Polemica sui 41-bis in Sardegna: i mafiosi in arrivo a Badu e’ Carros, Uta e Bancali – I NUMERI
Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro sarà in visita a fine mese a Nuoro
Sassari Si infiamma la polemica sui boss al 41-bis destinati alle carceri sarde. Durante il Consiglio comunale aperto a Nuoro di oggi 9 gennaio, la presidente della Regione Alessandra Todde ha esposto quello che è il piano del Governo previsto per i penitenziari dell’isola. L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni vorrebbe dedicare il carcere di Nuoro esclusivamente al regime di 41-bis, aumentando la popolazione carceraria di mafiosi a Bancali e Uta.
I numeri
«In Sardegna sono previsti 192 posti di 41 bis, destinati ad aumentare di almeno il 20%, fino a circa 240. Numeri dichiarati in una sede istituzionale, non ipotesi giornalistiche» ha spiegato Todde. La Sardegna ospita ad oggi 10 istituti penitenziari, con il 75% delle colonie penali, e una popolazione detenuta in gran parte non sarda. A Bancali sono attualmente presenti 92 ristretti in questo regime, a cui presto – entro la prossima settimana – si aggiungeranno altri 92 a Cagliari-Uta. Secondo valutazioni di esperti del settore, questo assetto, dove l’esecutivo Meloni vede la Sardegna, a causa della sua insularità, come porto prefissato per i detenuti pericolosi, potrebbe portare le carceri di Sassari, Cagliari e Nuoro a ospitare tra i 500 e i 550 detenuti al 41-bis su un totale di circa 750. Il numero potrebbe aumentare ulteriormente di 15-20 unità infatti, con il completamento della sezione di Badu ‘e Carros, destinata alla massima sicurezza, il nuovo carcere duro di Nuoro potrebbe accogliere nei prossimi mesi altri 40 ristretti, tutti sotto stretto controllo del Gruppo Operativo Mobile.
Nel dettaglio, considerando anche i detenuti comuni, a Cagliari-Uta ci sono 738 detenuti (32 donne) per 561 posti; a Sassari-Bancali 578 ristretti (23 donne) per 458 posti, oltre ai 92 al 41bis. A Nuoro invece, ci sono 36 detenuti.
Il sottosegretario in visita a Nuoro
Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, sarà invece a fine mese a Nuoro. Lo ha reso noto il sindaco di Nuoro Emiliano Fenu durante il Consiglio comunale straordinario convocato per discutere dell'emergenza trasferimento detenuti 41 bis in Sardegna, in particolare nel carcere nuorese. «Credo sia doveroso aprire un confronto serio sugli effetti che una simile scelta avrebbe — ha detto Fenu —non solo sul territorio ma anche sui detenuti comuni, sulle famiglie e su quella rete di volontariato che in questi anni ha costruito a Nuoro un patrimonio umano e sociale fondamentale per i percorsi di reinserimento». Il sindaco ha poi reso noto di aver già attivato un canale di confronto diretto con il governo.
L’informativa del Governo
Attualmente i detenuti in 41-bis sono distribuiti tra Sassari, Nuoro e Cagliari Uta e il progetto del Ministero prevede che proprio questi istituti diventino strutture dedicate al regime speciale. Una scelta che, se attuata, comporterebbe una concentrazione significativa nell’isola, già oggi tra le regioni con il più alto numero di detenuti al 41-bis in rapporto alla popolazione residente. A nome della Regione, durante la conferenza Stato – Regioni del 18 dicembre, è intervenuta in Conferenza l’assessora Rosanna Laconi, in rappresentanza della presidente Alessandra Todde, esprimendo una contrarietà netta e motivata. Il primo punto sollevato riguarda il mancato coinvolgimento istituzionale: la Regione, è stato sottolineato, non è stata consultata nonostante la rilevanza delle ricadute territoriali, e le richieste di confronto avanzate dalla presidente non avrebbero avuto risposta.
Il futuro di Badu ‘e Carros
Al centro delle preoccupazioni c’è soprattutto il destino del carcere di Badu ’e Carros. La sua eventuale trasformazione in istituto esclusivamente dedicato al 41-bis comporterebbe, secondo la Regione, la concentrazione di una popolazione carceraria estremamente pericolosa in un’area considerata fragile dal punto di vista sociale ed economico. Un’ipotesi che rischia di segnare il territorio, alimentando l’idea di una Sardegna ridotta a “isola-carcere”, una logica che l’assessora ha respinto richiamando anche il passato dell’Asinara e il percorso di sviluppo che l’isola sta cercando di portare avanti. Intanto i lavori di riconversione nel carcere sono iniziati lo scorso 29 dicembre.
