Il corpo di Rosa Bechere gettato in mare, si cercano le prove. Lettera del marito dal carcere: era tutto per me
Dopo tre anni nuova accelerata dell’indagine sulla morte della 60enne di Olbia
Olbia Guanti in lattice, tute bianche, il luminol passato un po’ ovunque. La svolta può arrivare anche dall’ultima delle molecole. E così si continua a cercare, tra le stanze di due abitazioni e i sedili di una vecchia auto. Anche se le supposizioni, almeno per quanto riguarda il corpo, cominciano a seguire sempre più una direzione: il mare. Rosa Bechere è sparita nel nulla tre anni fa a Olbia e le ipotesi dell’allontanamento o del suicidio sono state accantonate fin da subito. Si procede per omicidio e la Procura generale della Sardegna, che ha avocato al suo ufficio l’inchiesta inizialmente nelle mani di Tempio, sta mettendo in campo ogni tecnologia per risolvere quello che è a tutti gli effetti un cold case. Un delitto irrisolto, insomma.
Si cercano le tracce biologiche riconducibili alla donna scomparsa e, naturalmente, ci si concentra su Maria Giovanna Meloni, olbiese di 45 anni, e Giorgio Beccu, 52enne di Berchidda, la coppia accusata di aver ucciso Rosa Bechere e di aver fatto sparire il suo cadavere. Così, nei giorni scorsi, si sono fatti rivedere i carabinieri di Olbia e del Ris di Cagliari. Prima nel centro città, nella casa dove vivono Meloni e Beccu, poi nelle campagne di Su Canale, nel territorio di Monti, in una vecchia abitazione un tempo utilizzata dalla coppia. L’obiettivo è trovare sangue o qualsiasi altra traccia di tipo biologico che dimostri l’omicidio. Ma ci si muove, ovviamente, anche con la speranza di trovare il cadavere. Anche se – e l’ipotesi è seriamente presa in considerazione – il corpo di Rosa Bechere potrebbe essere stato gettato in mare. In passato, il chiattino di Meloni e Beccu era finito sotto sequestro e alcune ricerche avevano interessato la parte interna del golfo olbiese.
- I due blitz
Si cerca il luogo dove Bechere possa essere stata nascosta, prima o subito dopo il presunto omicidio. Avvenuto forse con una dose letale di benzodiazepine, un potente sedativo che magari, almeno nelle intenzioni, avrebbe dovuto solo stordire la donna per facilitare una rapina. I carabinieri – come in passato – hanno così passato al setaccio sia la casa di Meloni e Beccu, in via Aretino a Olbia, che quella di Su Canale. In quest’ultima, i militari si sarebbero messi anche alla ricerca di una botola. O comunque di uno spazio vuoto nelle pareti dove potrebbe essere stato nascosto il corpo di Bechere oppure alcuni dei suoi oggetti. Occhi puntati anche su una Fiat Tipo della coppia, parcheggiata in via Aretino. I carabinieri, inoltre, stanno raccogliendo nuove testimonianze e avrebbero sentito alcune persone – tra cui forse anche familiari – che, nei giorni della scomparsa della donna, avvenuta il 25 novembre 2022, avrebbero avuto contatti con Meloni e Beccu. Loro, in ogni caso, si dichiarano da sempre innocenti. Lo ribadisce Giampaolo Murrighile, il legale che difende la coppia insieme al collega Angelo Merlini: «Sono assolutamente collaborativi, siamo fiduciosi».
- Nuove indagini
La Procura generale, con il procuratore Luigi Patronaggio e il sostituto Alessandro Bosco, sta così dando nuovo slancio a una indagine che era finita su un binario morto. Perché è stato ritenuto impensabile archiviare un caso quando ci sono una donna scomparsa e, evidentemente, indizi sul suo omicidio. La riapertura dell’inchiesta si deve all’opposizione al decreto di archiviazione presentato dai familiari della donna. Il compagno Davide Iannelli è assistito dall’avvocato Abele Cherchi, la sorella Gavina da Cristina Cherchi e i fratelli Andrea e Antonio da Edoardo Morette.
È l’ultimo capitolo di una lunga e brutta storia che ha avuto il suo epicentro nelle case popolari di via Petta. Qui, nel marzo 2022, era stato ucciso Tony Cozzolino, bruciato vivo dopo l’ennesimo litigio con il vicino di casa Davide Iannelli – il compagno di Bechere –, poi condannato all’ergastolo (la sentenza di appello è attesa per domani). A novembre, in ece, sempre da via Petta la scomparsa di Rosa, 60enne, disabile, originaria di Genova ma da anni a Olbia. Gli investigatori sono sempre stati convinti che la donna sia stata uccisa da una coppia di presunti amici. Meloni e Beccu, appunto. Secondo l’accusa, i due si sarebbero impossessati dei risparmi custoditi in casa da Bechere e delle carte Bancoposta e Postamat, dove veniva accreditato il reddito di cittadinanza. Nella disponibilità di Bechere anche novemila euro di arretrati che l’Inps doveva erogare nel dicembre successivo. Così, con lo scopo di rapinarla, Meloni e Beccu avrebbero tentato di stordire ripetutamente la donna con la somministrazione di farmaci a base di benzodiazepine. Una prima volta era stato necessario il ricovero in ospedale, mentre la seconda potrebbe essere stata quella fatale. Con le carte di Bechere i due indagati avevano fatto shopping. Per le accuse minori (rapina e sottrazione della carta di credito) è in corso a Tempio il processo con rito abbreviato.
