Dopo 34 anni chiude la storica cartolibreria: «Lascio qui un pezzo di cuore» – Il racconto
Daniela Camedda aprì La Sirenetta nel 1992: «Negli ultimi anni tutto è cambiato e il lavoro non rende più»
Cabras «Un pezzo di cuore lo lascerò qui». Daniela Camedda guarda il negozio che pian piano si svuota e con un velo di malinconia si prepara ad abbassare la serranda per l’ultima volta. Venerdì prossimo, 30 ottobre, dopo 34 anni, in via De Castro chiuderà La Sirenetta, l’ultima piccola attività storica di Cabras e la cittadina resterà senza cartolibrerie. La svendita accompagna i saluti dei clienti: alcuni entravano da bambini e oggi tornano con i figli: «È stata una scelta ponderata e sofferta», spiega la titolare. La decisione è maturata dopo il periodo del covid. La storia invece comincia nell’aprile del 1992, quando aveva 22 anni e immaginava un futuro diverso: «Ero pronta a partire per la Germania, avevo già tutti i contatti», ricorda. Invece con i genitori e il fratello Angelo, studente universitario, prese forma il progetto della cartolibreria: lei avrebbe lavorato al mattino, lui al pomeriggio. Anche il nome fu scelto in famiglia: «Volevo qualcosa di più tecnico, tipo Punto e virgola, senonché in quegli anni era uscito il film di animazione della Disney, La Sirenetta, e mio fratello lo scelse come nome». A richiamarlo, nel negozio, c’erano anche le tavole dell’artista e amica Gloria Musa.
All’inizio però non fu semplice: «Mi sentivo in gabbia, ero abituata a uscire in piazza con gli amici e molto timida. Poi il lavoro mi è piaciuto tanto e lo amo tuttora». Ben presto l’attività divenne un punto di riferimento e un luogo di incontro: «I ragazzini mi aspettavano fuori e si fermavano a curiosare tra gli scaffali. Mi tenevano compagnia, mi sentivo parte di quella generazione. I primi clienti portavano i figli e questi ora mi portano i loro. Molti sono dispiaciuti della chiusura: non mi aspettavo che esprimesseo un sentimento del genere». Nei periodi più intensi, tutta la famiglia dava una mano: «Era un lavoro di squadra. Venivano i cugini, mio fratello, le amiche. Babbo e mamma c’erano sempre quando andavamo a Cagliari a fare le scorte. Ora non ci sono più, e anche per questo lascio qui una parte di cuore».
Con il tempo le abitudini sono cambiate: «Il Duemila è stato un anno molto positivo. Poi, con l’euro, i clienti sono diventati più attenti alle spese. Compravano meno, ma si lavorava comunque». Con la pandemia la situazione è peggiorata: «Dal 2020 è venuta meno gente: durante il lockdown tutti si sono abituati a comprare online, anche le piccole cose. Dicevano che costava meno o che avevano più scelta. Su internet un prodotto arrivava il giorno dopo, io dovevo aspettare i tempi del rappresentante». Alla concorrenza del web si è aggiunta la riduzione dei guadagni: «Nei primi anni Novanta avevamo il 20% sui libri venduti. Oggi il 10, a volte il 7,5%. Tolti trasporto, commissioni del Pos, affitto e altre spese, a chi gestisce l’attività resta poco». La via d’uscita è stata l’indennizzo che spetta a chi cessa l’attività in attesa della pensione. Daniela Camedda, che ha 57 anni, ha deciso di avvalersene: «Meglio poco che rischiare». Intanto alla notizia della chiusura molti clienti capiscono che verrà a mancare quasi un luogo di famiglia.
«Mi chiedono: “E adesso come faccio per i libri?”. Ma Oristano ha librerie storiche. Credo che mancherò soprattutto per le necessità immediate: se serve una matita particolare o una penna per l’indomani, ora bisognerà spostarsi. Anche gli anziani sono preoccupati: non sanno dove andare per le fotocopie». A inizio novembre sgombrerà il locale, poi avrà un po’ di tempo per se stessa: «Andrò al mare a Torregrande e alle presentazioni dei libri. Mi dedicherò alla famiglia e alle amiche. Da quando ho aperto non mi sono mai fermata, anche di notte per gli ordini. Ora potrò fare una passeggiata o prendere un caffè senza guardare l’orologio. Ma il lavoro mi mancherà». Cabras perde un altro piccolo pezzo di storia. «È un mestiere bellissimo – conclude –. Spero che in futuro qualcuno apra una cartolibreria moderna, con canali di vendita innovativi, incontri con gli autori e progetti con le scuole».
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