La Nuova Sardegna

L’inchiesta

L’isola continua a spopolarsi, saldo positivo solo in 11 Comuni: ecco quali sono

di Massimo Sechi
L’isola continua a spopolarsi, saldo positivo solo in 11 Comuni: ecco quali sono

Intanto la Regione stanzia 150 milioni di euro per le località con meno di 5mila abitanti

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari La Sardegna continua a spopolarsi, un inverno demografico che sembra destinato a non fermarsi con numeri sempre più preoccupanti che coinvolgono ormai non solo le zone interne ma anche le aree urbane.

Sono solamente 11 i Comuni che hanno un saldo naturale non negativo, ovvero hanno lo stesso numero di nati vivi e morti (stiamo parlando in particolare di Gonnoscodina e Tadasuni) o più nati vivi che morti (Oniferi, Sennariolo, Erula, Cargeghe, Simaxis che hanno registrato un nato in più rispetto ai decessi; Alà dei Sardi e Uta, con due; Pauli Arbarei con 3; Muros con 5). Tutti gli altri hanno un saldo negativo, con più persone decedute che bambini nati.

Per i Comuni con meno abitanti, la Regione dal 2022, quindi con la passata amministrazione, aveva introdotto una misura, l’assegno di natalità, inizialmente previsto per i centri fino ai 3mila abitanti. Poi nel 2024 era stata estesa anche ai Comuni fino ai 5mila abitanti e l’attuale giunta ha deciso di continuare a finanziarla. Lo scorso 12 gennaio con una determinazione la Regione ha stanziato oltre 150 milioni di euro spalmati in tre anni: 51,4 milioni per il 2026 e per il 2027 e 50 milioni per il 2028.

Il contributo è costituito da un assegno mensile di 600 euro che viene rogato per il primo figlio nato, adottato o in affido e di 400 euro per ogni figlio successivo. Una delle caratteristiche più importanti della misura è l'assenza di tetti legati alle condizioni economiche: il contributo viene infatti concesso indipendentemente dai redditi delle famiglie. Il beneficio accompagna la crescita del bambino, viene infatti corrisposto fino al compimento del quinto anno di età. La Regione trasferisce le somme ai singoli Comuni che poi erogano l’assegno alle famiglie destinatarie.

«Quella contro lo spopolamento è la battaglia delle battaglie – afferma il presidente regionale delle Acli Mauro Carta –. Gli ultimi dati disponibili, che sono riferibili a settembre 2025, ci raccontano che la Sardegna nei primi nove mesi dello scorso anno aveva perso 5.934 abitanti. Se osserviamo meglio i dati vediamo che i nati da gennaio alla fine di settembre risultano essere 5.362 nati a fronte di 15.271 decessi, con un saldo negativo, dunque, che è pari a meno 9.909 unità».

Il fenomeno dello spopolamento ha un impatto molto forte specie nelle realtà più piccole. In Sardegna il primato del Comune meno popoloso è sempre di Baradili, con soli 80 abitanti, seguito da Monteleone Roccadoria con 105 e Soddì con 114 residenti. Se analizziamo la situazione complessiva dell’isola vediamo invece che attualmente sono ben 27 i Comuni che hanno meno di 300 abitanti. In totale, in Sardegna, la maggior parte dei Comuni, ben 279 che rappresentano il 74%, ha non più di 3mila residenti. Se invece guardiamo ai Comuni che non raggiungono i 5000 abitanti la percentuale sale fino a raggiungere l’85%.

«Il bonus per incentivare la natalità nei comuni fino a 5000 abitanti è certamente una misura efficace ma bisogna anche pensare al dopo, ossia rendere più facile la vita di chi fa figli con strutture e una rete sociale e amministrativa vicina alle famiglie, che vuole dire scuole e servizi sanitari», afferma ancora il presidente delle Acli che accanto agli interventi come quello proposto dalla Regione sottolinea l’importanza di politiche rivolte a chi sceglie di venire a vivere o di ritornare ad abitare nell’isola.

«Gli immigrati negli ultimi anni ci stanno aiutando a frenare il calo demografico – afferma ancora Carta-. Nell’ultimo anno abbiamo avuto un numero di residenti in Comuni di altre Regioni italiane che hanno trasferito la residenza in Sardegna più alto rispetto al numero di sardi che al contrario hanno trasferito la propria residenza in Comuni della penisola. Ma soprattutto abbiamo avuto un saldo migratorio estero di quasi 3700 unità. Questi dati confermano che la Sardegna può essere una terra in cui venire a vivere per lavorare e studiare. Ben vengano quindi i bonus ma bisogna anche capire che chi arriva o torna in Sardegna è una risorsa. Per questo motivo come Acli chiediamo che venga portato avanti un programma a lungo termine di accoglienza e integrazione nel nostro sistema sociale ed economico, con incentivi concreti. Questa - conclude Carta – può essere una strategia che unita anche a tutti gli altri strumenti di supporto alle famiglie, può dare risposte concrete al declino demografico dell’isola».

Primo Piano
Tecnologia

Fisco, ora l’Agenzia delle entrate ti scrive sull’app IO: ecco le novità

Le nostre iniziative