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I tagli

Volvo, crisi senza freni: terzo trimestre del 2026 chiuso con perdite record, oltre 2mila posti di lavoro a rischio

Volvo, crisi senza freni: terzo trimestre del 2026 chiuso con perdite record, oltre 2mila posti di lavoro a rischio

Tra le cause anche il rallentamento della vendita di auto elettriche

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La crisi dell’automotive colpisce anche Volvo Cars. Il gruppo svedese ha annunciato un nuovo piano di riduzione dei costi che prevede il taglio di 2.500 posti di lavoro a livello globale, di cui 2.000 in Svezia, e risparmi aggiuntivi per 5 miliardi di corone entro la fine del 2027. Alla base della decisione ci sono i risultati del terzo trimestre, chiuso con una perdita di 3,7 miliardi di corone, pari a circa 330 milioni di euro, contro l’utile di 5,8 miliardi registrato nello stesso periodo dell’anno precedente. Sui conti pesano soprattutto la situazione del mercato cinese, le tensioni commerciali e il rallentamento della domanda di auto elettriche.

Il mercato cinese, una volta il principale motore di crescita, per il marchio svedese, è diventato un fattore di sofferenza. Nel terzo trimestre, i ricavi nella zona sono crollati di quasi il 50%, a causa di una guerra dei prezzi scatenata dai produttori locali e da un calo a doppia cifra dell’intero segmento premium. Anche i dazi tra Cina, Europa e Stati Uniti stanno aumentando i costi di produzione, importazione e logistica, comprimendo i margini del gruppo. A complicare il quadro è la frenata delle vendite di veicoli elettrici, soprattutto negli Stati Uniti e nei principali mercati europei. La domanda inferiore alle attese, insieme agli elevati costi per lo sviluppo dei nuovi modelli e la riconversione degli impianti, sta mettendo sotto pressione i conti di Volvo.

Sul fronte occupazionale, la riduzione del personale coinvolgerà soprattutto la sede storica e i centri di sviluppo di Göteborg. Il piano prevede il mancato rinnovo dei contratti di consulenza esterna, un forte rallentamento delle nuove assunzioni e incentivi per favorire le uscite volontarie. La nuova operazione si aggiunge ai 3.000 posti eliminati nel 2025. Nel frattempo, il titolo del gruppo ha perso oltre il 50% del proprio valore nell’ultimo anno, raggiungendo i minimi storici. L’amministratore delegato Hakan Samuelsson punta ora su una revisione degli obiettivi di vendita e su previsioni finanziarie più prudenti per cercare di rilanciare l’azienda.

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