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Affitti brevi, ecco la svolta: i Comuni potranno gestire l’emergenza abitativa – Numeri e possibili novità normative

di Massimo Sechi
Affitti brevi, ecco la svolta: i Comuni potranno gestire l’emergenza abitativa – Numeri e possibili novità normative

La Commissione europea ha presentato Affordable Housing Act

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Sassari Trovare una casa in affitto per tutto l’anno è diventato sempre più difficile in molte località turistiche della Sardegna. Gli appartamenti ci sono, ma spesso finiscono sul mercato delle vacanze, dove per i proprietari è più conveniente affittare per pochi giorni o settimane. È proprio su situazioni come queste che vuole intervenire la Commissione europea.

La proposta normativa europea

Nei giorni scorsi è stato presentato l’Affordable Housing Act, una proposta normativa che potrebbe consentire ai Comuni di limitare gli affitti brevi nelle zone dove trovare o comprare una casa è diventato particolarmente difficile. Non ci sarà però alcun divieto imposto da Bruxelles. Saranno i singoli territori a decidere se intervenire e potranno farlo soltanto quando esiste un problema abitativo concreto. L’Europa, in sostanza, vuole regolamentare la materia, offrendo ai Comuni una sorta di scudo normativo per mettere dei limiti agli affitti brevi senza incorrere in infrazioni. Per capire dove si potrà intervenire sono stati fissati alcuni parametri. Il principale riguarda il rapporto tra redditi e prezzo delle case. Un territorio può essere considerato in emergenza abitativa quando per comprare una casa di prezzo medio servono più di otto anni di reddito. Bisognerà inoltre verificare che la situazione sia peggiorata negli ultimi dieci anni e che, considerando anche l’andamento della popolazione, non ci siano prospettive di miglioramento nei tre anni successivi. Nessuna restrizione invece per chi vuole affittare per brevi periodi l’abitazione principale.

Il quadro in Sardegna

La Sardegna è direttamente interessata al problema e guarda con attenzione all’approvazione della norma. In diversi centri costieri trovare un appartamento per residenti è diventato quasi impossibile. Per un proprietario affittare ai vacanzieri può essere molto più conveniente. Gli incassi possono essere maggiori e diminuiscono anche alcuni dei rischi legati alle locazioni tradizionali, a cominciare dalla possibilità di ritrovarsi con un inquilino moroso. La conseguenza è però che una parte delle abitazioni è uscita dal mercato degli affitti annuali. Attualmente gli immobili privati destinati ad affitti brevi in Sardegna iscritti con il Cin, il Codice Identificativo Nazionale, sono poco meno di 45mila. Il numero maggiore è nella provincia della Gallura dove sono 16mila e 400. Nel territorio della città metropolitana di Cagliari sono 10mila e 200. In quella di Sassari 6800. In provincia di Oristano 2100, in Ogliastra 2400, in quella di Nuoro 3200 e nel Medio Campidano 3300. Un fenomeno, quello delle case messe a disposizione per gli affitti brevi, che è cresciuto molto nell’isola negli ultimi anni. E sono state tantissime in diverse località come Olbia, Alghero, Cagliari, solo per fare qualche esempio, le segnalazioni di cittadini che non riuscivano a trovare una casa per tutto l’anno. La maggior parte erano impegnate o comunque a prezzi altissimi.

La novità per i Comuni

Per i Comuni sardi che si trovano nelle situazioni più difficili potrebbe essere una novità importante. Fino a oggi le amministrazioni che hanno provato a intervenire sugli affitti brevi hanno dovuto fare i conti con margini di manovra molto ridotti e con il rischio che le limitazioni entrassero in contrasto con le norme europee sulla libertà di offrire servizi. Uno degli interrogativi, in Sardegna è legato all’applicazione concreta della norma e a come verificare quali territori, aree o anche singoli quartieri, possano rientrare nei parametri fissati dall’Europa. Anche la Regione potrebbe essere chiamata, una volta approvata definitivamente la norma, a stabilire regole omogenee in tutta l’isola.

Il dibattito

Nel frattempo, il dibattito è già aperto: da una parte c’è la preoccupazione delle associazioni dell’extra alberghiero che vedono in questa novità un rischio concreto per un settore in forte espansione, dall’altra le associazioni degli albergatori, decisamente favorevoli. E in mezzo tanti proprietari di seconde case che potrebbero dover rivedere le scelte fatte in questi anni su come mettere a reddito i propri immobili.

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