Rischio idrogeologico, cresce la paura: «La città diventerà una vasca, il sistema è già in crisi» – L’allarme
Nel mirino del Comitato Non Ti Temo ci sono gli interventi regionali
Bosa Le opere di difesa idraulica rischiano di non risolvere le criticità che mettono Bosa sott’acqua e potrebbero persino ostacolare il deflusso delle acque piovane verso il fiume. È l’allarme lanciato dal Comitato “Non Ti Temo” dopo il violento temporale di lunedì, che ha provocato allagamenti diffusi in città. Nel mirino del gruppo ci sono gli interventi regionali per la mitigazione del rischio idrogeologico, giudicati «troppo concentrati sul Temo e non sufficientemente attenti ai rii minori, alle acque che scendono dai versanti e alla rete di drenaggio urbano». Secondo il Comitato, «la criticità idraulica che si manifesta più spesso è legata alla rete minore urbana e alle acque che scendono dai versanti». Una situazione che si ripresenta durante le precipitazioni intense, quando i residenti sono costretti a intervenire direttamente per limitare i danni. «I bosani sono costretti ad aprire da soli i tombini stradali e a svuotare locali e attività ad ogni precipitazione intensa».
Le contestazioni riguardano le opere regionali articolate in tre lotti, per decine di milioni di euro, con il primo già in fase di cantiere. Il gruppo sostiene che la progettazione non abbia considerato in modo unitario il rapporto tra il Temo, i corsi d’acqua minori e il drenaggio urbano. «Proprio la mancata valutazione unitaria del fiume, dei corsi d’acqua minori e del drenaggio urbano è una delle accuse principali che il Comitato muove all’Ufficio del Commissario per il governo del dissesto idrogeologico, mandante delle progettazioni contestate» scrive “Non Ti Temo” nero su bianco. Secondo il Comitato, le acque provenienti dai versanti non sarebbero state adeguatamente considerate nei modelli idraulici utilizzati per progettare gli interventi. Il rischio segnalato è che le opere ostacolino il loro scarico nel fiume, anziché favorirlo. Particolare preoccupazione riguarda le valvole di non ritorno previste agli sbocchi dei canali, destinate a impedire che l’acqua del Temo risalga nella rete urbana, che potrebbero rendere più difficile il deflusso delle piogge provenienti dalla città. «Quest’ultimo temporale ci ricorda quali sono i problemi idraulici che gravano sulla cittadina. Con le valvole di non ritorno agli sbocchi dei canali previste dalle opere di difesa, il rischio è che Bosa diventi la vasca di raccolta delle acque che faticheranno ancora di più a raggiungere il fiume», afferma Cristiana Cacciapaglia, consigliera comunale di minoranza e componente dello stesso Comitato. Le perplessità riguardano anche il confinamento del Temo a monte del ponte Vecchio: «I livelli e le velocità che il Temo rischia di raggiungere nei tratti banchinati, oltre a ostacolare i deflussi dai canali, rischiano di minare la sicurezza degli ormeggi e del porto fluviale». Nel terzo lotto sono poi previste valvole a clapet allo sbocco del Rio Piras di Terridi. La presa di posizione arriva a tre giorni dall’assemblea pubblica “Sicuri di essere al sicuro?”, durante la quale il Comitato ha presentato gli esiti di mesi di studio e le ragioni della propria opposizione alle opere. La richiesta agli enti competenti è di «valutare le opere nel loro insieme e nella configurazione finale, considerando gli effetti su drenaggio urbano e rii minori». Per il Comitato, la sicurezza della città non può essere misurata soltanto in relazione alle piene del Temo, ma deve comprendere tutte le acque che attraversano il territorio e le condizioni necessarie perché possano defluire. «Per questo ci chiediamo se, in queste condizioni, si possa ancora parlare di opere di difesa o piuttosto di “offesa idraulica”» chiude Cacciapaglia.
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