Olbia. Qui siamo nelle terre dell’ex Palmera, la fabbrica del tonno in scatola della famiglia Palau, cedute al consorzio industriale Cipnes che le ha riutilizzate nel distretto produttivo destinandole a un grande centro per la nautica. Nel passaggio di consegne sono rimaste fuori le due palazzine, abbandonate, subito occupate abusivamente e trasformate in una banlieue da bollino rosso.

Del palazzo tugurio di viale Aldo Moro si sapeva. Da anni al centro delle cronache cittadine, l’amministrazione comunale non era mai riuscita a prendere la questione in mano e a scrivere la parola fine. Trattative con i proprietari, pattuglie dei vigili urbani, ma niente di più. Delle due palazzine di S’arrasolu invece non si avevano notizie certe ma solo sospetti. A vederle da fuori, l’immagine è inquietante. Due cilindri di cemento e mattoni che sanno di abbandono lontano un miglio, circondati da erbacce e rifiuti dappertutto. In entrambi i casi (e anche altri in città) gli agenti della polizia locale e gli uffici comunali hanno verificato che in alloggi per tre o quattro persone in realtà hanno trovato rifugio decine di disperati, in condizioni subumane. Una bomba sociale, appunto. Per disinnescarla servono misure energiche ma anche progetti di riqualificazione urbana. Così come è successo per l’ex dopolavoro ferroviario in via Vittorio Veneto, che da rifugio dei senzatetto diventerà la casa dello studente.

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