Scompaiono i piccoli negozi, la nuova legge regionale prova a salvarli – Cosa cambierà
L’assessore Franco Cuccureddu: «Vogliamo dare regole chiare e strumenti perché il commercio possa evolvere e restare un presidio reale sul territorio»
Sassari «Questa legge non nasce per “salvare” un’attività che non reggerebbe sul mercato, ma per garantire ai cittadini i servizi: l’obiettivo è migliorare la qualità della vita di chi vive nei piccoli paesi e nei quartieri delle città, dando regole chiare e strumenti perché il commercio possa evolvere e restare un presidio reale sul territorio».
La nuova legge sul commercio in Sardegna arriverà nei prossimi mesi all’attenzione della giunta. A presentarla è l’assessore Franco Cuccureddu. «Attualmente – spiega l’assessore – siamo nella fase dell’ascolto delle associazioni di categoria e di quelle a difesa dei consumatori».
Una delle problematiche maggiori riguarda i piccoli Comuni e i centri sotrici di molte aree urbane dove i negozi e i servizi di prossimità sono sempre più rari. La nuova legge regionale sul commercio potrà cambiare davvero il settore in Sardegna?
«Bisogna dire prima di tutto che la legge attuale è stata approvata poche settimane prima dell’entrata in vigore della Bolkestein, quindi è nata vecchia e superata. Il primo effetto che dovrà avere è rispettare le normative sovraordinate, in particolare quelle europee, e regolamentare sulla base delle leggi nazionali e comunitarie».
Oltre all’adeguamento alle regole europee e nazionali, cosa cambierà?
«In vent’anni è cambiato totalmente il modo di commerciare e vendere beni: su tutti l’online, che allora non era previsto né prevedibile in quella dimensione. E sono cambiate le abitudini: prima si faceva la spesa e si cucinava in casa, oggi sono calati moltissimo i consumi alimentari e sono cresciuti a dismisura quelli fuori casa. Il punto fondamentale è dare opportunità e servizi ai cittadini. Se vogliamo mantenere dei presidi nei centri anche piccoli o nei quartieri delle città, in tutti i quartieri che devono avere una differenziazione merceologica, dobbiamo dargli la possibilità di erogare i servizi. Quindi ad esempio dalle certificazioni anagrafiche al pagamento dei tributi, ma anche un anziano che deve prenotarsi una visita cardiologica o un'analisi del sangue che non ha dimestichezza col digitale, dovrà poter andare al negozio e collegarsi pagando una commissione minima o addirittura se la potrebbe accollare la regione, quindi da semplici venditori di beni a erogatori di servizi che possono essere di consulenza o servizi reali».
Nel frattempo però molte serrande si stanno progressivamente abbassando
«Con una norma incidere su dinamiche mondiali è difficilissimo, anzi praticamente impossibile. Bisogna assecondare le tendenze: l’online e l’aggregazione dell’offerta. Le piccole strutture devono convertirsi, perché se no non stanno sul mercato. Nella legge prevediamo i distretti del commercio, un superamento graduale dei centri commerciali naturali: distretti tematici e distretti che garantiscano servizi diffusi nei quartieri».
La legge interverrà anche sulle medie e grandi strutture?
«Ci sarà una regolamentazione molto più incisiva sulle medie strutture e sulle grandi superfici di vendita. Oggi mancano i piani urbanistici del commercio, mentre con la riforma ci saranno, e saranno i Comuni a definire cosa serve e dove, evitando doppioni Ma soprattutto si potrà dare finalmente certezza di diritto a chi opera nel commercio».
In attesa della nuova legge, la Regione è già intervenuta con misure di sostegno? «Abbiamo fatto un bando per aiutare i commercianti: circa 40 milioni di euro, finanziando fino al 40% dei costi in conto capitale. Quasi tutte le risorse sono state destinate a chi ha investito per migliorare l’attività, digitalizzare, fare marketing, rinnovare. È il più grande finanziamento mai fatto in Regione per il commercio».
