«Tempio Exit», è scontro sull’uscita della città dall’Unione dei Comuni: invocato il referendum
Il consigliere di minoranza Fabrizio Carta contesta la scelta della giunta Masu
Tempio C'è già un nome: "Tempio Exit". Sarà la battaglia d’autunno, preludio probabilmente di quelle che seguiranno nelle altre stagioni, e avrà come posta in palio l’uscita di Tempio dall’Unione dei Comuni. È su questo tema che il consigliere di minoranza di “Tempio ritorna Città”, Fabrizio Carta, concentrerà molte delle sue energie. Dibattendone con trasporto nell’ultima seduta del consiglio comunale e trovandosi in pieno disaccordo con la linea seguita dalla giunta, ha anche prospettato la possibilità di un ricorso alle urne per chiedere direttamente ai cittadini se sono d’accordo sì o no su una questione chiamata a ridefinire i rapporti tra Tempio e i Comuni del territorio.
L’ipotesi non remotissima di un referendum costituirebbe un precedente probabilmente assoluto nella storia della città, perché, fatta eccezione per piccole consultazioni estese a gruppi di cittadini (quella, ad esempio, tra i residenti di via Togliatti sull’installazione di una nuova antenna), niente di simile pare sia stato mai proposto e fatto prima. Non sarebbe una cosa da farsi su due piedi e con poco sforzo, ma Carta si dichiara disposto ad andare fino in fondo.
«L’uscita dall’Unione non era nel programma elettorale – dichiara Carta – né nelle linee programmatiche. La sindaca non ha pieni poteri: una lettera non sostituisce il Consiglio comunale». Quanto basta per Carta per opporsi a quella che chiama la “Tempio Exit” pianificata dalla nuova amministrazione, «scelta destinata a incidere sui servizi, sulle risorse e sulle relazioni della nostra città con l’intera alta Gallura e che per questo merita un confronto pubblico e un pronunciamento dei cittadini». L’esponente di “Tempio ritorna Città” ha apprezzato pubblicamente alcuni degli ultimi interventi della giunta Masu, come le recenti aperture sulla vicenda del “Nino Manconi”. Sulla vertenza dell’Unione dei Comuni e il progetto di una progressiva uscita di Tempio dall’ente intercomunale non vede invece nessun segnale per eventuali e gradite correzioni di rotta. E così, dà conferma dell’intenzione di presentare una proposta per promuovere un referendum sulla permanenza del Comune nell’Unione, sulla scia di quanto preannunciato in Consiglio comunale. «L’uscita dall’Unione non è stata proposta ai tempiesi nel programma elettorale di Gianna Masu e non è stata indicata come obiettivo nelle linee programmatiche presentate al Consiglio. Manca quindi un mandato politico esplicito su una decisione di questa portata».
Per Carta, se un’intenzione di questo tipo fosse emersa in campagna elettorale, le urne dello scorso giugno avrebbero potuto emettere un verdetto diverso. «Se lo avesse detto prima, non è detto che sarebbe arrivata al ballottaggio. Vincere le elezioni attribuisce la responsabilità di governare, ma non equivale a ricevere un’approvazione preventiva per qualsiasi scelta di questa portata». L’iter che porterebbe al referendum non è dei più snelli. Innanzitutto, se mai la giunta dovesse insistere sul recesso dall’Unione, toccherebbe al Consiglio pronunciarsi. Tutto diventerebbe una questione di numeri: due terzi nella prima seduta di votazione o due ulteriori votazioni favorevoli con maggioranza assoluta, da tenersi entro 30 giorni in due distinte sedute. «La maggioranza di governo, da sola, non dispone dei due terzi – spiega Carta – quindi nessuno può presentare questa scelta come già acquisita».
Nei propositi di Carta il referendum non appare più come un’opzione strategica. «Presenterò la proposta perché venga istruita e sottoposta al Consiglio, seguendo le procedure necessarie per una consultazione formale, con un quesito ammissibile e informazioni trasparenti. Chiederò a tutti i consiglieri di sostenerla. Se la sindaca ritiene che uscire sia davvero la scelta migliore, accetti di spiegarlo ai tempiesi e di ascoltarne la volontà. Il futuro della città merita un mandato chiaro: non può essere anticipato da una lettera firmata da una persona sola. Qualora la maggioranza votasse contro la delibera di istituire il referendum, faremo la raccolta firme per raggiungere il 20% degli aventi diritto. E se voterà il 40% degli aventi diritto, il consiglio comunale dovrà prendere atto del risultato». I conti, come si vede, sono già fatti. Se torneranno, e come, è chiaramente un altro discorso.
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