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Influenza K, previsti fino a 14 milioni di casi: ecco quali farmaci funzionano e quando usarli

Influenza K, previsti fino a 14 milioni di casi: ecco quali farmaci funzionano e quando usarli

Secondo i virologi la fase più acuta è superata, ma il virus continuerà a circolare fino a fine febbraio. Attenzione all’uso corretto dei medicinali

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Sassari L’ondata dell’influenza K sembra aver superato il momento più critico, ma la sua corsa non è ancora finita. La curva epidemica, spiegano i virologi, è ora in fase discendente, con una “coda” destinata a protrarsi fino alla fine di febbraio. Le stime complessive restano elevate: i casi attesi sono almeno 14 milioni, in linea con le previsioni iniziali.

Le basse temperature e l’umidità continuano a favorire la circolazione del virus, mantenendo alto il numero di persone ammalate. L’influenza di questa stagione, inoltre, ha avuto un impatto più significativo sulla salute, con sintomi spesso più intensi rispetto ad altri anni.

Sul fronte delle terapie, il virologo Fabrizio Pregliasco chiarisce che esistono due farmaci antivirali specifici in grado di ridurre più rapidamente sintomi come tosse e raffreddore. Si tratta di Oseltamivir e Zanamivir, medicinali utilizzati soprattutto nei casi più impegnativi e nelle forme gravi di influenza. Sono farmaci di fascia C, quindi a carico del paziente, e vengono impiegati con maggiore frequenza in Paesi come il Giappone, dove l’attenzione verso l’influenza stagionale è particolarmente elevata.

L’efficacia di questi antivirali è legata al tempismo: devono essere assunti all’inizio dei sintomi, per cinque giorni, due volte al giorno. Non sono facilmente reperibili in farmacia e possono essere prescritti solo dal medico, a differenza dei comuni farmaci da banco.

Diverso il discorso per gli antibiotici, che non vanno utilizzati nella fase iniziale della malattia. Le forme respiratorie, infatti, sono nel 99% dei casi di origine virale. L’antibiotico può essere preso in considerazione solo dopo una valutazione medica, quando l’infezione non migliora dopo 3-4 giorni oppure quando, superata la fase virale, subentra una sovrainfezione batterica. In questi casi la tosse, inizialmente secca, diventa produttiva e la sintomatologia tende a peggiorare o a ripresentarsi.

In assenza di complicazioni, l’approccio corretto resta quello dell’automedicazione responsabile. Farmaci sintomatici come antinfiammatori, antifebbrili e antitosse possono essere utilizzati per attenuare i disturbi senza azzerarli del tutto, consentendo di monitorare l’evoluzione dell’influenza e modulare le cure in base all’intensità dei sintomi. In caso di peggioramento o mancato miglioramento, la valutazione del medico resta indispensabile.

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