Sassari, minori maltrattati: indagate le educatrici riprese dalle telecamere – Ecco che cosa sappiamo
Chiusa una delle strutture del Rifugio Gesù Bambino
Sassari Per diverso tempo le telecamere installate dagli investigatori della squadra mobile avrebbero ripreso quello che alcuni genitori preoccupati sospettavano da un po’. Settimane di accertamenti e immagini - passate al setaccio dalla polizia - avrebbero documentato presunti maltrattamenti ai danni di ragazzi affetti da disturbi dello spettro autistico. È il quadro inquietante che ha portato la polizia di Stato a intervenire e a chiudere una delle strutture del Rifugio Gesù Bambino di Sassari, che si occupa dell’accoglienza e dell’assistenza di minori con disabilità, finita al centro di una delicatissima indagine della magistratura.
Nella mattinata di giovedì 5 marzo gli investigatori della squadra mobile di Sassari hanno eseguito quattro provvedimenti cautelari di divieto di esercitare la professione di educatrice, con l’inibizione di tutte le attività ad essa connesse, nei confronti di altrettante dipendenti della comunità. Le misure sono state disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sassari su richiesta della Procura della Repubblica, al termine di una complessa attività investigativa. Le quattro educatrici sono indagate con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di quattro ragazzi ospitati nella struttura, giovani affetti da disturbi dello spettro autistico dei quali avevano la custodia e la responsabilità educativa. Una quinta insegnante è stata denunciata con l’accusa di abuso dei mezzi di correzione.
L’inchiesta è coordinata dal pm Ermanno Cattaneo e ha preso avvio dopo le segnalazioni giunte agli investigatori. Indizi che hanno spinto la polizia ad approfondire quanto stava accadendo in uno degli ambienti della comunità educativa. A quel punto gli agenti della Mobile, guidati dal dirigente Michele Mecca, hanno avviato una articolata attività investigativa. Un lavoro fatto di osservazioni, raccolta di testimonianze e soprattutto di monitoraggi tecnici che hanno portato all’installazione di telecamere all’interno della struttura di viale Mameli. L’obiettivo era verificare cosa accadesse durante le ore trascorse dai ragazzi in quello spazio della comunità, lontano dagli sguardi esterni. Proprio le immagini registrate nel corso delle settimane di indagine avrebbero consentito agli investigatori di documentare comportamenti ritenuti incompatibili con il ruolo educativo e con la tutela di minori particolarmente fragili. Secondo quanto emerge dall’inchiesta, le registrazioni avrebbero fornito elementi ritenuti sufficienti dalla magistratura per configurare l’ipotesi di maltrattamenti. Alla luce dei risultati delle indagini, la Procura ha quindi chiesto al gip l’emissione delle misure cautelari interdittive, ritenute necessarie per impedire alle indagate di continuare a svolgere attività educative a contatto con minori. Con lo stesso provvedimento è stato disposto il sequestro della comunità al centro dell’inchiesta, una realtà da tempo attiva in città nel settore dell’accoglienza e dell’assistenza a minori e ragazzi con fragilità. Gli investigatori della Mobile stanno ora proseguendo il lavoro di analisi del materiale raccolto nel corso dell’indagine, in particolare delle registrazioni effettuate all’interno della comunità. L’obiettivo è ricostruire nel dettaglio ciò che sarebbe accaduto durante la permanenza dei ragazzi nella struttura e verificare se vi siano ulteriori episodi o eventuali responsabilità di altre persone.
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