Sassari, pistola in faccia e cappuccio in testa: ristoratore rapinato in casa a Campanedda
Il figlio dei proprietari del ristorante Masia ha trovato i malviventi nella camera dei genitori
Sassari Il rumore improvviso, il sospetto che in casa ci sia qualcuno, poi la porta della camera da letto che si apre e quegli uomini davanti, con una pistola in pugno. Pochi istanti, il tempo di capire che il pericolo è reale e che non c’è possibilità di reagire.
È cominciata così la rapina nell’abitazione privata dei titolari del ristorante da Masia, nella zona di Campanedda, dove il figlio dei titolari qualche giorno fa si è trovato faccia a faccia con i malviventi. I banditi gli hanno puntato contro l’arma, lo hanno immobilizzato, incappucciato e legato. Poi hanno cercato denaro e gioielli, hanno raccolto il bottino e sono fuggiti con l’automobile della madre. Una fuga terminata, almeno per quanto riguarda la vettura, nelle campagne di Viziliu, alla periferia di Sassari, dove l’auto è stata incendiata per tentare di cancellare le tracce dei malviventi. Adesso, sulle tracce dei responsabili, ci sono gli investigatori della Squadra mobile.
Il colpo. La rapina è avvenuta nella casa privata della famiglia Masia. Il figlio dei titolari era rientrato per pochi minuti quando alcuni rumori hanno attirato la sua attenzione. Un dettaglio sufficiente a spingerlo a controllare, senza immaginare che di lì a poco si sarebbe trovato nel mezzo di una rapina. I rapinatori lo hanno sopraffatto, gli hanno coperto la testa con un cappuccio e lo hanno legato, neutralizzando ogni possibilità di chiedere aiuto o di opporsi. Con il giovane immobilizzato, hanno avuto il tempo di portare via denaro e gioielli prima di lasciare l’abitazione di Campanedda.
La fuga. Per allontanarsi, i banditi hanno scelto l’auto della madre della vittima. Sono saliti a bordo e si sono diretti verso la periferia della città. Ma la vettura non è rimasta a lungo nella disponibilità dei rapinatori. Nelle campagne di Viziliu è stata incendiata e abbandonata.
L’inchiesta. La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta. Le indagini, coperte dal massimo riserbo, sono affidate alla Squadra mobile, guidata dal dirigenti Michle Mecca. Gli investigatori stanno seguendo diverse piste per risalire all’identità dei responsabili e ricostruire ogni fase dell’irruzione. Al centro degli accertamenti ci sono le modalità con cui i banditi sono entrati nell’abitazione, la dinamica dell’aggressione al giovane, il bottino e il percorso seguito dopo la fuga.
Il mistero. La casa della famiglia Masia si trova in una zona isolata, una circostanza che potrebbe aver agevolato l’allontanamento dei malviventi. Resta da capire se i rapinatori conoscessero le abitudini dei proprietari, se sapessero chi avrebbero potuto trovare nell’abitazione e se avessero pianificato in anticipo ogni passaggio della fuga.
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