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L’allarme

Microtelecamere nascoste in hotel e palestre: boom di video intimi illegali venduti su Telegram e siti hot

Microtelecamere nascoste in hotel e palestre: boom di video intimi illegali venduti su Telegram e siti hot

In Cina dilaga un mercato clandestino preoccupante. Gli apparecchi sempre più piccoli vengono nascosti in accendini, prese elettriche, chiavette Usb

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In Cina dilaga un mercato clandestino di riprese intime realizzate con telecamere nascoste in hotel, palestre e spazi pubblici: i filmati vengono poi venduti online su piattaforme a pagamento, nonostante i divieti previsti dalla legge.

Il fenomeno, presente da almeno un decennio, si è intensificato negli ultimi anni grazie ai progressi tecnologici che rendono le microcamere sempre più difficili da individuare. Come riportato da Repubblica, dispositivi di dimensioni ridotte possono essere nascosti in oggetti comuni come accendini, prese elettriche, chiavette Usb o flaconi, e iniziano a registrare automaticamente quando viene attivata la corrente nella stanza. Le autorità cinesi intervengono con arresti sporadici, come quello avvenuto a febbraio a Chengdu, dove due uomini sono stati fermati dalla polizia dopo aver installato telecamere in una casa vacanze.

Tuttavia, il fenomeno resta diffuso e difficile da contrastare. Le riprese illegali alimentano una vera e propria filiera clandestina che comprende produzione, installazione dei dispositivi e distribuzione dei contenuti. Negli ultimi anni sono state introdotte nuove norme che obbligano i proprietari di hotel a controllare la presenza di dispositivi nascosti, ma le violazioni continuano. Si moltiplicano gli appelli anche in Tv e social: «Controllate i condizionatori, i rilevatori di smog e le prese a muro».

I contenuti vengono spesso diffusi attraverso piattaforme estere o canali su Telegram, accessibili tramite sistemi che aggirano i controlli. Un abbonamento mensile per accedere ai video può costare circa 450 yuan, mentre alcune reti clandestine riescono a ottenere guadagni significativi dalla vendita del materiale.

Il sistema legale prevede pene fino a due anni di reclusione per la distribuzione di contenuti pornografici e sanzioni per chi realizza riprese senza consenso, ma secondo osservatori e attivisti le misure restano insufficienti. In molti casi spetta alle vittime raccogliere le prove, con difficoltà legate soprattutto alla diffusione online dei contenuti.

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