Mercati in tempo di guerra, come difendere i risparmi: oro, petrolio, azioni, bitcoin e Ai, cosa sta cambiando
L’escalation geopolitica scuote le Borse e riporta al centro energia e beni rifugio: ecco dove si spostano gli investimenti e quali rischi guardano i mercati
Roma Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono piombate sui mercati finanziari dopo settimane di rialzi diffusi. L’escalation militare ha prodotto un immediato riassetto dei prezzi: l’energia e gli asset considerati più sicuri hanno accelerato, mentre molte Borse hanno ridimensionato parte dei guadagni accumulati all’inizio del 2026.
Il petrolio è salito con decisione e da inizio anno ha guadagnato oltre il 40%, mentre l’oro si avvicina a un aumento del 20%. I principali listini azionari hanno invece mostrato maggiore nervosismo. Le piazze europee, tra le più brillanti nei mesi precedenti, sono tornate poco sopra la parità, mentre alcuni mercati emergenti e il Giappone restano comunque in territorio positivo.
Gli Stati Uniti, già da settimane privi di una direzione chiara, hanno assorbito meglio l’urto: l’indice S&P 500 rimane leggermente sopra i livelli di inizio anno, mentre il Nasdaq segna un andamento più debole.
Come osserva il Corriere della Sera in un ampio servizio dedicato ai mercati, la domanda che ora si pongono gli investitori è se si tratti di una fase di volatilità temporanea legata alla crisi geopolitica oppure dell’inizio di un cambiamento più profondo negli equilibri finanziari.
Il petrolio torna al centro della scena
Il vero termometro della crisi è il petrolio. Il Brent, che a dicembre 2025 era sceso fino a 58 dollari al barile, aveva già iniziato a recuperare terreno nelle settimane successive, risalendo verso i 70 dollari. L’escalation militare ha accelerato bruscamente questo movimento.
Nelle prime ore di oggi, lunedì 9 marzo, il prezzo del greggio ha toccato quota 100 dollari al barile. Il nodo principale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico tra Iran e Oman da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. La possibile chiusura o anche solo un blocco parziale di questa rotta potrebbe avere effetti rilevanti sull’offerta globale.
Secondo diversi analisti, un petrolio stabilmente vicino ai 100 dollari potrebbe ridurre la crescita economica globale e spingere l’inflazione verso l’alto. Per ora, però, molti gestori invitano a non cambiare radicalmente le strategie di investimento.
Oro in rialzo e ritorno degli asset difensivi
Tra i beni rifugio l’oro ha reagito immediatamente alla crisi. Le quotazioni si sono avvicinate ai massimi storici di gennaio, toccati intorno ai 5.608 dollari l’oncia. Il metallo giallo non beneficia solo delle tensioni geopolitiche. La domanda delle banche centrali e la crescente partecipazione degli investitori privati hanno rafforzato il trend rialzista già negli ultimi anni. In un contesto di forte incertezza internazionale, molti gestori continuano a considerarlo una delle coperture più dirette contro i rischi globali.
Anche le obbligazioni restano parte importante dei portafogli, ma con dinamiche meno prevedibili rispetto al passato. Il rialzo dei prezzi dell’energia alimenta infatti timori d’inflazione e rende più complessa la reazione dei titoli di Stato.
Intelligenza artificiale e Borse più selettive
Nei mercati azionari continua a pesare il tema dell’intelligenza artificiale, che negli ultimi anni ha trainato gran parte dei rialzi. Tuttavia la leadership del settore appare oggi più concentrata e i movimenti dei titoli tecnologici risultano più nervosi. Come sottolinea il Corriere della Sera, i grandi gruppi tech stanno programmando investimenti enormi nei prossimi anni e si trovano a competere tra loro e con nuovi protagonisti privati molto finanziati. Questo non significa necessariamente che il settore sia entrato in una bolla, ma indica una fase più complessa rispetto al passato.
In parallelo si osserva una rotazione verso comparti più legati all’economia reale: energia, materie prime, infrastrutture e difesa tendono infatti a resistere meglio nelle fasi di tensione geopolitica.
Criptovalute in fase di correzione
In controtendenza rispetto all’oro si muovono le criptovalute. Dopo l’euforia che aveva portato il bitcoin oltre i 120 mila dollari a fine 2025, il mercato sta attraversando una fase di correzione significativa. Il prezzo della principale criptovaluta vale oggi circa la metà dei massimi storici. Il bitcoin ha sempre alternato forti rialzi a discese altrettanto marcate: cicli di questo tipo fanno parte della storia di un mercato ancora molto volatile. La maggiore presenza di investitori istituzionali e di strumenti regolamentati ha reso il settore più maturo rispetto al passato, ma non ha eliminato oscillazioni ampie, spesso amplificate dall’uso della leva finanziaria.
Un mercato più incerto ma non stravolto
Nel complesso lo shock geopolitico ha interrotto il momento positivo dei mercati senza modificare, almeno per ora, i fondamentali economici. Secondo quanto emerge anche dalle analisi citate dal Corriere della Sera, lo scenario più probabile resta quello di una fase di maggiore volatilità accompagnata da una crescente selettività negli investimenti. Per molti gestori il portafoglio ideale continua quindi a essere equilibrato: azioni globali, con maggiore attenzione ai settori legati agli asset reali, obbligazioni societarie di qualità e una quota di oro come protezione nelle fasi di incertezza. Il vero indicatore da monitorare resta comunque il petrolio: da lì dipenderà l’evoluzione dei mercati nei prossimi mesi.

